Rubo sfacciatamente il titolo ad un libro di Antonio Ghirelli (che ho inserito tra i libri da leggere prima di andare a Napoli). Sono passati 2 anni dal nostro soggiorno Napoletano e questo post è rimasto fermo un po’ troppo a lungo…

Non sono una creatura da grandi città. Cioè mi piace visitarle da turista, mi incuriosiscono assai, ma riuscirei mai ad adattarmi ad una vita cittadina? Non credo. Napoli però è una città in cui accetterei la sfida di vivere per un anno. Per esplorarla meglio, per conoscerne la gente, per farmi cullare da quella lingua che adoro, per passarne a setaccio vicoli e rioni, per innamorarmi della sua aria di mare di primo mattino…

Il Napoletano, una lingua viva…

“Si alza il sipario Toni Servillo attacca con una infinita litanìa, uno scioglilingua di versi che si rincorrono, si contraddicono, si accavallano in cui talvolta le parole si svelano, talaltra si nascondono in un Napoletano per me troppo ermetico per essere accessibile. Eppure le emozioni raccontate, quelle emergono chiaramente e senza barriere, sarà questo che ne ha decretato la felice sorte?”

da un vecchio post su La Parola Canta dei fratelli Servillo ed il Solis String Quartet

 

Per tanti dialetti sono servite leggi speciali, se ne teme la sparizione, tradizioni da proteggere. Napoli che mai si dedica a se stessa, anche di questo non si è mai preoccupata. Ma il Napoletano è vivo a dispetto di tutto. Saranno stati il succedersi di Scarpetta, DeFilippo, La Smorfia, Troisi…

Non c’è nulla di eguale per nessun altro dialetto italiano. Il Veneziano ha conosciuto il suo momento più alto con Goldoni, il genovese ha trovato in De Andrè il suo cantautore, ma il Napoletano è lingua viva… a Napoli e fuori Napoli.

Napoli di tutti, i mercati e la mancata Chinatown

Ci sono immigrati a Napoli, tanti, ma i locali nei Quartieri Spagnoli sanno di Napule non c’è stata l’esplosione di quei tristi negozietti che abbiamo visto a Genova nel quartiere di Prè che vendono carte telefoniche, qualche bibita in un frigo dai neon fulminati e poco più.

Napoli in cui ricchi e poveri non sono mai troppo lontani. Cioè lo so che al Vomero non ci abitano i poveri cristi. Ma Via del Pallonetto scorre subito sotto Salita Monte di Dio, i bassi si aprono su via Toledo, da San Martino diparte la Pedamentina. E questo rimestamento mi piace.

Poi ci sono i mercati e che siate a Forcella, a Rione Sanità, alla Pignasecca si respira Napoletanità a pieni polmoni.

Il Vice Sostituto Portiere

Napoli è ancora il mondo dei portieri che ti accolgono gentili, lieti di scambiare due chiacchiere di parlarti della storia del proprio palazzo ma anche indaffarati che è un mestiere che richiede 1000 occhi e 1000 attenzioni. Mentre accolgono te sorridendo, scacciano qualcun altro a male parole, perché per fare bene questo mestiere devi avere occhio, e capire subito chi hai di fronte, saper fare le differenze.

Sul casotto di un custode ho trovato i riferimenti del portiere e quello del viceportiere, ed il pensiero è subito andato al Prof. Bellavista ed alla terza mitica figura quella del Vice-Sostituto Portiere. Per cui da uno stipendio, perché di un unico stipendio si tratta, vivono 3 famiglie… e bene ne sia.

Napoli senza la solitudine

A Napoli si parla, sempre, con chiunque. Se sei per strada, al tavolino del bar, alla funicolare dove sei incerto sul da farsi. I Napoletani capiscono al volo le difficoltà del turista e prima ancora che tu pensi di rivolgerti a qualcuno, loro ti anticipano “No, signo’ di qua, funziona solo a primma macchinetta, le altre so’ s(h)cassate”.

Ti sei perso, sei incerto sul da farsi basta alzare gli occhi e un aiuto arriva subito da un passante, da un balcone, da una finestra. Qui la gente è abituata ad aiutarsi perché così è più facile vivere in una città complessa. Ed in effetti, penso, nelle canzoni, nel teatro, nella poesia si può parlare di miseria, di debiti, di dolori, di perdite, di vite estremamente difficili, ma Napoli non è associata mai alla solitudine, male tipico delle grandi città.

Per Napoli il turismo è ancora un accidente

[Amici e colleghi blogger ci informano che qualcosa si sta muovendo in questo senso e ben venga, le nostre parole si riferiscono al 2015]

Il confronto con il grande sforzo messo in atto dalla Puglia è impietoso. Basta guardare cosa avviene sui social media: la pagina dell’Ente del Turismo Napoli si commistiona a quella dei Beni Culturali, non c’è account twitter, pochissime e rare le interazioni. Il sitoweb della città deve essere ancora quello creato… appena è nato internet, povero, didascalico, una sorta di elenco telefonico su cui sono appiccicati qua e la testi aridi da enciclopedia piuttosto che da sito turistico.

La presenza web è lo specchio fedele dell’accoglienza minima che ci riserva l’Ufficio del Turismo, che in piazza del Gesù è barricato in una serie di cartelli in tutte le lingue “No WC here”. Siete un ufficio del turismo diamine, e se capisco sia una noia la richiesta continua di toilette pubbliche, esponete invece una mappa che spieghi dove sono quelle più vicine. Comunque una volta entrati e chiarito che non siamo qui per il WC si limitano a liquidarci in tutta fretta per poter tornare a fare quello che fanno. Se ti dico che sono qui per una settimana, mi spiace, ma devi riempirmi di proposte di cose da fare  e vedere.

Per fortuna i privati sono più intraprendenti, si inventano cose, offrono un buon livello di servizi e sono attenti ai clienti, ma il pubblico resta dietro, eppure che indotto c’è e quanto potrebbe essere allargato?

In generale quando a Napoli diciamo che siamo in visita (turistica!) per una settimana la gente si stupisce e si commuove ci chiedono due volte “Ma comm’è?” la prima volta intendono “Come mai? Perché avete scelto tra tanti posti proprio Napoli”, la seconda volta intendono invece “Come è andata?” e quando gli diciamo dei tesori e delle meraviglie scoperte e che una settimana non basta, gli occhi gli brillano. Perché tutto quel che si dice quotidianamente sui giornali li ha segnati, i Napoletani amano la loro Napoli, ma non riescono quasi più a credere che altri possano fare altrettanto…

I mille tesori nascosti, S’Anna dei Longobardi ed ancora di più San Giovanni dei Carbonari…

Entrate nei cortili dei palazzi (magari non in quelli bui bui lungo vicoli solitari!) affacciatevi alla porta delle chiese, perché Napoli è continua sorpresa, un continuo trovare tesori dove meno ti aspetti. Una chiesa dall’apparenza dimessa e dentro lo splendore del Rinascimento Napoletano. Modesto piperno di fuori e splendore barocco dentro. Facciata umile e dentro cortile con giardino su scale maestose. Noi qui vi abbiamo portato in un giro tra portoni e cortili storici.

In tanti ci ripetono che a Napoli ci sono più chiese che a Roma: almeno 300 più altre 300 chiese sconsacrate. Molte chiuse perché mancano sia fedeli che fondi. Tra quelle aperte, al di là di quelle ovvie e famose che ogni guida vi consiglierà di vedere vi aggiungiamo due chicche. Sant’Anna dei Lombardi in Piazza MonteOliveto dove l’attenzione va prima verso il nobile palazzo occupato dai Carabinieri e poi sulla quasi insignificante facciata della Chiesa. Entrate e dopo aver dato uno sguardo generale proseguite lungo la navata destra percorretela fino in fondo perché vi attende una piccola meraviglia la Cappella affrescata dal Vasari. Illuminata in maniera intelligente, sedetevi  e gustatela a fondo.

Poi la Chiesa di San Giovanni a Carbonara, sembra buttata lì in un grande parcheggio tra una manciata di palazzi. Si accede tramite la scala monumentale del “solito” Ferdinando Sanfelice. All’interno l’imponente monumento funebre del Re Ladislao di Durazzo, che col suo imperioso stile gotico vi trascina in un viaggio ai tempi di cappe, spade ed armature. Quando vi sarete ripresi dalla sorpresa, comincia la scoperta dei tanti diversi ambienti di cui è composta la chiesa. Celebre la Cappella di Vico, in puro stile rinascimentale attribuita alla scuola del Bramante. Per quel che mi riguarda mi sono persa tra gli incredibili affreschi nella cappella Caracciolo del Sole. Raccontano storie della Vergine e degli eremiti, incredibili i vestiti, i cappelli e gli abiti raffigurati, come l’asinello che segue fedele il suo padrone. L’intera cappella è illuminata dal sole che filtra dalle alte finestre. A terra poi uno splendore di piastrelle che miscelano bianco e blue con tocchi di ocra e rossi che raffigurano ora cani e conigli, ora figure come in un presepe di maiolica pronto ad animarsi.

Se si sa tutto, ma proprio tutto sul Museo Archeologico Nazionale, per me è stata una vera sorpresa scoprire gli infiniti tesori del Museo della Certosa di San Martino, fate attenzione alle visite speciali: durante ogni giornata sono aperti solo in visita guidata alcuni ambienti normalmente chiusi al pubblico. Noi abbiamo avuto la fortuna di avere come guida Carmine Liguori uno di quei fantastici personaggi che pur senza mai calcare la mano, ha il dono d’essere un autentico contastorie, se potete chiedete di lui!

E mi fermo qui, ma potrei continuare Napoli è piena di tesori più o meno nascosti a voi cercarli, riscoprirli, raccontarli!

La metro e l’annuncio…

Nella metro i treni non passano spessissimo, ci siamo persino ritrovati a rincorrere un treno su un binario fantasma, a schiacciare il tasto n.3 per la piattaforma della corrispondenza che non c’è, come fossimo Harry Potter alla ricerca del binario 9 e ¾. Per scoprire solo poi che il tratteggio della cartina corrisponde ad un tratto della metro ancora in costruzione….

In compenso mi sono goduta il video (una sorta di Pubblicità Progresso) che incita i Napoletani ad usare i mezzi pubblici, anche perché più “sicuri” dei mezzi privati (evidentemente parlare di polveri sottili non farebbe lo stesso effetto). E lo fa in un modo tutto speciale “customizzato” sulla mentalità Napoletana “Io non capisco perché non capisci… è vero ci sono il caso è il caso, la fatalità è fatalità ma i numeri parlano chiaro…” Se non facesse la premessa che il Caso viene prima delle Statistiche, il cristiano nessuno se lo filerebbe, ma parla proprio napoletano (di lingua e di mentalità) dunque può essere che abbia ragione…

Al rientro cercando su internet ho scoperto che il MIO spot faceva parte di una serie di 160 brevi video, chiamati appunto snack, che offrono cibo per pensare… Sono brevi, non moralistici, ma offrono uno specchio in cui riflettersi, una controbattuta alla pigrizia di fronte ai cambiamenti. Ho inutilmente cercato il mio video, senza trovarlo. In cambio ve ne offro un paio sempre sul trasporto pubblico. Non so cosa ne pensino i Napoletani, io li ho adorati: geniali!

 

I Napoletani e la fedeltà: Higuaín vs Maradona…

[Ricordate questa visita e post erano nati a Gennaio 2015]

L’amore a Napoli è fedele e non in vendita. Higuaín è il nuovo sogno. 31 anni sono passati da quando nel 1984 Maradona arrivò al San Paolo. Ma la memoria dei Napoletani è sorprendentemente lunga. Higuaín ha segnato un’infinità di goal è il nuovo sogno napoletano, eppure “é il principe ma non il nostro re”. E non occorre nemmeno chiarire chi sia il re.

Con Giovanni facciamo un sondaggio chiedendo tra clienti e titolari di ciascun negozio (autorizzato e non) del Napoli, la risposta è unanime ovunque: Higuaín è un eroe, ma Maradona è il Mito, ineguagliabile, indimenticabile. “Non è solo il calcio” ci spiega Antonio dichiarando di non essere un “tifoso professionista” (sic!): “quello era proprio amore. Prima ancora che un calciatore era una persona, ecco Maradona era proprio uno di noi, lo conoscevamo, ci capivamo. Higuaín è un signor calciatore, sta facendo bene, ma non è Napoletano”

E i fatti, l’anno dopo, avrebbero dato ragione ai Napoletani!

Napule a carta sporca e nisciuno se n’mporta

Nella casetta in Piazza Dante in cui abbiamo vissuto per una settimana si fa una vera raccolta differenziata e mi pare sia rispettata da tutti. Nel portone a giorni ed orari prestabiliti si raccolgono separatamente il secco, l’umido, la carta. Plastica, metallo e vetro invece vengono conferiti in contenitori all’esterno. Dunque anche a Napoli, volendo, il differenziato si può.

Però la tradizione della “carta sporca” persiste. Nei decumani, nei quartieri più dimessi, come nei quartieri bene lo stesso gesto si ripete. Anche le belle signore del Vomero, tutte impellicciate con borse, vestiti e occhiali che sono collezioni ambulanti di griffe, aprono la borsetta e con assoluta non-chalance fanno pulizia buttando ogni carta inutile per strada, sotto gli occhi di tutti, mentre aspettano che il semaforo passi a verde.

Napoli che conquistò il cuore di un parigino

Ogni posizione è lecita. C’è chi scappa da Napoli perché troppo complesso viverci (ma in fondo poi la rimpiange) ma c’è anche chi invece decide di mollare tutto e venire a vivere qui. Ce lo ha raccontato il titolare di un negozio di ceramiche vietresi lungo il Decumano dei Tribunali.

“In realtà io sono un Parigino” lo ha detto con un certo accento napoletano, che ho dovuto chiedergli di parlare un po’ in francese perché se no avrei creduto fosse un Napoletano che mi prendeva per i fondelli. Invece, ha passato l’esame a pieni voti: è un perfetto bilingue!

“Ma come si fa da Parigi a venire a vivere a Napoli?” gli chiedo ancora incredula

“Tanti motivi, il sole, l’aria, la gente. A Parigi a momenti non conoscevo nessuno, qui appena arrivato mi hanno aiutato tutti. Forse non si vive nell’oro, adesso poi con la crisi… ma qui è chiaro a tutti che si lavora per vivere e non il contrario. E la vita è ancora fatta di tante altre cose”. 

Insisto “Ma per un parigino non sarebbe stato più ovvio trasferirsi in Provenza?”

“Ma Napoli è tuttaltra cosa, poi non è che l’ho programmato. Sono venuto qui in vacanza e ho deciso che qui volevo vivere. Sono tornato a Parigi e ho impacchettato tutto, ho chiesto alla mia fidanzata di allora se voleva seguirmi, mi ha detto di no…”

“E quindi?”

“Quindi ho sposato una Napoletana! E vivo qui felice da 20 anni e più”.

Una certa idea di Napoli, impressioni e suggestioni di una città che non ha eguali
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4 pensieri su “Una certa idea di Napoli, impressioni e suggestioni di una città che non ha eguali

  • gennaio 4, 2018 alle 11:20
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    Davvero bello il vostro post, mi avete fatto tornare ad una settimana fa, quando ero ancora a Napoli 🙂

    Rispondi
  • gennaio 11, 2018 alle 1:08
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    Napoli è spettacolare, bellissimo post con uno sguardo originale sulla città! 🙂
    E anche io forse ci vivrei un anno!

    p.s. occhio al nome di Higuain 😉

    Rispondi
    • gennaio 11, 2018 alle 11:53
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      Ciao Patrick, sono contenta che il post ti sia piaciuto, credo che Napoli polarizzi: la si ama o la si odia. Certo almeno la parte destinata ai turisti ha fatto balzi in avanti rispetto ad anni fa. Io continuo ad essere affascinata dalla sua gente e dalla sua lingua, sicché mi pare d’essere sempre di fronte ad un palcoscenico, come nel teatro di DeFilippo trasmesso in Bianco e Nero quando ero bambina, quando il solo smuoversi del sipario creava attesa. PS Grazie dell’errata corridge, provvedo subito 🙂

      Rispondi

Quattro chiacchiere ed una tazza di... te!

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