“Era il suo quartiere. Ci era nato. Rue de Petits-Puit, con i suoi due corridoi, lì dove era nato Pierre Puget (…). A sera, nabos e babis, (Napolitani e quelli del Nord) si ritrovavano nella strada. Si tirava la sedia davanti la porta. O si parlava dalle finestre. Come in Italia. La bella vita, così”

Jean Claude Izzo, Casino Totale

É il quartiere di Marsiglia per eccellenza. Il cuore dell’antica città, qui ne fu fondato il primo nucleo, ma soprattutto qui risiede il Genius Loci della città. Era il quartiere dei pescatori, come testimoniano le eterne casette lunghe e strette, le stradine che appena fanno filtrare la luce. Poi arrivarono le ondate di immigrati: i Corsi, gli Armeni, gli Italiani, i Maghrebini.

Arrivò anche il contrabbando e la malavita, ed i Nazisti trovarono in quel caos di genti, crimine, vicoli fatiscenti e pericolosi, una scusa per farne saltare per aria tutta la parte inferiore (per fortuna si fermarono lì). Ha continuato ad essere un quartiere “difficile” il Panier, bello ma malandato e pericoloso.

“Vivere al Panier, era una vergogna. Fin dal secolo scorso. Il quartiere dei marinai e delle puttane. Il cancro della città. Il grande lunapark. E, per i nazisti, che avevano sognato di distruggerlo, la culla d’imbastardimento per il mondo occidentale. Suo padre e sua madre na avevano conosciuto l’umiliazione. L’ordine di espulsione in piena notte. Il 24 gennaio 1943. Ventimila persone. Una carriola trovata velocemente per caricarci su qualcosa. I gendarmi francesi violenti, i soldati tedeschi beffardi”

Jean Claude Izzo, Casino Totale

Ma con il generale cambiamento che ha attraversato tutta la città in occasione della sua candidatura a Capitale Europea della Cultura per il 2013 anche il Panier si è ingentilito, si è aperto al turismo, senza perdere però quel carattere autentico, non domato, di melting-pot che lo caratterizza.

Da un lato la poesia di queste stradine e gradinate in cui è bello perdersi, spesso decorate con vasi di piante aromatiche, balconi e portoni dai colori del Sud, e  poi ritrovarsi nelle piazzette dal carattere provenzale, dall’altro questa street art forte che grida le sue ragioni, a ricordarvi che no non siamo nella Provenza di Peter Mayle. Ma in un quartiere dove si vive di vita vera, con i suoi controsensi, la sua “mixité” di culture diverse, la rabbia di chi non riesce a trovare una strada nella vita.

Racchiuso in un triangolo formato dal Quai du Port (lato occidentale del vecchio porto), dall’Esplanade de la Tourette  (che congiunge la Chiesa di St Laurent con la Cattedrale della Maggiore), e Rue de la République a Nord, il Panier è accessibile dai 3 lati.

Inutile tentare un itinerario, Rue de la Charité e Rue du Panier si aprono su un’infinità di vicoli, lasciatevi richiamare da quelli a voi più affini, fotografatene porte, finestre, le piante nei vasi poggiate lungo le scale, i panni al vento ad asciugare, sbirciate nelle botteghe, osservate i personaggi seduti sulle panchine o al bar.

I negozi del Panier sono per lo più botteghe artigianali, ceramisti e “atelier des Santons” (Presepisti), un’arte che fa tornare alla mente Napoli e le tante “somiglianze” che ci sono tra le due città. Ma fin dal primo colpo d’occhio si nota quanto siano differenti I vestiti di questi pastori e pastorelle. Persino I lineamenti e portamenti renderebbero riconoscibili ad un neofita i pupi Napoletani da quelli provenzali.

Le mie foto sono state scattate nel negozio-laboratorio Atelier Arterra, al 15 di Rue du Petit Puit. Non mancate di fare una visita a vedere con i vostri occhi quanto infinito lavoro c’è dietro ogni singola figurina, servono almeno 45 minuti solo per dipingere quelle più semplici, sono davvero definite in ogni dettaglio. E scegliete la vostra preferita, magari la falciatrice col vestito a fiori ed il grande cappello di paglia, o forse la panettiera col corpino racchiuso sul davanti dai laccetti, ed un grande fiocco bianco tra i capelli. O forse ancora il pastore vestito in colori insolitamente chiari per la nostra tradizione. Poi ci sono le figure tipiche della Provenza: la venditrice di saponi, la cittadina di Nizza, Frederic Mistral, il Sindaco, la ballerina provenzale. Ed immancabile il pellegrino di Compostela.

Le Piazze del Panier

Itinerario libero dunque ma non mancate le piazze più caratteristiche del quartiere.

La piazza de 13 Cantons, non è una vera piazza, quasi solo un incrocio di strade. Ma qui al bar des 13 Coins si racconta fosse di casa Jean Claude Izzo lo scrittore che ha celebrato Marsiglia nei suoi gialli con il detective Fabio Montale. Ha raccontato una Marsiglia dura, spietata, ma anche raccontata per la sua aria, profumi, sapori, luce e per la gente solidale, che spera e combatte. Una Marsiglia come può raccontarla solo chi la conosce e la ama così profondamente.

La place de Lenche in leggera discesa, caotica e divertente per i tanti bar e tavolini, di fronte la prospettiva taglia dritta dritta fra le case, passa per il porto e risale fino a lei, Notre Dame de La Garde, dall’altra parte della città. Emozionante ed imperdibile

Finite con Place des Moulins. Qui non ci sono bar, ma ragazzini che giocano a pallone, mamme che dalle case intorno gli danno voce (ad assicurarsi che non ne combinino una delle loro), qui c’è anche l’ultimo dei Mulini rimasti (ne potete ammirare la torre), ed una certa aria bella, residenziale, misteriosa e pacifica allo stesso tempo. Sedete sotto uno dei platani e respirate aria ed atmosfera di una Marsiglia tutta speciale.

La Mamie du Panier

Due occhi neri come carboni su un volto sorridente. Ci guardiamo più volte e gli sguardi confermano che abbiamo voglia di parlare. Maria Fedi mi racconta la sua storia. É nata a Tunisi da madre Siciliana e padre Tunisino. Ha vissuto a Tunisi e 20 e più anni fa è arrivata a Marsiglia, per stare vicina ai figli. Uno dei quali vive proprio lì nell’angolo ad un centinaio di metri da me. “Marsiglia è stata subito casa la gente parla e sorride, e poi è una città del sole, non avrei mai potuto vivere a Parigi, deve fare freddo dentro e fuori da quelle parti”

“Ho 7 figli e 24 nipoti. Eppure sono magra e slanciata come una modella” dice ridendo. E come sono I rapporti con I nipoti. “Ho dovuto conquistarmeli. Mi vedevano come una vecchietta “non sai neppure cosa è il rap” mi hanno detto. Ed io ho risposto loro “non solo io so cosa è il rap, ma lo canto pure!” Ed è nato un video che racconta il Panier, l’ho fatto per loro, e per poter parlare con loro. Puoi vederlo su YouTube. Da allora sono diventata la Mamie del Panier e tutti mi vogliono bene”

La Vieille Charité

Passeggiando per il Panier è impossibile non imbattersi nella Vieille Charité, opera sublime di Pierre Puget (architetto, scultore, pittore nato proprio qui, nel Panier, nel 1620). Appena entrate vi accoglie tutta rosea, tutta pulita e ordinata, con il suo simmetrico cortile racchiuso da gallerie sui tre livelli, che proteggono al centro la cappella elegante dalla forma ovale e la cupola barocca. Qui si trovano pace e tranquillità così in contrasto col resto della città eppure non ci sarebbe luogo più giusto per accoglierla.

Fu costruita in seguito ad un Editto (1640) del Comune di Marsiglia per dare un tetto ai poveri originari della città.  Dopo secoli di sorti varie, la Vieille Charité era stata abbandonata a se stessa, ma fu LeCorbusier negli anni ’40 che insieme lanciò l’allarme e ne fece comprendere il grande valore. Adesso è un Centro Cultrale che ospita mostre, il Centro Internazionale della Poesia di Marsiglia, il Museo di Archeologia Mediterranea,  e soprattutto il Museo delle Arti Africane, Oceaniche e Amerinde che assolutamente dovrò visitare la prossima volta a Marsiglia. Quando ci sono stata la Vieille Charité ospitava una mostra su Jack London, nei Mari del Sud, e non ho resistito…

 

Jack London nei Mari del Sud – La mostra

Lo scrittore di viaggi per eccellenza, l’avventuriero, quello che celebrò la “Wilderness” con i suoi libri (e viaggi) nel grande Nord (Canada ed Alaska). La mostra racconta 18 mesi (che avrebbero dovuto essere 7 anni) di viaggi nei mari del sud. In terre più ed anche molto meno ospitali dove pochi occidentali avevano mai messo piede. Accompagnato dalla sua seconda moglie, Charmian, curiosa come lui, avventuriera come lui.

Disegnano e progettano assieme The Snark, un veliero di 13metri a due alberi, battezzato così dal Poema di Lewis Carroll “The Hunting of the Snark”. Non sono dei grandi progettisti e la barca mostrerà enormi problemi fin dalla prima tempesta affrontata. Proprio come in un romanzo, tra I 7 componenti dell’equipaggio non c’è nessun navigatore esperto. Lo stesso London, con la sua solita versatilità di fronte ad eventi avversi, dovrà in mare aperto apprendere ad usare un sestante, visto che il comandante scelto non è in grado di rilevare la posizione della nave.

Tra avventure e più spesso disavventure, migliaia di foto scattate (sia Jack che Charmian erano dei maghi su questo fronte) li ritraggono nelle Haway, Isole Marchesi, Tahiti, Fiji, Samoa, Vuanatu, Isole di Salomone. Spesso a contatto con popoli che hanno raramente o mai incontrato gli uomini bianchi, ma sono stati quasi estinti dalle malattie portate dai pochi navigatori visti mai. Tra cannibali, malattie tropicali, colonie di lebbrosi, tribù sconosciute, o acclamati da colonie di inglesi, il viaggio diventa un viaggio epico in terre sconosciute. Solo dopo aver invano lottato con una malattia della pelle che non gli dà tregua, tra le lacrime di Charmian, i due eroi devono rientrare… Ma quanti libri, diari, libri di avventura, articoli usciranno dal materiale raccolto in quei mesi di navigazione.

Dal Panier verso la Chiesa di Saint Laurent

Dal Panier potete uscire su Rue de la République passando per Rue Montbrion ed il Passage de la Joliette, una misteriosa scalinata che passa all’interno di un edificio. Oppure dirigervi verso la Chiesa di St Laurent, chiesa dei pescatori, particolarmente bella al tramonto, da qui parte la prima delle passerelle per il MUCEM e la parte nuova del Porto di Marsiglia, ma questa è un’altra storia…

Le Panier – il quartiere più antico di Marsiglia
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