Napoli - Insolita Guida - Palazzo Sanfelice - 05b_new

A Napoli i grandi portoni che appartengono a palazzi nobili – o che erano nobili ed adesso hanno un’aria ben più umile e dimessa, magari con una facciata scrostata e mura annerite dal traffico – segnano il passaggio da un mondo ad un altro. Sei su una strada caotica, con lunghe file di auto strombettanti, motorini che si infilano ovunque come ronzanti vespe, ed i marciapiedi carichi di vocianti torme di pedoni. Poi ti affacci nel piccolo battente che si apre lungo un maestoso portone e sei semplicemente altrove. Nella maggior parte dei portoni c’è un portiere ad accogliervi, salutate prima e chiedete il permesso di entrare ed eventualmente di fare foto. Qui siete a casa sua. Regna la calma, il silenzio, il senso dello spazio vuoto…

Nei portoni di Napoli, prima ancora che cortili e giardini come accade in altre città, mi hanno incantato le scale. Quasi sempre ti troverai di fronte una sorta di quinta teatrale con grandi finestroni da cui le scale prendono luce. Come ci ha spiegato durante la prima passeggiata napoletana la nostra Insolita Guida, le scale sono o almeno erano per i Napoletani un luogo di ritrovo, dove si svolgeva parte della vita sociale. I pianerottoli affacciano gli uni aperti sugli altri per consentire alle donne di passarsi notizie mentre svolgevano le faccende domestiche.

Uno degli architetti più famosi è stato Ferdinando Sanfelice che conosceva tanto bene i suoi compaesani da riuscire a coniugare perfettamente il senso del bello con l’aspetto funzionale creando autentici capolavori.

Napoli - Insolita Guida - Palazzo Spagnolo - 1_new

 

Palazzo Serra Cassano in Via Monte di Dio, tra scale maestose e rampe per folletti

Percorriamo più volte, smarriti, Via Chiaia cartina alla mano chiedendoci dove sia finita la traversa che sulla mappa porta in Via Monte di Dio. Laddove la cartina fa cominciare la strada noi vediamo soltanto una fila ininterrotta di case. Finché l’ennesimo gentile napoletano non ci spiega che Via Monte di Dio, fedele al suo nome, comincia esattamente sopra le nostre teste, noi la cerchiamo guardando in basso, invece la strada è sui tetti delle case che ci stanno di fronte. È una parola, direte voi. E certo che no, nascosta tra le case c’è una palazzina aperta al pubblico da cui si prende l’ascensore e si sale su a Via Monte di Dio.

La strada se non è monumentale come quelle del Vomero ci va molto vicino per il susseguirsi di bei palazzi e per una certa aria tranquilla che si respira. Mi incanto di fronte ad un immenso portone. Il Portiere ci accoglie gentile, e ci spiega che siamo di fronte al Palazzo Serra Cassano, con la straordinaria scala a doppia rampa dell’architetto Ferdinando Sanfelice. Adesso, la scala è di una bellezza che non si può spiegare, è in piperno, la grigia pietra lavica tipica di Napoli, ma è il suo movimento che ti prende prima ancora che l’insieme o i materiali. Ma io mi sono fatta assolutamente incantare dalle scalette piccoline… Seguitemi, ci lasciamo la scala imponente alle spalle ed entriamo nel grande cortile, ditemi voi se l’occhio non corre subito a quelle finestre aperte da cui si intravvedono piccole rampe di scale. Non ho resistito e sono salita su, per trovarmi in un mondo di rampe strette strette e porticine piccole e basse, ma sono davvero esseri umani che vivono qui o più piccoli hobbit?

 

Il Portone nascosto al Vomero… una finestra sul Golfo di Napoli

Alle volte una nuova scoperta parte da quello che potrebbe sembrare un insignificante particolare. Eravamo a fare due passi al Vomero e mentre ci perdevamo di stradetta in stradetta ecco un punto luminoso a catturare il nostro sguardo, ben al di là del grande portale sulla nostra strada che da accesso a lunghe file di parcheggi. Sembra un grande condominio, e quella in lontananza è una finestrona lunga che riflette una luce azzurra, ha il sapore di un affaccio tra terra e mare. Di cancello in cancello in qualche modo arriviamo in un cortile popolato di auto e scooter, tutto bianco, ed è subito chiaro che è valsa la pena allungare la nostra già lunga camminata. Un ultimo cancello si apre su un praticello verde verde e perfettamente raso, un terrazzo da sogno che si tuffa nel golfo tra le foglie verdi acciaio di un’agave maestosa. Ecco alle volte noi viaggiatori maciniamo chilometri e chilometri, vediamo monumenti favolosi, opere prodigiose, ma quel che più ci entra nel cuore è una vista casuale e rubata…

 

Spaccanapoli, il Palazzo Diomede Carafa e una testa del Cavallo cara ai condòmini

Dalle 11,00 in poi il caos lungo Spaccanapoli si moltiplica, c’è tantissima gente per strada, i bar sono affollati, i motorini pretendono di sfrecciare come fossero su strade libere, i commercianti allungano tavolini ed espositori sulla strada. Siamo in balia della tempesta finché in via San Biagio dei Librai il possente antro di un portone ci chiama a sé con il suo vasto spazio e la sua immensa calma. Prima sorpresa: tra le impalcature di fuori mi pareva che la facciata del Palazzo Diomede Carafa fosse prevalentemente grigia, all’interno invece trionfa un abbagliante bianco, il piperno è usato solo per disegnare archi, un piccolo portico ed i contorni di altri elementi architettonici. Un’edicola votiva su in alto tra le finestre, e poi tra i tetti delle macchine parcheggiate nel cortile ecco spuntare una rossa testa di cavallo!

Wikipedia poi mi spiegherà che “la teoria più accreditata è quella che sia stata donata da Lorenzo de’ Medici a Diomede Carafa che la collocò nel cortile dove rimase fino al 1809, quando l’ultimo principe Carafa di Colubrano la donò al museo archeologico nazionale, sostituendo l’originale con una copia in terracotta”

La testa di terracotta è diventata questione identitaria per il condominio di Palazzo Carafa, tanto che autotassandosi i condòmini l’hanno fatta restaurare e solo dal 27 novembre 2015 è stata restituita al suo cortile più bella che mai.

 

Il Palazzo dello Spagnuolo in Via Vergini – Rione Sanità

Del Palazzo dello Spagnolo vi ho parlato con dovizia di particolari all’inizio del nostro giro con Insolita Guida “Napoli sott e ‘ncoppa – Dal Rione Sanità al Cimitero delle Fontanelle”. Si tratta dell’ennesima opera dell’architetto Ferdinando Sanfelice e per noi è stato il primo esempio del suo lavoro, in un contesto sorprendente e per forme e per colori. Più che un palazzo pare di stare di fronte ad una quinta teatrale e ti aspetti che da un istante all’altro gli attori si affaccino ai grandi davanzali per dare inizio allo spettacolo.

 

Il Palazzo Sanfelice in Via della Sanità da Escher a Zilda

Anche Palazzo Sanfelice come il Palazzo dello Spagnolo si trova nel Rione Sanità, a qualche centinaio di metri di distanza dal primo. Al di fuori è un palazzo dalla facciata scrostata ed un po’ malandata, vanta due grandi portoni, arricchiti da belle Sirene che ti invitano ad entrare e, perbacco, noi entriamo.

I due cortili sono due gemelli diversi: il primo è il più semplice dalla forma semicircolare, decorato da belle finestre tra cui corrono i panni stesi. Sono certa che diversamente da qualche condomino di Milano, il Sanfelice non se la prenderebbe, conosce bene i Napoletani per cui progetta le sue belle strutture e sa pure che il profumo del bucato steso al sole ad asciugare non ha eguali per nessuna massaia che si rispetti.

Nel secondo cortile c’è invece la “solita” scala monumentale e dietro un giardino segreto. Questa è una delle scale che ho amato di più perché qui più che altrove ho sentito risuonarmi nelle orecchie le parole di Agnese Palumbo il cui libro vi invito a leggere.

“Magnifica e arditissima costruzione del 1735, il Sanfelice padroneggia i pieni e i vuoti, sbalorditive facciate e tortuose scale. Una danza di gradini, curve, ringhiere. (…) Sembra uno di quei quadri di Escher che se li segui con il dito ti perdi, ma se ti perdi con lo sguardo è facile che qualcosa alla fine la trovi. Possibile che sia fatto per abitarci? Un palazzo che somiglia a un viaggio. Ci si avvia attraverso un percorso misterioso, un labirinto dove la strada la crea la luce”

Agnese Palumbo, 101 Cose da fare a Napoli almeno una volta nella vita

E noi qualcosa abbiamo proprio trovato. Certo non ci aspettavamo di scontrarci, salendo da una rampa e discendendo per l’altra, faccia a faccia con un’opera di Zilda* (uno street artist definito il Banksi di Rennes), è potente, è toccante, è nel posto giusto! Restiamo imbambolati a guardare quell’uomo in catene che fronteggia il Vesuvio: “Il Vento pesa quanto le Catene”.

 

*Online ho trovato questo interessante articolo sul lavoro di Zilda a Napoli con foto della realizzazione dell’opera.

Passeggiata tra antichi portoni e palazzi di Napoli tra scale monumentali, teste di cavallo, Escher e Zilda

7 pensieri su “Passeggiata tra antichi portoni e palazzi di Napoli tra scale monumentali, teste di cavallo, Escher e Zilda

  • aprile 28, 2016 alle 13:20
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    Il mio cuore batte forte quando si parla/scrive della mia Napoli.
    Chi è napoletano lo sarà per sempre anche se all’estero <3 :')
    Grazie per avermi donato questi minuti di pausa caffè con una dolce lacrima sul viso.
    Bacini cari amici miei

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    • aprile 28, 2016 alle 14:33
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      Napoli è una città senza eguali al mondo, puoi andarne fiera.
      Sono contenta se ti abbiamo portato un pezzettino della tua Napoli a Lisbona. Baci cari a te. Al prossimo incontro <3

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      • aprile 28, 2016 alle 18:23
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        Siiiiii :’) hai ragione e più viaggio e più mi rendo conto che è così. Lei, unica e sola <3 A presto, spero. Baci atlantici

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    • aprile 29, 2016 alle 13:45
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      Grazie Daniela della visita, certo che ti verrò a trovare… quel nome “infuso di riso” mi incuriosisce tanto 🙂

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  • aprile 29, 2016 alle 9:38
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    Che bello! La cosa vergognosa è che in alcuni di questi palazzi non sono entrata nemmeno io 🙁
    (vado a fare 10 minuti di vergogna nell’angolino, sì sì!)

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    • aprile 29, 2016 alle 13:42
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      😀 Bruna, non andare nell’angolino, casa è casa, la si conosce così intimamente che non è necessario fare i turisti curiosi 🙂

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