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Titolo: L’Arte del Camminare – consigli per partire con il piede giusto

Casa Editrice: Ediciclo

Anno di pubblicazione: 2011


Ci sono libri destinati a rimanerti dentro, forse perché accarezzano la sfera più emotiva, forse perché ti ci rispecchi e trovi ben esposti pensieri, nodi, grovigli che avevi dentro ma non saresti riuscito a portare fuori. Quando ho acquistato il libro di Gianotti ad Udine nella libreria ODos, ho pensato semplicemente che avrei arricchito la mia libreria di un altro volume sui viaggi e la bellezza del camminare. Un acquisto quasi più di testa che di cuore. Durante la lettura invece le cose si sono, in qualche modo, invertite.

Ma cominciamo da Gianotti, un filosofo escursionista sci-alpinista ha attraversato a piedi i luoghi più leggendari ed impervi del globo dall’Islanda al Sahara, dalla Patagonia alla Thailandia, dall’Albania a Capoverde. Da uno con un curricula del genere ti aspetti che l’arte del camminare abbia una dimensione estrema e da capogiro, che ti proponga epiche scarpinate tra i ghiacciai, deserti, montagne alpine e nel luoghi più inaccessibili del globo. Ed invece il libro di Gianotti conserva intatta tutta la semplicità e l’emozione del primo viaggio a piedi che comincia dietro casa. Ti conduce passo dopo passo sui tuoi primi chilometri, non da “guida rotta a tutto” ma con sincerità e spirito di condivisione, con lo stesso entusiasmo di chi scopre con te il mondo per la prima volta. Perdonatemi, ma l’uomo che si “demitizza” è quello che per me davvero è un grande!

Ci trovi dentro tutto dai consigli sull’attrezzatura, dal come preparare lo zaino, dalla scelta dei mitici bastoncini all’arte del “sapersi fermare” ed evitare avventure inutili, di esporsi quando non è il caso. Può sembrare una banalità ma molti incidenti in montagna derivano dal non sapere calcolare il proprio limite in quel particolare momento, dal fatto che ci voglia più coraggio a mollare la meta che non a tirare avanti quel fatale poco che manca…

Ancora nel libro di Gianotti troverete considerazioni sul viaggiare, un invito garbato ad evitare di fare dei viaggi in modalità “usa e getta”, a considerare l’impatto ambientale dei voli, a non rincorrere l’ultima offerta low cost per 1000 week-end in capo al mondo che rischiano di lasciarci davvero poco dentro (Qui mi faccio un esame di coscienza anch’io, non fosse che da quando c’è Frodo non si vola più, non sarei la prima a piantonare le offerte low-cost week-end si week-end no?).

Che non è un invito a lasciar perdere il viaggiare, anzi. Ma di viaggiare di più a minor impatto per il pianeta. A cominciare col fare più viaggi dietro casa, e lasciarsi il tempo di assaporare, pianificare, studiare i viaggi che invece ci porteranno lontano. A non banalizzare insomma quelle esperienze più esotiche, più lontane, ma renderle meno “mordi e fuggi”, più vissute, meditate, concrete.

Ma questa è la parte più “razionale” forse del libro. Quel che mi resterà dentro invece sono la sensazione di dormire in un sacco a pelo al calduccio sotto le stelle, la magia dei bastoncini o delle ciaspole che si muovono lungo la strada, quelle sensazioni di smarrimento, di freddo di paura di non farcela (credetemi capita anche su semplici sentieri di montagna per turisti) e poi la gioia del ritrovarsi al conforto di un rifugio.

Viaggiare con i bambini e con gli asini

Sono questi tra i due capitoli che mi hanno preso di più. In entrambi i casi gli adulti sono obbligati a reinventarsi, a trovare motivazioni al viaggio che siano diverse dal semplice andare da A a B. Per i bambini ( e temo anche per gli asinelli) quel che conta è il presente, il processo del viaggio passo dopo passo, la meta che verrà ad ore di distanza è cosa troppo lontana per prevalere sul qui ed ora. Devi, per entrambi reinventarti il viaggio, accettare che la meta finale sia diversa da quella pianificata perché un laghetto, una radura nel bosco possono trasformarsi in una sorta di esilarante parco giochi in cui spendere più tempo del previsto.

“I bambini vogliono la magia, e la natura è ricca di magia. I bambini decidono loro quando camminare e quando fermarsi. Non sono interessati alla meta, la loro meta è il qui ed ora, ogni sasso, ogni rametto, ogni distrazione è motivo di sosta e di gioco. Assecondiamoli. Siamo lì per loro. é inutile cercare di imbrogliarli promettendo loro il premio (il dolce quando arriviamo al rifugio), siamo noi che dobbiamo smetterla di vivere nel futuro, hanno ragione loro, il camminare è qui in questo momento”

Io non ho mai avuto un asinello (e nemmeno un bimbo se è per questo) ma sui sentieri di montagna francesi ci è capitato spessissimo di vedere questi animali al seguito di famiglie, vedi adulti un po’ timorosi perché per la prima volta sono alle prese con un animale che ha una sua personalissima visione del mondo ed occorre specializzarsi nella grande arte del compromesso e dell’interazione con un vivente che non appartiene alla tua stessa specie con cui dover creare un linguaggio comune.

“L’asino è un animale dal sapore antico, che ci insegna la pazienza e l’arte di rallentare (…) L’asino va accudito, coccolato, incoraggiato quando si distrae, incentivato quando di impunta, insomma è un po’ come andare in cammino con un bambino di 8 anni, che può darvi grandi soddisfazioni e riempirvi il cuore di gioia, ma può anche stressarvi e farvi perdere la pazienza…”

Questo prezioso libbricino (in senso affettuoso, perché è proprio un libro) condivide l’ebbrezza del camminare sia che vogliate impegnarvi in un lungo trekking di più giorni, sia che vi limitiate a compiere passeggiate di giornata come nel nostro caso. Certo una camminata di più giorni vi “immergerà” in una realtà diversa, nel dover fare i conti con i vostri passi, sarà una sfida alle nostre agiate certezze.

Ma, parola di Frodo, l’abitudine a fare lunghe passeggiate una due volte la settimana ha un effetto disintossicante comunque. E poiché si viaggia con uno zaino per forza di cose più piccolo e più leggero, anche i nostri pensieri saranno tali. Vietati tassativamente i cellulari, basta metterli in funzione aereo, ma nel mezzo del bosco è assolutamente intollerabile fare una chiacchierata con l’amico, la moglie, il cugino per poter sbracare “sono nel bosco”… se sei al cellulare sei nell’etere, il contatto con il bosco è smarrito. Il bosco ti isola, ti ammalia con il suo silenzio, ti obbliga al qui ed ora. É ogni volta una grande lezione a vivere il presente, ad esserci. A sentire con tutti i tuoi sensi, guardare, ma anche toccare querce muschi foglie, aspirarne i profumi, assaggiare qualche erba o qualche bacca, sentire il silenzio, il rumore dei tuoi passi il verso degli uccelli il gioioso scrosciare dell’acqua. Un semplice DRIIIIN e le solite rimandabili banalità che viaggiano su filo non dovrebbero mai disturbare una passeggiata, siamo già “sempre connessi e dunque sempre sconnessi dai noi stessi” almeno quando si cammina occorre invertire l’ordine delle cose 🙂

Anche su questo Gianotti è uno spirito affine: diventerà il mio libro cult del camminare!

#Dimmicosaleggi: L’arte del Camminare di Luca Gianotti

2 pensieri su “#Dimmicosaleggi: L’arte del Camminare di Luca Gianotti

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