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La Valle D’Ossau è una delle lunghe vallate che da Pau, dove siamo alloggiati per uno scambio casa, portano ai Pirenei. Siamo nel Bearne ai confini con i paesi baschi, dove le due culture si contaminano con quella spagnola. Sebbene a dire di Renaud, il nostro ospite gentile e premuroso, ciascuno conservi e sia geloso delle sue tradizioni.

La strada da ampia ed ariosa va man mano restringendosi fino a divenire una sorta di canyon fra la vegetazione di un verde intensissimo malgrado siamo nel cuore d’agosto.

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Arriviamo al Lac Fabrige, parcheggiamo e ci godiamo l’aria fresca d’intorno. Poi lo sguardo si arrampica lungo la cabinovia che sale quasi verticale a perdersi tra le montagne. Non ne ho mai vista una così… appesa! Giovanni, che pure si è lanciato col Volo dell’Angelo senza un bah! e senza un mah! crede sia uno scherzo fin quando Frodo non ce lo trascina dentro; di lì tutti gli eloquenti e torvi sguardi sono rivolti alla sottoscritta. Man mano che si sale scopriamo le catene di montagne che si susseguono parallele e tra queste spicca inconfondibile per chi abbia visto almeno una volta il Tour de France, la vetta aguzza come un dente canino del Pic du Midi. Siamo tra le nuvole.

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Scendiamo a sgranchirci le gambe, giusto il tempo che Frodo possa andare ad abbaiare ad un gruppo di mucche che dormivano placide e poi ci giunge il richiamo “TUUUUUUU!”, il nostro trenino è arrivato. Ringrazio Renaud che ci ha ricordato di portare le giacche calde, quando sei sopra i 30° ti scordi completamente di quanti pochi siano 13-15°. Saliamo a bordo e “CIUF CIUFF CIUFFF” il nostro sferragliante trenino pian piano si mette in marcia. Sbuffando sbuffando ci porterà a 2000 metri, si pregia di essere il treno più alto d’Europa. Ma la vera meraviglia è nei paesaggi che lenti ci sfilano davanti.

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Tra tunnel nella roccia e binari sospesi nel vuoto lo sguardo vaga sulle vallate e cime imponenti. Ci muoviamo adagio tra fischi di marmotte e le nuvole che si rincorrono creando sempre nuovi giochi di ombre e colori sulle pareti delle montagne. Indimenticabile.

Il treno si arresta e scendiamo nell’aria vivificante dei 2000 metri, un sentiero ben segnato ci porta in 20 minuti sull’azzurro Lago di Artouste. Un piccolo gioiello incastonato qui tra le rocce. Il nostro panino di oggi ha il sapore di libertà e bellezza, d’aria sferzante e di gioia.

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Gallery:

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Con un trenino sferragliante a 2000mt sui #Pirenei, il lago di #Artouste – Paesi Baschi Francia
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8 pensieri su “Con un trenino sferragliante a 2000mt sui #Pirenei, il lago di #Artouste – Paesi Baschi Francia

  • maggio 26, 2015 alle 11:05
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    Ma che bello questo trenino… e che bei posti! Mica male questa Valle d’Ossau, non mi dispiacerebbe farci un salto 😉

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  • maggio 29, 2015 alle 21:37
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    Ma che bel posto! Se penso che sono passata da quelle parti di corsa, con il camper, e non ho visto un bel nulla per via della nebbia… vabbè, ero troppo di fretta, non mi meritavo di gustare niente. Ben mi sta. 🙂

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    • maggio 30, 2015 alle 11:25
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      Buongiorno Grazia, la verità è che in ogni angolo di mondo ci sono fin troppe cosette da vedere servirebbero tante di quelle vite per aspirare a vedere se non tutto molto… Ma voi col camper dove eravate diretti?

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      • maggio 30, 2015 alle 12:02
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        Volevamo visitare il nord della Spagna, ma ci eravamo dilungati in Francia (ne valeva la pena!) e avevamo anche esaurito la pazienza. Io credo che per apprezzare il camper si debba essere camperisti veri, nell’animo, o come minimo scegliere i luoghi giusti per non stressarsi. In quel caso il divertimento, tra ricerca dei posti per dormire e complicazioni con le strade, stava finendo, e siamo tornati indietro. E’ stato comunque un bellissimo viaggio. Comunque hai ragione, non si può vedere tutto, o si finisce a fare soltanto le tacche sul fucile, senza vivere niente.

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        • maggio 30, 2015 alle 17:36
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          😀 Questa “o si finisce a fare soltanto le tacche sul fucile…” non la conoscevo, ma rende proprio. Noi siamo lenti di natura e calza a pennello: meglio vedere qualcosa e viverla, che non accumulare visite veloci che non ti lasciano nulla dentro. Poi a fine viaggio, quando tiro le somme di tutto quel che non ho visto…. il magone mi prende. Il gene bacato fa parte del mio corredo genetico 🙁

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