L’Isola di Marken, a 24 km a nord di Amsterdam, dicono non sia più un isola. Nel 1957 è stata connessa da una diga alla terraferma. Ufficialmente, dunque, la poesia dell’isola è andata via, e per i suoi 1800 abitanti è cominciata una vita più agevole. Ma, parliamoci chiaro, Isola una volta, Isola per sempre. Malgrado ogni diga, ogni geografo, ogni definizione ufficiale. Tanto più che a Marken si respira proprio l’atmosfera d’un’isola dei tempi andati.

[In genere rivedo gli appunti scritti e li trasformo in un post, oggi o per pigrizia o perché certe cose vengono meglio dal racconto diretto che dalla riscrittura, vi beccate direttamente la storia così com’è stata registrata nel nostro Taccuino di Viaggio. Male non ve ne colga!]

Previsioni: terribili ogni santo giorno del nostro soggiorno ad Amsterdam. Eccezione oggi, giornata sempre orribile (cielo allampanato con nubi grigie e senza forma) ma con un po’ di fortuna potrebbe anche non piovere. 

Non so quando nel mio cervello sia fatta da parte l’idea di visitare Delft e di andare invece a Marken o Volendam o Zanse Schaft…

Molti le fanno addirittura assieme. Ma questo concilia molto poco con le nostre abitudini lente, e poi abbiamo voglia di camminare. Certo sono appassionata di EcoMusei e Skansen e Zaanse Schans mi richiama fortemente, ma siamo ai primi di settembre e temo le folle esagerate. Volendam è carina, ma Marken è un’isola e questo è stato l’anno delle isole.

Insomma oggi andremo a Marken utilizzando i pass regionali datici da IAMstardam (info di sotto). I commenti sui blog in inglese sono spietati: “tourist trap and nothing more”. Quindi ho immaginato torpedoni che scaricano orde di turisti ad inondare le 3-4 strette stradine di un minuscolo villaggio che potrebbe contenerne a si e no un quarto, il tutto condito da almeno 300 negozi di banali souvenir!

Ma anche nella più abietta delle trappole turistiche, c’è sempre una ragione ad attrarre le temute orde, o almeno non ho esperienza di altre realtà nella mia vita di viaggiatrice. Ho visto certo località snaturate da troppo turismo, in cui fai fatica a trovare l’atmosfera giusta, ma con un po’ di creatività c’è sempre un angolino in cui trovare riparo, specie se sei disposto a camminare e cercare.

Da casa  prendiamo il nostro solito ferry (il nostro scambiocasa ci ha portato ad Amsterdam Noord), e ripartiamo dalla adorata stazione Centrale di Amsterdam con un pullman pazzo che corre e si contorce per strada. Una volta sull’isola che non è più isola, vorremmo esplorare prima il paesello ma dobbiamo ritracciare 3-4 volte i nostri passi perché sul percorso più ovvio c’è un giardino dalla ringhiera bassa meno di un metro da cui sporge un rampante Akita Inu che ha puntato Frodo a 200 metri di distanza. Ignaro degli altri passanti ben più vicini non ha occhi che per lui. Pelo irto sulla schiena. No, niente polpette di cane per oggi, a costo di cambiare destinazione e saltare sul primo bus per Volendam.

Gira e rigira in un labirinto di giardini, casette e vicoletti ciechi ci ritroviamo nel porto dove saremmo voluti arrivare… dopo. Ma almeno il cane è ancora tutto d’un pezzo. Niente polpette per oggi.  Nel porticciolo più che l’odore di pescato si sente l’odore di riverniciato proveniente dalle casette lustre e brillanti come non mai. Da queste parti si usa così le casette sono letteralmente tirate a lucido nei toni del verdone o del nero. Non una qualunque tempera opaca, proprio vernice lucida a specchio. Se ci aggiungete le finestre dai deliziosi infissi di candido bianco, il colpo d’occhio è assicurato.

 

Celebriamo Frodo-tutto-d’-un-pezzo al Caffè De Taanketel proprio alla fine del molo. Personale gentile, copertine in pile sulle sedie di fuori, ma fa freschetto e dentro è caldo e carino. Di più, assolutamente si, il cane può entrare. Ho detto caffé? Beh ci è sfuggita anche un trancio di una torta di mele squisita, il mio cappuccino è ricco di morbida spuma, l’espresso di Giovanni cremoso ed invitante.

La caffeina risveglia qualche dormiente neurone e ricordo che da qualche parte avevo letto di un faro. Chiedo indicazioni su come raggiungerlo: sono 4km in sola andata e non 2 come ricordavo. “Basta seguire la strada costiera e fare il giro dell’Isola” mi dice il proprietario del locale passando il suo indice intorno intorno ai contorni dell’Isola su una mappa che mi consegna, ma che fuori non posso riaprire perché il vento è così forte che la strapperebbe in un attimo. “Segui i mattoncini rossi” diceva Dorothy del MAgo di Oz, semplice no?

Hmmm abbiamo mezzo litro d’acqua ed in 3 con questo freddo ci basta (Siamo ben zavorrati anche dallo spuntino)… ma si accende anche il neurone n. 2 (quello degli istinti primordiali) e mi ricordo del chiosco all’ingresso del porto. Giovanni e Frodo attendono ed io faccio incetta (tra una valanga di turisti spagnoli appena arrivati) di sandwich al salmone affumicato e di Kibbeling cioè di frittelle di baccalà…. Metto in busta e già pregusto lo spuntino al faro. “Siamo dei bravi viaggiatori, sappiamo come organizzarci in poco tempo e senza pretese” penso soddisfatta. Sono poche le volte, nella vita mia, in cui sono sicura di qualcosa. Di solito sono afflitta da perenne “Self-Doubt”. Ma quelle poche volte in cui inchiodo a terra una certezza, posso essere certa che qualcosa andrà storto.

Seguiamo la strada costiera fino a quando il selciato in mattoncini rossi non diventa un sentiero verde appena calpestato. Penso che la gente sia davvero strana se pur di non percorrere 4km a piedi si perde un faro carino come quello di Marken (ho un vago ricordo di qualcosa visto su internet). Andiamo avanti, il sentiero è appena appena battuto, la lingua di terra terribilmente lunga (appunto 4km o giù di lì) è larga appena 12-15 mt… scarsi 2mt di altezza rispetto al mare (e forse esagero anche di meno) insomma una passerella sul mare… tutto coperto di vegetazione erba cespugli qualche sparuto arbusto… Penso che chi ha fatto la mappa, che sempre causa vento non posso aprire, ha giocato di fantasia, perché sono abbastanza sicura che questa punta dell’isola era disegnata abbastanza larga da contenere 2 sentieri uno di andata ed uno di ritorno. Glielo farò notare!

PRENDERE LUCCIOLE PER LANTERNE E LANTERNE PER FARI

Dopo 3,5 km di beatitudine, scopro che il faro altro non è che una lanterna! Ricontrollo su internet (possono mica dire cavolate per farsi promozione!), ed ecco il faro bello e struggente come non mai…! Che diamine significa. Allora apro la mappa che non ho potuto aprire a causa del vento forte alla partenza… e capisco! Per arrivare al faro dal porticciolo bisogna seguire la strada costiera in mattoncini rossi non il sentiero verde che ci ha portato fin quaggiù. Una lingua di terra così insignificante che in mappa è stato troncata via…. Giovanni aveva anche misurato con l’orologio le distanze e per una di quelle pazzesche combinazioni la lunghezza totale coincideva perfettamente, mentre vegetazione, nuvole e distanza ci nascondevano la vista del faro.

Adesso che guardiamo alle spalle con attenzione, effettivamente si vede qualcosa dall’altra parte che viene su a pelo d’acqua…

Sono mortificata abbattuta avvilita. Ho mancato il faro bello dell’intero viaggio. Giovanni e Frodo devono fare conto col mio terribile magone. Il salmone è meno saporito e le frittelle meno eccezionali (in realtà sono svaporate in un attimo! E sono altamente consigliate, cioè per la prossima gita al faro le riprenderemo|!)

Giovanni mi fa notare che per 7,5km l’isola è stata tutta per noi, Frodo ha camminato senza guinzaglio, abbiamo avvistato una quantità pazzesca di aironi, e di oche selvatiche e ci siamo mossi su un lembo di terra straordinario con l’acqua tutto intorno…

Insomma sono ancora del tutto giù di corda, convinta sempre più che siamo davvero dei turisti per sbaglio, ma almeno un sorrisino, senza farmi vedere da Frodo e Gio, mi scappa!

Al rientro visitiamo il delizioso centro storico. Invece delle temute orde di turisti il villaggio è silenzioso e tutto per noi, solo qualche abitante fa capolino di tanto in tanto mentre sbriga le sue quotidiane faccende. È troppo tardi per visitare il Museo che racconta la storia dell’Isola. È invece aperta la piccola chiesa alle cui travi sono sospese i modellini delle imbarcazioni locali prima che arrivasse il vapore.

Come sempre spiamo tra i vicoli, ammiriamo le finestre decorate, e gli angolini tenuti belli e curati per gli abitanti ma anhe per i passanti troppo curiosi come noi.

EPILOGO

Questa storia ha non una ma addirittura 3 morali.

1) se una località è tacciata di turismo selvaggio, ma proprio vi sta a cuore, datele comunque una chance, non fosse che riservandola ad un momento futuro o cercando di visitarla alla controra (mattino presto, tardo pomeriggio/sera, non nel Week-End). Io, ad esempio, non andrò mai più a Carcassone in una domenica d’agosto.

2) Non credete mai di potervi imporre al destino, che un viaggio sia “roba vostra” da montare e rimontare a vostro piacimento, i viaggi sono creature strane, che vivono di vita loro, che finiranno col portarvi dove e quando dicono loro

3) Alla faccia di ogni mental coach o chi cerchi di abbabbiarvi vendendovi il modello “sii più assertivo/a, devi credere in te stesso/a”, io vi dico,  non siate mai sicuri di voi stessi: dubitate sempre, perché nel momento in cui siete sicuri di qualcosa il destino bastardo e l’intero universo con lui, si adopereranno con tutte le loro forze per schiantarvi a terra e fregarvi.

AMEN (vi avevo avvisato che oggi prendevo spunto dal pericoloso diario e non dalle rassicuranti brochure di viaggio)

Come raggiungere l’Isola di Marken da Amsterdam

Da Amsterdam si può arrivare a Marken noleggiando la bicicletta se siete abbastanza allenati da poter percorrere i 24 km di distanza (sola andata). Noi abbiamo cominciato a piedi il primo tratto di questo tragitto e vi confermiamo che è favoloso, ne ne parliamo qui:  Una passeggiata ad Amsterdam Noord fino a Neuwendammerdijk

Oppure dalla Stazione Centrale di Amsterdam si può prendere il comodo bus 316 che in 40 minuti vi porta a destinazione (informazioni aggiornate a febbraio 2018).

Il Biglietto Regionale

Il biglietto singolo costava (al tempo del nostro viaggio) E 4,75 one/way. Se pensate di visitare oltre Marken anche Volendam E/O Zaanse Schans, prendete in considerazione il Biglietto Regionale che costa E 13,50, vale 24 ore e vi dà libero accesso a treni, tram, metro e bus nell’area di Amsterdam.

Il biglietto regionale si acquista presso i Centri Informazione IAMsterdam

Per info aggiornate su Marken controllate sul sitoweb di IAMsterdam

MAPPA

Volete saperne di più sul nostro viaggio in Olanda?

Amsterdam è stata solo l’ultimo scambio casa di un lungo on-the-road che dalla Basilicata ci ha portato fino in Svezia. Qui trovate un post che racconta il viaggio e la descrizione dell’itinerario

L’Isola di Marken ed il faro mancato, Amsterdam
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6 pensieri su “L’Isola di Marken ed il faro mancato, Amsterdam

  • marzo 5, 2018 alle 11:00
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    Sono d’accordissimo con te: mai essere troppo sicuri di se stessi, in generale. Io spessissimo dubito di me e delle mie scelte, ma pazienza 😉
    E poi comunque avete reso felice frodo, e le cose che avete visto mi sembrano comunque bellissime! A me è successa una cosa simile in Florida, dove abbiamo guidato ore per trovare un punto panoramico che non abbiamo mai trovato…

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  • marzo 20, 2018 alle 16:23
    Permalink

    Anche io sono cascata su Marken quando andai in Olanda, ma quel giorno non c’era nessuno. Avevamo questo villaggio “perfetto” tutto per noi. Negozi chiusi, nessuno in giro… un po’ Disneyland per la perfezione delle casette e un po’ alienante per la perfezione delle casette XD. Non ha molto senso, eh?

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    • marzo 20, 2018 alle 21:26
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      Ciao Francesca, mi chiedo in che giorni siano capitati i poverelli che hanno lasciato recensioni su TripAdvisor lamentando lo strapieno. Per me che temevo le folle, la visita è stata uno spettacolo. Mi è sempre piaciuta l’atmosfera un po’ offseason con qualche negozio chiuso. Ma l’intera isola mi è molto piaciuta, e non mi ha fatto l’effetto Disneyland che francamente temevo.

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