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Diversamente dal karma che mi tocca quando sono a Roma, dove si va e viene in un unico giorno sempre e solo per sbrigare qualche servizio, qui a Venezia me ne attende un altro. Anche qui si tratta sempre di missioni che durano il tempo di un giorno, non più per lavoro, sempre per piacere. Ma tant’è c’è sempre una maledizione che pende sulla mia testa.

Sono stata a Venezia 5-6 volte. Sempre per un giorno. Sempre a distanza di anni. E ogni volta mi dico “oggi si va a Murano o Burano o Torcello o a visitare il Museo X, la Biennale, ecc”. Invece ogni volta che sbarco in laguna, puntualmente finisco col fare esattamente la stessa identica cosa. Che è proprio quella contro cui ogni guida che si rispetti ti mette in guardia e ti invita a non fare per dare un taglio originale alla tua visita. Mi faccio prendere dall’onda lunga della frotta di gente che sbarca con noi e mi faccio trascinare di rio in calle, di ponte in campo, di sestiere in sestiere, fino a Piazza San Marco. Passando ogni volta per gli stessi luoghi, alzando lo sguardo sulle stesse finestre dove trovo gli stessi gatti a guardare di sotto. Per darmi un po’ di ritegno, ogni volta in un punto diverso, mi allontano dallo sciame per muovere qualche passo in qualche corte diversa, perdendomi nelle calli di qualche silenzioso Sestiere. Ma poi torno in quella fiumana di folla, in cui oramai conosco il turista tedesco con i suoi mitici sandal e calzini, la famiglia francese che tiene a bada i figli e non crede che una roba del genere non rientri nei loro confini “Oh non Napoléon, pourquoi l’a tu laissé aux italiens ? moins lions mais plus de Venice” (i leoni di pietra Napoléon se li è portati a Parigi con tanti altri tesori) sembrano dirsi. Riconosco le bellissime svedesi ed australiane che si chiedono come facciano le donne italiane ad affrontare ogni santo giorno quel corteo di spasimanti (ignorando che è sorte che tocca loro per un mito immeritato e soprattutto non cercato), riconosco i delusi “Ah che odore!”, i ciechi nel cuore “bella si, ma non mi conquista”, gli avventurieri con cappello a falde che stringono stretta stretta la mappa della città. Non potrei mai rinunciare a mescolarmi in questa folla di sogni e delusioni, ammirazione e magia, stanchezza ed entusiasmo. E soprattutto non riuscirei a visitare Venezia senza rendere omaggio a Piazza San Marco e la sua Basilica.

Al solito non aspettatevi da me descrizioni di tipo artistico, sagaci commenti da critica o amante dell’arte. Non ne sarei in grado. Appena appena riesco a dirvi cosa mi prende. Ecco arrivo in piazza e mi perdo tra le smerlettature e le facciate bellissime del Palazzo Ducale, alzo quasi con riverenza gli occhi verso le cupole ed i pinnacoli di San Marco che fluttuano nel cielo, come fossero adagiati su un tappeto volante dell’Iran. Adoro allungare lo sguardo tra le due colonne di pietra, vedere i pali cui sono ormeggiate le gondole e di là il mare, l’avventura, l’Oriente. Ed è Oriente quando entri nella Basilica, e sei avvolto dalla misticità dell’incenso, gli occhi si perdono tra gli sbarluccichii dorati come fossi entrata in un’icona bizantina dalle forme infinite. I gioielli, le figure che paiono fumetti dei tempi che furono, ecco Venezia è la Porta dell’Oriente. Un Oriente che ha ancora tutta la magia delle Mille e una Notte. E quando uscendo trovo il caos di bambini, colombi e turisti di ogni fatta, gli sono grata. Perché mi riportano al presente, ad una normalità più banale, che alle volte volare lontano di fantasia può sopraffarti troppo… Il campanile altissimo rosso… quasi mi pare l’unico che non ci azzecchi niente e allora cerco di immaginarlo più magro, con una cipolletta di sopra come fosse un minareto islamico (blasfema che non sono altro!).

Quando torniamo via in vaporetto mi prende la malinconia, avrei voluto girare di più, godermi le passeggiate alla sera (anche se ci ho spesso passeggiato fino a mezzanotte), sapendo di dover poi andare a dormire non sulla terraferma, ma qui in qualsiasi nido tra le canne. Come deve essere dormire e svegliarsi in laguna e sapere ogni giorno che quello successivo sarai ancora lì?

Ecco il momento è arrivato, ancora una volta grazie allo scambio casa. Saremo qui a Venezia per una settimana. Per una settimana sentirò le sue campane risuonare tra acqua e calli. Prenderò il vaporetto per non andare da nessuna parte ma solo per raccogliere vedute su vedute, per una settimana rallenterò nei pressi di ogni mercato, banchetto o negozio per rubare pezzi di conversazione in questa lingua che mi sa di luoghi lontani.

Karma Veneziano…
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2 pensieri su “Karma Veneziano…

  • marzo 21, 2015 alle 21:09
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    Anch’io Venezia l’ho visitata (più o meno) così: ogni volta un giorno, stesso percorso. Come si fa ad arrivare e non andare in Piazza San Marco, non mettere il naso nella Basilica? Però ce l’ho fatta ad arrivare a Murano a vedere i soffiatori di vetro, ed è già qualcosa! 😉 Certe volte mi domando come faccia Venezia a conservare il suo fascino sotto l’ondata dei turisti, ma ci riesce. 🙂

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    • marzo 24, 2015 alle 22:57
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      Ti terremo aggiornata sulle nostre conquiste veneziane, intanto grazie della visita. Noi Murano mai…. che sia la volta buona? Solo se veniamo via dal labirinto 🙂

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