George Brassens

Era il lontano 1993 ed io, giovinetta e zaino in spalla, affrontavo un InterRail in solitaria che per 2 mesi mi avrebbe portato nei paesi scandinavi ed a San Pietroburgo. Come in ogni viaggio straordinario, incontrai tante persone magnifiche tra queste Sandrine, parigina, fisico, ricercatrice dell’antimateria ed appassionata di musica. Fu grazie a lei che conobbi la musica di George Brassens. Uno dei più amati cantautori francesi, colui che avrebbe ispirato il nostro Fabrizio De André che ne avrebbe tradotto alcune delle ballate (Gorilla, Morire per delle idee, Delitto di paese, ecc).

Sète batte Genova 10 a 1

George Brassens nacque a Sète nel 1921. La cittadina gli ha dedicato un intero museo, anzi uno spazio: “L’Espace George Brassens” di fronte al cimitero di Le Py dove il cantautore, come da suo desiderio, è stato sepolto nel 1981.

Tanto per puntualizzare, Genova (e l‘Italia per intero) a Fabrizio De André ha saputo dedicare una stanza con qualche cimelio e la celebre Esteban. Intendiamoci il 29 Rosso in Via del Campo è un punto di riferimento importante, qui si è lottato per aggiudicarsi la celebre chitarra messa all’asta, qui fu il popolo di Pré e di tutta Genova a coinvolgere l’intero paese nell’asta di beneficenza. Ma alla fine oltre non si è andati, qualche copertina di dischi e qualche trafiletto di testo di tutti i musicisti Liguri. Ma uno spazio in cui vivere la vicenda umana ed artistica di De André, un luogo speciale in cui ascoltare la sua musica, non c’è.

Il Percorso Museo George Brassens

I Francesi invece fanno sul serio. Lo spazio George Brassens si articola lungo un percorso di 10 stanze.. Ma la “genialata” che regge il tutto è la voce di George Brassens. In biglietteria ci consegnano l’audiocuffia e ci spiegano che è disponibile nella sola lingua francese, perché sarà proprio la sola voce di Brassens a farci da guida per l’intero percorso. Con la sua voce un po’ sorniona, rude e carezzevole allo stesso tempo.

Il lavoro è stato compiuto con una precisione certosina. Montando e rimontando infinite interviste e registrazioni. Il risultato non è quello di ascoltare un preregistrato, o peggio una serie di stralci di intervista. Il risultato è di avere Brassens che parla proprio a te e ti racconta la sua vita, il suo modo di comporre, il suo modo di sentire la musica, l’importanza vitale che l’amicizia ha sempre avuto per lui. In base al suo racconto sono nati e sono stati allestiti gli spazi in questione. Lavoro straordinario! Chapeau.

Attraversando le 10 sale Brassens racconta la sua vita dagli anni di infanzia a Sète, il suo trasferimento a Parigi, gli anni bohemienne del cabaret e del Jazz. Gli anni terribili, quando dopo l’occupazione tedesca di Parigi riesce a scappare ai nazisti e vive per anni in una sorta di tugurio senza corrente, né acqua corrente presso una coppia di amici. Trascorre le giornate nella biblioteca locale, dove passa ore ed ore a leggere di tutto. Le notti invece sono dedicate a scrivere canzoni in una poetica troppo lontana dai gusti dell’epoca.

Nelle due stanze “Le plaisir de mots” e “poèsie et musique” Brassens descrive il suo modo di comporre. Prima ancora che cantautore è considerato un vero poeta per il suo modo speciale di accostare parole per immagini, suoni, intrinseca musicalità. Garcia Marquez lo definisce addirittura il più grande poeta della letteratura francese del ‘900. Ed in effetti in queste stanze Brassens spiega di dedicare un intero quaderno ad ogni canzone che ha composto: continua a giocare a cambiare ordine e parole, fino ad arrivare anche a 5-6 versioni di testo differenti fino a quando non sente che una, ed una soltanto di queste, è quella giusta. Quella in cui le parole si succedono alle parole con la maggiore naturalezza, quella da cui la musica finisce poi con lo sgorgare spontaneamente…

Les Bancs Publiques

Sulla panchina degli innamorati (omaggio alla canzone “Les amoreux des bancs publiques”) si fronteggia, attraverso una vetrata, lo stagno di Thau, così spesso celebrato da Brassens, e si ascoltano le sue canzoni più celebri, senza cuffia. Infine nell’ultima stanza alcune riflessioni del nostro, e la sua “Supplique pour être enterré à la plage de Sète” (supplica per essere interrato presso la spiaggia di Sète) Just au bord de la mer, à deux pas des flots bleus (proprio in riva al mare, a due passi dai flutti blue).

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Sète Il Cimitero di Le Py

Usciamo portandoci dentro la musica e la figura di quest’uomo che si definisce grande “giardiniere di amici: nessuno mai ho lasciato senza cure e senz’acqua neppure per qualche giorno”. Ci fermiamo al Cimitero di Le Py, proprio di fronte al Museo, per rendergli un ultimo omaggio, sulla sua tomba non solo tanti fiori ma anche tanti accendini per la sua inseparabile pipa.

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Sète Linguadoca – Il Museo “Espace George Brassens”
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