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Il BlogTour Letterario di Safarà Editore

A Marzo 2016 Safarà Editore, una casa editrice indipendente di Pordenone, mi ha proposto di partecipare ad un blogtour letterario in occasione della seconda uscita della collana chiamata KEL – Kaleidoscopic  European Literature, che prevede la pubblicazione di autori provenienti da più diversi Paesi dell’Unione Europea.

Questo secondo libro è stato scritto dallo scrittore Ceco Tomáš Zmeškal si chiama “Lettera d’Amore in caratteri cuneiformi” ed è stato tradotto in italiano da Laura Angeloni. Narra la vita di 3 generazioni di praghesi a cominciare dalla storia di Josef e Květa, continuando con quella della figlia Alice e del nipote Krys. Intorno a loro si intessono i racconti talvolta grotteschi, talvolta pieni di incredibile umanità di tanti altri personaggi. Non è un romanzo storico, tutto teso com’è a raccontare l’evolversi delle vite e relazioni, le difficoltà nel venire a capo dei propri sentimenti. Ma sono la storia e “le sue insidie” a coinvolgere e sconvolgere, ad entrare a più riprese nella vita dei protagonisti.

L’autore Tomáš Zmeškal è nato a Praga nel 1966 da madre ceca e padre congolese. Nel 1987 lascia la Cecoslovacchia per vivere a Londra, dove studia presso il Kings College. Torna a Praga dopo il crollo del comunismo, e da allora lavora come scrittore e insegnante di scrittura creativa. Il suo romanzo d’esordio, Milostný dopis klínovým písmem (2008; Lettera d’amore in scrittura cuneiforme, Safarà Editore 2016) ha vinto il premio dell’Unione Europea per la Letteratura e il Premio Josef Škvorecký. Le sue opere sono state tradotte in tutto il mondo.

“Lettera d’Amore in caratteri cuneiformi” uscirà in libreria a giugno ma è già disponibile per l’acquisto nell’e-shop di Safarà Editore.

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L’insolito taglio dei libri di Safarà Editore, li fa sembra posati su un leggìo.

 

Un romanzo ambientato nella “troppo” amata Praga

Tomáš Zmeškal non parla molto dei luoghi, non ci sono ampie descrizioni, i personaggi del libro sono tutti di Praga, la città fa da sfondo, senza mai arrivare sul proscenio. Eppure tramite il libro ho conosciuto storia e carattere dei Praghesi, il loro modo di vivere e di porsi al mondo, nei piccoli dettagli delle tazze di caffè consumate, nell’attaccamento alla casa, nei tanti pasti preparati ho colto l’essenza di una Praga più intima, più vissuta e meno turistica.

Non è un caso che la città diventi più visibile quando Jiří, il cugino che da sempre ha vissuto a Londra, arriva a Praga per la prima volta, è lui che fin dall’aereo ne avvista il Castello, poi parla di Piazza San Venceslao, della Piazza Vecchia e del Ponte Carlo.

Quando Josef gli chiede se la Cecoslovacchia gli piaccia, il cugino riconosce di essere stato solo a Praga ma che “Praga gli sembrava ancora più bella di Venezia e Gerusalemme, due città che conosceva da vicino e che fino a quel momento aveva giudicato le più belle al mondo”.

E Josef ammette “Amiamo molto Praga, troppo e non va bene. (…) Ogni volta che vado a Praga mi sembra di stare in un museo. L’anno scorso ero in Ospedale e dormivo praticamente a pochi metri dalla casa di Faust. Ogni luogo è imbevuto di Storia”… Quell’amare “troppo” si riferisce ad una Praga che rischia di diventare sempre più museo, sempre più fuori dal tempo, dal mondo, dalla corrente della vita. Sono gli anni bui di Praga quelli dall’occupazione sovietica del 1968 fino alla Rivoluzione di Velluto del 1989, quando la città pare cadere in un sonno profondo dove si vive di solo passato.

Scoprire Praga attraverso i profumi

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Non sono mai stata a Praga, ma ne ho almeno due guide, entrambe vecchiotte, scritte subito dopo il 1989. Il mio viaggio ideale si compierebbe in autunno, per poterla scoprire sotto un velo di pioggia o di nebbia, piuttosto che sotto lo sfacciato sole dell’estate.

Più che la Praga delle guide turistiche mi sono andata innamorando di quelle rapide pennellate, di quei gesti e frasi veloci che i Praghesi le dedicano senza pensarci troppo. Nel romanzo mi ha colpito il continuo riferimento ai profumi, di fiori, di caffè, di campagna… Ecco io vi proporrei un insolito giro di Praga, seguendone i profumi che il romanzo descrive invece che i monumenti. Sono tracce più labili, tutte da decifrare; come i caratteri cuneiformi, sono meno ovvi ma infinitamente più suggestivi…

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I romantici fiorai di Praga

Fiorai a Praga

Il libro si apre con Alice che si sveglia circondata da fiori sparsi ovunque nella sua camera da letto. Ci sono rose, gigli e crisantemi, è proprio il profumo intenso a risvegliarla, a riportarla al presente da un sogno che la vedeva fluttuare tra due punti che rappresentano il passato ed il futuro.

“Intorno a lei, intorno al letto, ovunque era piano di rose. Di ogni sfumatura e colore, di ogni profumo. Da un rosso scurissimo, quasi nero fino a un rosa chiarissimo, dal marrone, al giallo scuro, al color oro farfalla più luminoso. Ne era circondata, le facevano da coperta, manto, velo. La avvolgevano, accerchiavano, non la lasciavano andare. E al di là, oltre il territorio di rose, davanti alla porta e sui davanzali delle finestre era pieno di gigli e crisantemi. Profumava tutta la stanza. Fiori ovunque guardasse, rose ovunque arrivasse a toccare. Era martedì. Era il giorno del suo matrimonio”

Sono tutti stupiti dove può Maxmilián, il futuro sposo, aver trovato tanti fiori, siamo ancora a Marzo? Max, dal canto suo, non svelerà mai il suo segreto. Però io cercherei tra i negozi di fiori di Praga ed immaginerei il venditore imbambolato dalla richiesta copiosa di Max, per così tanti e tanti fiori. Cercando online, mi sono imbattuta in bouquet meravigliosi, i Praghesi devono davvero amare i fiori. Ci sono bouquet per le solite occasioni ma anche per “regalare un sorriso”, “perché mi va”, “il cestino dei desideri”, “il cestino della Primavera Germogliata”, “il bouquet affascinante-lavanda”, ed ancora “il bouquet dei desideri” o il romantico “bouquet del tramonto”. Ecco, questo popolo che si definisce “il più ateo d’Europa” si commuove per cose piccole piccole come un fiore, ed è capace di infinita poesia.

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La pasticceria di Marek Svoboda

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Una delle figure più surreali del libro è il pasticcere Svoboda. Appare per la prima volta durante il matrimonio di Alice e Maxmilián, per i quali ha preparato una torta immensa, un castello di marzapane, con tutti i suoi personaggi.

“Questo palazzo ha 3 piani. Il più alto simboleggia il cielo, per questo vi ho collocato i santi, Dio, gli Angeli, e altri esseri speciali. Come noterete è tutto in colore bianco, per la precisione realizzato col marzapane e decorato con la panna (…). Il piano più in basso è il nostro quello terrestre, vi sono collocati la sposa, stilizzata, e lo sposo, e anche gli invitati. Il colore di questo piano è il grigio, comprensibilmente ottenuto con una miscela di caffè. E infine abbiamo l’ultimo piano, cioè gli inferi. Come vedete è marrone scuro, dunque fatto di cioccolata, chi ama la cioccolata può puntare direttamente a quello. Guardando nelle finestrelle vedrete demoni, diavoli, Satana e, in fondo, un drago. Vuole simboleggiare il sottosuolo, l’oltretomba, gli inferi. È un piano che consiglio vivamente, la crema di cioccolata l’ho preparata proprio questa mattina, seguendo la mia personale ricetta”

Io sarei subito sulle tracce della sua pasticceria, la cercherei nelle strade del centro storico, seguendo il profumo di dolci appena sfornati. La immagino un po’ all’antica, con le vetrine ed i banchi in legno, la cercherei tra quelle con le creazioni più immaginifiche. Si a Praga sbircerò tutte le vetrine e vetrinette delle pasticcerie per trovare quella giusta. Assaggerei i dolci alla panna, e mi farei tentare dal cioccolato. E se dovessi avvistare un piccolo drago di marzapane, allora alzerei lo sguardo a cercare gli occhi vivaci del pasticciere.

Mille tazze di caffè…

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Sullo sfondo del libro, tante sono le tazze di caffè tra le mani dei protagonisti che spesso si rifugiano nei caffè pubblici. Per parlare con i praghesi non deve esserci luogo migliore, ma tante sono le tazze di caffè che i protagonisti bevono anche semplicemente a casa.

Lo stesso Josef, quando torna a casa dopo 10 anni di prigione, dopo aver abbracciato Alice, la figlia che aveva solo pochi mesi al momento dell’arresto, dopo aver riconosciuto la sua casa girandoci stanza per stanza, si prepara una tazza di caffè. Come se il riappropriarsi del più quotidiano dei gesti potesse in qualche modo colmare quei 10 lunghi anni di assenza. Come se la familiarità di quei movimenti potesse rassicurarlo di tutte le violenze e privazioni subite.

A Praga cercherei dunque i caffè più frequentati dai locali, i caffè storici come il Café Louvre, il Café Slavia o Kavárna Obecní dům (il Caffè della Casa Municipale). In questi prevale lo stile Art Nouveau, e l’odore del caffè si confonde con quello della storia, come se i pensieri ed idee avessero impregnato il mogano dei mobili, perché era qui che i letterati e gli intellettuali del ‘900 solevano incontrarsi e discutere. Ma non trascurerei i caffè moderni che celebrano il caffè di qualità, ho trovato questo ottimo articolo sul Daily Coffee New ed i migliori caffè di Praga che sarebbe proprio un ottimo punto di partenza nell’organizzazione dei miei itinerari praghesi.

Infine vorrei visitare anche le botteghe in cui il caffè si vende per essere consumato a casa, quelle il cui aroma di caffè macinato al momento si perde nei vicoli e che quando entri ti si cuce addosso

Il Mercato della Frutta e Verdura

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Mentre Josef è in carcere Hynek, il vecchio amico di famiglia che poi diverrà il terribile aguzzino di Květa, le porta a casa delle arance, è il periodo in cui a Praga manca tutto, e questo dono inatteso riempie l’intera stanza, un’esca astuta, perfida, seducente:

“si presentò con un sacchetto di carta impacchettato con cura. Quando lei lo aprì e tirò fuori le arance il profumo inondò la casa come un fiume, ora sembrava un profumo di lago, ora di ruscelletto, ora di cascata”

Alla ricerca del fresco odore degli agrumi visiterei i mercati della frutta e verdura. In realtà lo faccio in tutte le città, perché nei mercati si vede sempre la gente del posto, e tocchi con mano, quel che mangiano, come contrattano, cosa li incanta e cosa no… I mercati sono tra i migliori luoghi di osservazione per un viaggiatore curioso.

Inoltre nel libro Květa ed Alice sono spesso ai fornelli, anche nei momenti terribili preparare un pasto pare allo stesso tempo un antidoto contro gli orrori ed un gesto indispensabile a cui non si può rinunciare. Lo fa Květa, quando Josef torna a casa dopo i 10 anni di prigionia “in qualche modo fu chiaro che era ora di cena, e così Alice andò a sedersi al suo posto e lui si accomodò di fronte a lei e la mamma cominciò a preparare un paté ….”. Lo nota il cugino Jiří, nei giorni che seguono la morte di Josef “Poi Alice chiuse di nuovo la porta per lasciarsi andare al dolore, non senza averlo prima avvertito che la cena era sul fornello, doveva solo accenderlo con un fiammifero e riscaldarla. La dedizione tutta slava alla regolarità dei pasti lo sorprendeva e a volte lo commuoveva anche”.

Preparare da mangiare per la famiglia è un rito ancestrale, la migliore dimostrazione del sapersi prendere cura di qualcuno. Dunque guarderò con attenzione cosa i praghesi infilano nelle buste della spesa, li immaginerò ai fornelli. Focalizzerò l’attenzione sul banchetto delle arance, in attesa che una donna dagli occhi verdi, finalmente libera, venga a riempirne la busta da sé senza dover più attendere falsi regali.

Il Quartiere di Vinohrady

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In questo bel quartiere residenziale caratterizzato da parchi, edifici in stile Art Nouveau, neogotico e neorinascimentale vivono i protagonisti del libro. Jiří, il cugino Londinese, cerca invano i vigneti (il nome della strada sembra alludere a questi) ma Květa ridendo gli dice che per i vigneti dovrà spostarsi in campagna, che quello in fondo è solo un nome. Si dirigono verso la casa della zia Anna che era invasa dal “profumo delle piante in giardino che penetrava da una finestra semi-aperta” .

In realtà una guida di Praga mi spiega che il nome di Vinohrady fa riferimento ai vigneti che Carlo IV fece piantare nel XIV secolo contemporaneamente ai lavori dello Stare Mesto. I vigneti sarebbero durati ben 400 anni prima di cedere il posto ai quartieri residenziali.

Ecco io ripercorrerei tutta la strada Vinohradska, passando per il bel mercato coperto, gli antichi cimiteri immersi nel verde ed i parchi cittadini. Curioserei in tutte le stradine ed i vicoletti che su questa sfociano alla ricerca di un piccolo giardino privato, pieno di fiori con una finestra aperta…

Al rientro, come Jiří, camminerei dalla Piazza della Pace (Náměstí Míru) nel cuore di Vinohrady fino a Piazza Venceslao, per godermi l’evolversi della città man mano che ci si avvicina al suo cuore più antico. È lungo questo percorso che Jiří deve incontrare Karel, in un incontro che si ripete da 20 anni, è una delle tante, toccanti e surreali vicende che si intessono con il racconto principale e soprattutto è un ennesimo inciampare di piccoli personaggi con la Grande Storia.

Lhotka, la casa nella campagna di Praga

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A Lotkha, a 20-30 minuti da Praga, c’è la casa di campagna di Joseph e Květa, la figlia Alice, durante l’invasione Russa del 1968, al pensiero di dover lasciare Praga pensa all’orto alle aiuole, ai rafani, pomodorini e tulipani ed il cuore le si strugge di malinconia.

“Fu il loro primo litigio, Maxmilián voleva partire, mentre per Alice era assolutamente inimmaginabile abbandonare i luoghi dov’era nata. Non vedere più il suo giardino, le aiuole, i rafani, i pomodorini e i tulipani della casa di campagna? Mettere al mondo suo figlio in una terra straniera? Era ovvio che se il suo bambino fosse nato in Germania, o magari in Canada, sarebbe stato tedesco, inglese o canadese, non che questo le desse particolarmente fastidio, ma era contraria per il semplice motivo che lei e suo figlio, o figlia, in quel modo non si sarebbero mai capiti completamente”

Io ho cercato Lhotka ed ho trovato una località con questo nome ma a 220km da Praga nella Slesia. Non può essere il luogo cui si è ispirato l’autore. Mi prenderei una mezza giornata per allontanarmi da Praga, in uno dei paesini che la circondano e cercherei la campagna, ed una piccola casetta, con staccionata di legno ed un piccolo orto in cui ci siano assieme fiori e verdure. E poi nei dintorni cercherei il piccolo cimitero di campagna dove è sepolto Josef, dove Květa andava a trovarlo, e dove si addormentò una fredda sera di novembre…

La creatrice di profumi nel centro storico di Praga

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C’è un’ultima tappa che inserirei nel mio soggiorno ideale a Praga, è l’unica che esula dal libro ma che in qualche modo può farne sintesi. Passerei, su appuntamento, qualche ora nel laboratorio di Rafaella, una creatrice di profumi praghese. Le chiederei di visitare assieme essenza per essenza i vari “odori” di Praga e poi di comporli assieme in un profumo: il cuoio dei libri, i fiori dei giardini, il muschio delle lapidi del cimitero ebraico, le note di caffè ed il cuore di vaniglia dei dolci di Svoboda. Chissà se, tra le note fiorite, inserirebbe quelle del fior di loto?

“Perché in India il loto è così importante?”

“Forse perché simboleggia la purezza e la bellezza. Al loto non si appiccica mai il fango, anche se nasce da esso.”

“Beh come le ho detto, la nostra storia non è certo rose e fiori, né ottimistica, anzi è piena di ombre e di ragnatele”

“Non mi sorprende. Una città così bella non poteva sorgere dal niente…”


Il BlogTour continua:

 

1° Tappa – Il Giro del Mondo attraverso i Libri:

 Praga è una città magica

3° Tappa – I Viaggiascrittori:

I cechi sono animali strani. Blogtour Lettera d’amore in scrittura cuneiforme

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Tomáš Zmeškal “Lettera d’Amore in Scrittura Cuneiforme” – Scoprire Praga attraverso i profumi e le pagine di un libro…

13 pensieri su “Tomáš Zmeškal “Lettera d’Amore in Scrittura Cuneiforme” – Scoprire Praga attraverso i profumi e le pagine di un libro…

  • maggio 12, 2016 alle 13:53
    Permalink

    Molto interessante e bello il percorso con cui hai scelto di esplorare Praga e il romanzo! Mi hai fatto riscoprire tanti dettagli che durante la lettura erano passati un po’ inosservati 🙂

    Rispondi
    • maggio 13, 2016 alle 8:43
      Permalink

      Buongiorno Chiara, sono contenta che il nostro “percorso olfattivo” ti sia piaciuto, credo che ciascuno di noi mostrerà una Praga diversa a seconda di quanto durante la lettura ci abbia più colpito 🙂

      Rispondi
    • maggio 13, 2016 alle 8:46
      Permalink

      Buongiorno Davide, il letto e riletto si riferisce al libro che già conoscevi? Sicuramente è un volume che starebbe benone nella tua libreria, anche se non è, come dicevo nel post, un romanzo storico. Continuo a venire nel tuo blog a cercare una sezione About per saperne più di te e di come è nato il tuo blog 🙂

      Rispondi
      • maggio 13, 2016 alle 9:06
        Permalink

        … certamente si tratta di un bel libro (non lo trovo disponibile su amazon tuttavia …) ma in realtà mi riferivo al tuo post che ho letto con grande soddisfazione …

        Rispondi
        • maggio 13, 2016 alle 9:08
          Permalink

          Ma grazie 🙂 Il libro sarà disponibile in libreria (e credo anche su Amazon) da giugno. Io però attendo la tua sezione “About me”…

          Rispondi
          • settembre 10, 2016 alle 18:54
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            Nella mia pessima gestione di un blog, rientra anche la vergognosa attività di perdere commenti per strada… Vengo subito a vedere se la quasipromessa è stata mantenuta. La stalker distratta 🙂

  • maggio 12, 2016 alle 23:18
    Permalink

    Questo articolo è splendido ❤ La cosa che trovo straordinaria è che abbiamo letto lo stesso libro, ma tu hai notato dettagli che a me erano sfuggiti, che avevo letto e lasciato sullo sfondo. Sarà che io ho cercato i luoghi tra le pagine, come faccio sempre. 😉
    Ancora complimenti per il post, un bacione 🙂

    Rispondi
    • maggio 13, 2016 alle 8:51
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      Buongiorno Martina, sono felice che il post ti sia piaciuto. La scrittura di Tomáš Zmeškal è così densa, piena di millemila dettagli, ed il libro è scritto da così tanti punti di vista diversi che sono sicura che ciascun lettore noterebbe cose differenti. Sono curiosissima di leggere il tuo post quando verrà il momento 🙂

      Rispondi
  • maggio 13, 2016 alle 9:13
    Permalink

    Buongiorno Roberta, eccomi e scusa il ritardo nel commentare (ieri ero totalmente assorbita dal Salone).
    Concordo con Martina: abbiamo letto tutti lo stesso libro, ma ecco che emergono sfumature e riflessioni diverse, fondamentali per apprezzarlo a tutto tondo.
    Il tuo articolo è davvero bello: mi ha fatto voglia di tornare a Praga per scoprire quei dettagli che necessariamente mi sono sfuggiti durante la mia prima visita; vorrei anche io visitare la campagna boema e morava, dicono che sia bellissima!
    🙂

    Rispondi
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