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Saint Remy e la Provenza alle spalle, il paesaggio muta radicalmente davanti ai nostri occhi. Spariscono colline e montagne, spariscono le rocce, come le pinete, man mano che puntiamo a sud, verso la Linguadoca, si aprono campi su campi, immensi rettangoli che ospitano i bianchi cavalli della Camargue, bufali, risaie o semplicemente acquitrini in cui irreverenti fenicotteri infilano il becco contorto. Il sole è rovente, non c’è il mistral a temprarlo, urge una nuova pausa. Come sempre in questi casi mi immergo nella carta stradale e mi faccio prendere dalla bellezza dei nomi, uno trionfa su tutti Le-Grau-du-Roi, quel puntino tra mare e palude accende la mia fantasia. Ci obbliga, ma questo al mio eroico compagno non lo confesso, ad un notevole detour, Giovanni mangia la foglia lanciandomi sguardi tra il dubbioso e l’irascibile: “ma dove stiamo andando? Ma non avevi detto che era su strada?”.

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Parcheggiamo sotto il sole rovente, intorno costruzioni moderne e brutte (quando i francesi decidono che si deve costruire costruiscono senza posa, la speculazione edilizia francese non si ferma davanti a coste, bellezze naturali né altro). Poi un canale trafficatissimo ed entriamo in una sorta di centro non proprio storico, ma piuttosto un allegro guazzabuglio di colori – galleggianti, bandiere, scialuppe di salvataggio – odori – di pesce, pescherecci, nafta, fish & chips, ristoranti vietnamiti – suoni – gente che urla, gabbiani che strillano, clacson che strombazzano, sirene delle imbarcazioni di passaggio. Voi penserete: l’inferno? No, perché il tutto ha una vitalità esilarante che ti prende senza che tu nemmeno te ne renda conto. Sarà la luce del sud, così piena e violenta, sarà questa mescolanza di pescatori e turisti, imbarcazioni da diporto ma tanti pescherecci, saranno le reti puzzolenti ad asciugare sotto il sole, o forse questi colori primari e vividi senza sfumature. Dieci minuti che sto qui, e sono felice e gongolante della mia scelta.

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Passiamo sul trafficatissimo ponte mobile tra fiumi di gente ed auto. Laddove il canale sfocia finalmente nel mare aperto si vedono una sfilza di caffé, l’ancien Hotel d’Angleterre, i profili di costruzioni di inizi ‘900 e della Belle Epoque.

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Passiamo sotto il faro circondato dai gabbiani, e ci allunghiamo sul molo. Grandi cartelli impongono il divieto di pesca, e tutto intorno non si vede altro che pescatori con le lenze a mare. Vengo dal sud, e tutto questo mi è in qualche modo familiare. Tra i pescatori tanti francesi, ma anche nordafricani ed asiatici. Si alza un vento sfacciato bene a tono con il carattere di questa città.

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Un attimo di poesia mentre rientra un peschereccio circondato dai gabbiani. È una scena che per qualche ragione mi attrae sempre. Il mare riporta a casa i suoi uomini, le donne ne saranno felici, e gli uccelli urlanti sembrano celebrare tutto questo.

Ci sediamo ad un tavolino in uno dei tanti bar lungo il canale. Ci viene incontro una cameriera dalla voce roca ed i modi bruschi, ma si sforza di capire davvero cosa io intenda quando chiedo un caffè macchiato invece di portarmi la prima cosa che le passi per la testa. Torna con un enorme ciotola d’acqua per Frodo (che non le abbiamo chiesto), ed il caffè macchiato proprio come lo volevo io. Pareva in male arnese ma la gentilezza non porta necessariamente i guanti bianchi. È ora di ripartire: i nostri ospiti del 3° Scambiocasa di questo viaggio ci aspettano a Sète. Ci alziamo, respiriamo ancora quest’aria di mare e questi colori ed io mi auguro che un pochino di questa atmosfera così caotica ma piena di vita, ci attenda anche nella nostra nuova destinazione.

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Mappa di Le Grau du Roi: 

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Verso la Linguadoca, la piccola Camargue e le Grau du Roi, porto di pescatori…

4 pensieri su “Verso la Linguadoca, la piccola Camargue e le Grau du Roi, porto di pescatori…

    • aprile 21, 2016 alle 10:28
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      Noooooooo! Io la Rochelle l’ho sempre immaginata come un borgo storico sull’acqua, insomma La Rochelle figura già nei 3 Moschettieri, nella mia mente ha un immaginario ben preciso e molto distante da Le Grau du Roi… e tu non riuscirai a convincermi del contrario :p

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  • aprile 21, 2016 alle 17:47
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    Bell’articolo… anch’io sto conoscendo piano piano ala Francia in questi ultimi anni e nasconde cittadine e paesaggi da sogno! 🙂 Bellissime e molto colorate le foto del porto! 🙂

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    • aprile 22, 2016 alle 12:01
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      Anche noi abbiamo scoperto la Francia tardi e grazie allo scambio casa, prima di allora la immaginavo come una PArigi allargata, e non potevo avere idea più sbagliata. Ogni regione, ogni grande città come ogni paesello ha un carattere tutto suo, anche quando come Le-Grau siamo ben lontani dai classici canoni di bellezza.

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