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Lasciato il borgo medioevale di Les-Baux-de-Provence, guidiamo nella splendida campagna della Provenza. Particolari sono i viali di platani, che in prossimità delle città chiudono la strada tra pareti vegetali  strette strette che passarci nei due sensi di circolazione occorre prendere bene le misure, e dove l’asfalto sollevato dalle radici ti costringe a procedere a 30km orari ed a volte anche di meno. Sono dei rallentatori naturali, come i finti dossi che si usano da noi.

Passiamo Glanum l’antica città Romana e arriviamo alle mura che circondano Saint-Remy de-Provence la cittadina che ha dato i natali a Nostradamus e dove VanGogh volle rifugiarsi per farsi curare, consapevole della malattia che non gli dava tregua. Qui dipinse ben 150 delle sue tele, ora custodite nel Museo Estrine.

Varchiamo la porta in pietra circondata da oleandri in fiore per entrare in un piccolo centro medioevale dai vicoli stretti e lastricati, le imposte colorate, glicini ed edere si arrampicano sui muri a cercare il sole

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Per gli occhi è un’autentica festa, in ogni vicolo, ogni piazzetta, ogni stradina interna c’è sempre un angolino delizioso da scoprire, magari un semplice cespuglio di lavanda sull’ingresso di casa che pare d’essere in aperta campagna. Nemmeno il volto severo di Nostradamus, nato proprio qui a Saint-Remy-de-Provence nel 1503, riesce a dare un po’ di serietà ai nostri passi distratti. Continuiamo a vagare senza meta. Forse ringraziando, senza confessarcelo, la legge divina che impone ai musei d’essere tutti chiusi al lunedì. Comunque è una storia che non ho mai compreso fino a fondo. Il lunedì è pur sempre il giorno dopo la domenica, magari qualche fessacchiotto ancora in giro ci rimane, perché la chiusura al lunedì e non al martedì? E perché non ogni museo in un giorno diverso? Boh! Ma questa volta per noi va bene così. Non dovremo scegliere se crogiolarci nel sole o se far qualcosa di utile…

 

 

Ci sono negozi e negozi, qui a Saint-Remy vedo una valanga di indipendenti, ancora una volta molto rispettosi del decoro urbano. Nulla di quelle orribili insegne né dei cartelli di perenni saldi/svendite/promozioni che imbruttiscono strade e vetrine. I negozi sono parte integrante del progetto di valorizzazione dei centri storici, ciascuno interpreta, traduce e declina “la Provenzalità”…  Ci devono essere seri regolamenti comunali qui come in molta Provenza, e sarebbe bene che si imparasse da loro.

 

Vabbé le vetrine dei forni/pasticceri le ho fotografate solo pensando a voi, i miei 4 lettori di blog. Non pensate neppure che mi sia fermata sbavando di fronte a ciascuna per mio puro diletto!

Si avvicina l’ora di pranzo e siamo certi che il pranzo, in un posticino ad alto richiamo turistico come questo, ci vedrà infilare inesorabilmente una tourist trap tranne ad uscire dal centro e cercare un localino in periferia. Ma siamo in vena di pigrizie, e vogliamo restare in centro. Rassegnati al duro destino del turista, cerchiamo un posticino dove spendere poco seguendo la logica che meglio mangiare male e spendere poco, che mangiare male e spendere molto. Invece nella deliziosa Piazza Favier, sotto l’ombre fresca ombra dei platani ci imbattiamo in Les Filles du Patissier: vetrine come un bric à brac, menu su allegre lavagnette colorate, tavolini in ferro battuto, dolcetti troppo invitanti. E di qui e di là si dichiara che “i nostri prodotti vengono dai mercati e caseifici locali” “Qui ci prendiamo il tempo giusto per coccolarvi solo i limoni sono “pressés” (che in francese vuol dire si spremuti ma anche andare di fretta)…

Cosa di meglio in una rovente giornata estiva di una limonata ed un’insalata di formaggio di capra, fichi, pesche, 3 varietà di pomodori, mela ed uva? E poi arrivano i dolci, così buoni che sono spariti ben prima che pensassi di fargli una foto: millefoglie con vera crema pasticciera, sorbetto di lamponi e panna fresca, dolcetto alla mousse di basilico: é una gioia mangiare così!

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Un salto nella Chiesa di Saint Martin a perdersi tra i suoi decori colorati e le volte di un blu intenso nelle navate laterali.

 

E per chiudere in bellezza vi presento uno spirito provenzale per adozione, Vincent Van Frodo!

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Saint-Remy-de-Provence, nel cuore della Provenza tra Nostradamus e le Figlie del Pasticciere

5 pensieri su “Saint-Remy-de-Provence, nel cuore della Provenza tra Nostradamus e le Figlie del Pasticciere

  • marzo 28, 2016 alle 7:50
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    Splendido !
    Che voglia di inforcare la moto e partire…
    Frodo è sempre il migliore !!! Un mito !
    Ciao ciao
    Max

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    • marzo 28, 2016 alle 19:42
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      Ciao Max, oramai appena si parla di Provenza finisco col pensare a te, in fondo sono i tuoi vicini di casa. E questa Pasquetta invece dove ti ha portato?
      Frodo sentitamente ringrazia 🙂

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      • marzo 28, 2016 alle 20:37
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        Grazie 😀 ! La Pasquetta mia ha portato al lavoro… ed anche la Pasqua… ahimè… c’est la vie 😉

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  • aprile 1, 2016 alle 17:14
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    Io sono una fan della Gran Bretagna e tu lo sai. Ho sempre snobbato Parigi – infatti non ci sono mai stata – e la Francia in generale, ma da quando vivo a Ginevra ho scoperto questa attenzione tutta francese per i piccoli dettagli, le decorazioni, i colori e il romanticismo che alla fine ho cambiato idea: ho sempre l’Union Jack tatuata sul cuore, ma ammetto che anche la Francia mi strizza l’occhiolino!

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    • aprile 1, 2016 alle 18:30
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      Ero anch’io un’anglofila convinta… ehm e lo sono ancora. Però sbagliavo ad immaginare i francesi e la Francia un’appendice di Parigi… Mi sono dovuta ricredere totalmente, e senza punto rinnegare il mio amore foreverythingbritish… mi sono innamorata della Francia e del suo essere così diversa di regione in regione, della sua incredibile organizzazione per i turisti, per le inedite modalità di fruizione dei Beni Culturali (la mia passione!) sono poi dei veri maestri. Insomma, un pochino pochino ti invidio (invidiabuona) la vicinanza alla Francia <3

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Quattro chiacchiere ed una tazza di... te!

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