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Oggi è stato uno di quei giorni in cui la montagna è un autentico paradiso. È stato come se nei giorni passati non fosse mai piovuto, ma alle 8,00 quando siamo usciti il termometro segnava 10°. Il cielo azzurro azzurro, bianchi fumi ad alzarsi veloci sulle acque dell’Ubaye, e più lenti sui prati erbosi come se la rugiada anziché scivolare a terra lungo gli steli d’erba si evaporasse verso l’alto.

La strada (della paura)

Destinazione Fouillouse. Per la prima volta percorriamo la strada che porta verso L’Alta Valle D’Ubaye, e comprendiamo subito le ragioni del nome: dopo Jausiers la valle si restringe tanto. Passiamo i forti della Condomine e la lunga galleria con i finestroni ricavati in quelle rocce verticali. Poi il paesello di Saint Paul de l’Ubaye. Solo l’alto campanile è baciato dal sole ancora basso, il resto del paese è ancora in ombra in un suggestivo contrasto di colori.

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E lassù? Guarda un ponte di pietra altissimo e sospeso nelle rocce da cui sembra nascere! Si tratta del Ponte dello Châtelet sospeso su un canyon di 140mt di altezza per 27 metri di lunghezza. Proseguiamo ancora di poco su quella che ci pare una strada stretta quando il navigatore ci invita a girare a destra, su una stradetta così ancor più stretta ed “appesa” che non può che essere una stradella privata che porta in qualche capanno di pastore. Giriamo e rigiriamo l’auto increduli, finché non avvistiamo un’indicazione per Fouillouse. È proprio quella la strada da percorrere! Peggio, dopo la prima curva capiamo che siamo indirizzati sul ponticello, e nel giro di secondi abbiamo il ponte (27metri di paura pura, fidatevi, 27 metri di traffico alternato alla bella e meglio, 27 metri lunghi da non finire mai), cui seguono una galleria puntuta e stretta tutta scavata nella roccia e la reprise della strada sempre più stretta, sempre più appesa, sempre più senza balaustre, alberi o qualsiasi cosa atta a non farti precipitare nella vallata sempre più in basso. Sulla strada c’è evidentemente spazio per una sola auto. Ma incredibilmente è un doppio senso di circolazione con rarissime e sempre troppo lontane aree di passaggio. I francesi non aspettano certo (come farebbero i miei adorati inglesi) e quando (troppo spesso) scende un’auto dall’altra parte fantasia ed acrobazie sopra il burrone di sotto sono armi indispensabili. Quando penso che sono proprio sul punto di vomitare l’anima e morire, ecco apparire l’immancabile camper!

Graziati da qualcuno lassù arriviamo al parcheggio, ed io, che pure non guidavo, sono così esausta dopo tutte le scariche di adrenalina, che penso che è già troppo se riuscirò a trascinarmi dal parcheggio al paese 200mt più avanti, figuriamoci a fare il sentiero.

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Fouillouse (1900mt slm)

La Guide du Routard lo definisce adorabile, commettendo l’errore più grossolano che guida possa mai compiere, creare eccessive attese e quindi poi grande disillusione nei visitatori. Molti tetti sono in lamiera, l’impressione generale è di abbandono. Autentico sarà anche autentico, la posizione è indubbiamente magnifica, ma occorre portarci qualche turista in più (e se non si è capito non è cosa proprio facile), ma di quelli che pernottino qui, perché di qui partono infinite escursioni ed il paesaggio è di una bellezza selvaggia e sorprendente. Un Borgo di Ospitalità diffusa darebbe un senso al recupero delle grandi case e casolari, con la tradizionali Lauzes sui tetti a sostituire le lamiere. Il potenziale c’è, eccome. Magari un servizio navetta, eh! La Chiesetta anche lei ha bisogno di interventi urgenti, ad ogni modo un posticino speciale, speriamo continui ad essere abitato e che qualche attività dedicata al turismo eviti il pieno abbandono.

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Il Sentiero

Il sentiero prende subito quota. E sei alla pari delle maestose montagne che ammiravi dal basso (credo si tratti del Grande Laire ad Ovest). Seguiamo in alta quota, con una aria leggera ed incredibile che ti espande i polmoni. Ti entra dentro come la più deliziosa delle tisane, anzi è linfa pura: ti inebria e ti fa credere che, da un istante all’altro, possano germogliare fiori e foglie dalle tue braccia, dalle tue dita. E si sale tra guglie rocciose con una vista intorno che… no dico guardatevi le foto perché non è una roba che si può descrivere questa!

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Arriviamo al rifugio dello Chambeyron sul Lac Premier. Visto che, brillantemente, stamani ho lasciato i nostri panini in frigo, facciamo rifornimento e giacché ci siamo scende giù per gola anche una fettona di torta di crema e mirtilli. No, non c’è traccia del brufoloso qui (chi ha letto questo articolo sa di chi parlo), il cibo è buono, fresco, e ben cucinato. Ci rimettiamo in camino (con una famiglia che sale con due bimbi ed asinello). Io sono in preda ad assoluta follia fotografica, scatto centinaia di foto per celebrare l’acqua che ovunque scende in cascate e ruscelletti, i colori ocra delle montagne che si esaltano sotto la carezza del sole, le pareti lunari delle Aguilles du Chambeyron che ci portano con il loro bianco in una dimensione planetaria. L’incredibile turchese del Lac Long che è un intermedio fra un lago di pascolo ed un laghetto alpino tra sole rocce. Montagne e montagne a portata di mano, vallate che ti si aprono sotto i piedi, il Brec du Chambeyron coi suoi 3389 mt e tu che sei lì proprio all’altezza del suo collo, lo ammiri in tutta la sua imponenza oggi sotto il sole sorprendentemente bonaria e sorniona.

Si sale, si sale ancora. Solo guglie rocciose, un’architettura modernista ed essenziale fatta di grigi e tenue ocra. E poi di colpo un bagliore turchese. È lui il Lago dei 9 Colori (quota 2841mt slm) tutto racchiuso dalle rocce senza vegetazione, qui si riflettono le lame affilate del Point du Fonde de Chambeyron. Il Lago è ora turchese, ora azzurro, ora solo riflessi increspati dal vento… Restiamo lì in incredulo silenzio. È questo il senso del nostro viaggiare: catturare attimi magici come questo. È tutto.

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Il Rientro

Ridiscendiamo col cuore leggero ed un’allegria che non ha bisogno di parole. Fino a 2400mt l’aria d’alta quota ci pompa di energia, più in basso la stanchezza dei 19km di percorso comincia a farsi sentire. Ma io quando la discesa è facile sono felice e grata come non mai. Per una volta è più stanco Giovanni. Il cane, no, lui è inesauribile, sarebbe pronto a continuare dopo una notte all’agghiaccio sotto le stelle.

Gallery:

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Trekking al lago dei 9 colori Valle dell’Ubaye

4 pensieri su “Trekking al lago dei 9 colori Valle dell’Ubaye

  • febbraio 11, 2016 alle 13:07
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    eeeh che spettacolo ! Faccio spesso quelle zone delle alpi in moto, sono splendide

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    • febbraio 12, 2016 alle 15:41
      Permalink

      Già ti vedo a sfrecciare per il Colle della Bonette… Comunque se è così bello il versante francese anche dal lato italiano dovrebbero esserci belle escursioni da fare… ma non ho idea da dove si parta.

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