Vallée de l'Ubaye IP - Jausiers e Barcellonette - 023

L’antefatto, in cui si conferma chi è che detta ordini in famiglia.

Giornata balorda di pioggia, con Giovanni resteremmo volentieri a casa a leggere e buttare giù tazze su tazze di tisana bollente, ma spiegare a Frodo che, per gli standard umani, non è una bella giornata non è impresa ovvia. Ci guarda con rammarico “ma come una giornata speciale in cui sguazzare felici tra pioggia e fango, senza paure di colpi di sole e caldo e voi volete restare qui?” E ti guarda. Dico. Se già accennasse ad un pianto, a saltarti addosso o meglio ancora ad abbaiare, tu potresti rimproverarlo e mandarlo a cuccia o a quel paese, imponendogli il silenzio. Invece, il subdolo, ti si siede di fronte e si limita a guardarti fisso, diretto e profondo.

Cerchi di ignorarlo ma senti quegli occhi trapanarti dentro e mica lo puoi rimproverare perché ti sta guardando nel più assoluto, composto silenzio. La sa lunga lui. Continui a far finta di niente. Ti nascondi dietro il giornale, e ti pretendi completamente assorto nella lettura. 30 minuti più tardi abbassi poco poco le pagine per sbirciare oltre e malgrado la lentezza del gesto ti ritrovi inevitabilmente occhi negli occhi: quello è ancora lì, a guardarti fisso, muto di dolore “è possibile mai che un umano tradisca l’amore per un peloso? Sei davvero decisa a deludermi così?”. E sai già che non puoi reggere quella pressione silenziosa ed ineluttabile, hai perso in partenza e lo dichiari “Si vabbè andiamo va”. E manco la “o” di “andiamo” è fuori dalle tue labbra che quello è scattato verso la porta felice, scodinzolante e sorridente come solo un cane negli abissi della disperazione fino ad un attimo prima potrebbe essere mai.

Per vendetta te la prendi comoda, ti lavi i denti con studiata lentezza, ti vesti piano piano, ma non scalfisci la sua sicurezza. Lui adesso è steso a terra, ti osserva in ogni tuo gesto che conosce a memoria, ed aspetta con la fermezza del vincitore.

Luglio 2008

Il trekking più pericoloso della tua vita? La semplice passeggiata dietro casa

Sulla cartina ho notato che, attraversata la frazione di Les Sanières subito dietro casa, c’è un sentiero che si inoltra nella foresta, salendo un po’ di quota. Una passeggiata di qualche chilometro per sgranchirci le gambe in attesa dell’avventura di domani (l’escursione al Lago dei 9 Colori, da non perdere se siete da queste parti). Dopo il bosco la vista si apre triste su una montagna che ha subito un incendio prima e deve essere franata poi. Sarà anche la giornata di pioggia che continua a cadere incessante, ma non è una bella vista. Cerchiamo un varco percorrendo e ripercorrendo sentieri e sentierini mezzo franati e tornando indietro più volte alla ricerca di un passaggio fuor di pericolo. Poi si vede la montagna franata nel vallone del torrente di sotto, è una vista inquietante.

Siamo felici di aver trovato il largo stradone che ci porterà a Jausiers e di lì strada strada torneremo a casa. Ma non facciamo in tempo a felicitarci d’essere al sicuro sul sentiero che PUUUM! Un colpo ci esplode nelle orecchie. D’istinto ci abbassiamo e ripariamo dietro i tronchi degli alberi come abbiamo visto fare 1000 volte nei film, come se nelle nostre vite gli addestramenti militari o le sparatorie fossero all’ordine del giorno. In una frazione di secondo penso: “No, non è un botto, né un petardo. Magari c’è un centro di tiro nelle vicinanze, ma perché solo un colpo? Al piattello ci sono almeno due schioppettate in rapida successione, e poi altre scariche qui solo una. È un cacciatore per forza, ma è folle a tirare nei pressi di un sentiero largo quanto un’autostrada” Mentre elaboro tutto questo, Giovanni mi conferma con uno sguardo che è arrivato alle stesse conclusioni ed urliamo con quanto fiato abbiamo in gola per farci sentire. Passano 5-6 minuti senza nessuna risposta. Che fare?

Giovanni mi fa indossare lo zaino sul davanti, ci scambiamo opinioni sul da dove ci è parso di udire il colpo. Tornare indietro è da evitare, tanto più che non siamo sicuri della direzione precisa dello sparo, meglio guadagnare il villaggio piano piano muovendoci a margine del sentiero tra un albero e l’altro continuando ad urlare.

Ci siamo appena incamminati che di nuovo PUUUUUUM! Ancora più forte, ancora più vicino. Ci spalmiamo contro due alberi, io urlo con una voce impressionante che mica pensavo di avere mai: “Arretez-vous il y des gens ici” non mi ricordo come si dice in francese figli di puttana, ma qualcosa gli ho detto ed il mio (mai udito) vocione continuava “Vous me sentez? M’intendez vous?” e tanto altro che non so, ma in quelle urla scaricavo tutta la paura. Di nuovo nessuna risposta. Inquietante. Passano 10 minuti, ma come è possibile che uno o più cacciatori non rispondano alle nostre voci? Che diamine sta succedendo? È semplicemente impossibile che non ci sentano. Io continuo ad urlare, per quel che serve.

Non c’è un rifugio, solo alberi i cui tronchi non sono neppure abbastanza grandi da nasconderci. Passano altri 10 minuti. Bisogna andare. Possibile che sparino qui, su una strada del genere ed in fondo già si vede il paese? Non percorriamo nemmeno 100 metri che appare alla vista una fabbricato tutto ricoperto di graffiti, nascosto fino ad allora dalla vegetazione. Attraverso il filo spinato una figura si avanza (non è armato). Gli urlo “C’était vous qui PUUM?” che mica mi ricordo come si dice sparare in francese. “Oui c’était moi… au cible ” “Si ero io che tiravo… al bersaglio” risponde con arrendevole sorridente semplicità “Je suis desolé de vous avoir épouvantés” poi aggiunge che c’è un eco molto pronunciata nella vallata, che amplifica il boato dei colpi annullando le distanze e mi stende la mano come se nulla fosse prima a me e poi a Giovanni. Siamo così inebetiti che stringiamo quella mano vuoti d’ogni pensiero, tranne che siamo salvi. Avrà 25 anni, un fisico asciutto, indossa una maglietta aderente da fighetto, ed i modi tranquilli di chi è sicuro di sé. Porca miseria, ma non mi hai sentito che urlavo. Si, certo. Il perché non abbia risposto a tranquillizzarci non lo sapremo mai. Qualche 15-20 minuti (e due ulteriori spari) dopo ci raggiunge con l’auto chiedendoci se vogliamo un passaggio fino a Jausiers. NO! Ma vaffanculo, va.

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Lezione da ricordare: non crederti mai fuori pericolo.

Continuando sul sentiero raggiungiamo il campanile di Jausiers che si trova su alcune rocce che sovrastano di alcune decine di metri il paese. Mi piace la piccola Jausiers e sono contenta di poterla osservare dall’alto. Ecco lì in fondo alla strada si apre la porta di quello che deve essere il cimitero. Da lontano vediamo affacciarsi un bimbo, che abbassa minaccioso il braccio e fa fuoco, per un attimo temiamo che abbia in mano una pistola ad aria compressa. No, è solo la sua mano. Vaffanculo pure a te, piccolo verme! Giovanni incurante dei genitori sbalorditi dalla nostra reazione, gli fa una bella ramanzina in italiano. Quelli ci prendono per pacifisti integralisti e se la danno a gambe tutti e quanti sono.

Ci godiamo il cimitero in solitudine e libertà.

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#Quellavoltache… ci spararono addosso e finimmo al Camposanto!

11 pensieri su “#Quellavoltache… ci spararono addosso e finimmo al Camposanto!

  • febbraio 4, 2016 alle 10:54
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    Oddio che esperienza @_@
    non mi immagino nemmeno nescosta dietro l’albero ad attendere….

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  • febbraio 5, 2016 alle 11:33
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    ma che strizza! ma che è matto quello? cmq meno male tutto è andato a finire bene!

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    • febbraio 5, 2016 alle 12:12
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      Strizza è stata una strizzissima, senza pari nella mia vita. Quel casolare, a quanto abbiamo appreso in paese, è realmente un centro di tiro. Ma andrebbe segnalato fin dai dintorni del sentiero per non confondere tiri al bersaglio con tiri contro di te come abbiamo creduto noi… Come dici tu, meno male che è finita bene. 🙂

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      • febbraio 5, 2016 alle 12:40
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        infatti! dovrebbero segnalarlo!!!! Ma ti immagini uno spavento del genere per un malato di cuore?

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        • febbraio 8, 2016 alle 9:11
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          Non voglio immaginarlo. In tutta onestà arrivavamo da una parte del sentiero chiusa al pubblico (ma lo abbiamo scoperto poi, non c’era scritto nulla a Les SAnières), ma era chiusa per frana, quando abbiamo trovato il sentiero grande lo abbiamo percorso a ritroso ed ero troppo felice di essere ancora viva e vegeta per guardare se ci fossero o meno cartelli in giro. Un semplice urlo di risposta “nessun pericolo, state tranquilli” ci avrebbe aiutato.

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  • febbraio 5, 2016 alle 14:19
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    Che spavento, sono stata col cuore in gola solo leggendolo! Si incontra tanta gente matta in giro. Grazie a Frodo avete passato un’altra bella avventura :p

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  • febbraio 5, 2016 alle 19:48
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    Il meglio è stato il finale, quel bimbo che a 100mt di distanza lentamente ha abbassato il braccio 😀 forse quel giorno avevano un bersaglio dipinto addosso e non c’è ne siamo accorti…

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  • febbraio 7, 2016 alle 16:08
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    Ma che cretini, scusa!!! Ma quando sono al centro di tiro con l’arco, se siamo fuori abbiamo i cartelli in posizione un miglio prima, sennò qualcuno potrebbe passare incurante e si becca una freccia a 200 all’ora!!
    Il segnale sul passaggio ci voleva, questi mica tiravano nel mezzo delle Highlands, c’era pure un paese vicino!! Roba da pazzi!

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    • febbraio 8, 2016 alle 9:07
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      Lì il pericolo di beccarsi una pallottola in fronte non c’era (non si tira orientati verso il bosco) resta il fatto che noi non lo sapevamo. Al rientro ero troppo felice di avere salva la pelle per guardare se ci fossero cartelli di segnalazione o meno, ma dalla parte da cui arrivavamo noi, no, non ce ne erano. Stracolpo!

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  • febbraio 11, 2016 alle 16:32
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    Ho cercato per un attimo ti calarmi nei vostri panni ma credo che l’ansia provata in quel momento sia inimmaginabile! Comunque simpatico il bambino capitato proprio al momento giusto – mi ha ricordato il figlio della mia capa, il quale, durante la giornata dei bimbi in ufficio, seduto alla scrivania della madre, fingeva di spararmi dicendo: “muori, muori!”!

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Quattro chiacchiere ed una tazza di... te!

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