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Piove, piove, piove.

Non la tipica pioggerella inglese, ma un vero diluvio senza fine… altrimenti detto, perfetta giornata da museo.

Passeggiata con Frodo sotto la pioggia. Ecco comparire tutti i cani non visti finora a Londra. Prima di andare a lavorare la mattina, li portano al parco. Inclusi i 2 pitbull senza guinzaglio di cui non ho neppure il tempo di spaventarmi (si fa per dire) che ci hanno già superato senza degnarci di uno sguardo. Mentre il padrone, un imponente nero, alto e largo come l’armadio di mia nonna, mi sorride, ride e mi dice qualcosa in quel particolare modo africano dolce e sfottente che mi piace tanto ma di cui non capisco nulla.

Il Victoria and Albert Museum

Lasciato Frodo a casa, vorremmo andare con Giovanni a Trafalgar ma appena mettiamo il naso fuori dalla Tube vediamo un’autentica tempesta di fuori. Rientriamo immediatamente nella metro e via verso il Victoria and Albert (V&A) museum. Si entra direttamente dalla metropolitana. L’accoglienza è la stessa che ad Oxford e Liverpool. Entri e sei nel pieno del museo, non si paga, non ti chiedono di mollare lo zaino da qualche parte, né ci sono divieti a scattare foto (qui dovrebbero mandare tutti i custodi dei musei tedeschi ed austriaci).

Io di fronte un’accoglienza così, ve ne sarete accorti, mi squaglio. Insomma anche solo a far pagare £1 a persona farebbero un minimo di soldini. E invece no, anzi ho letto da qualche parte che una mozione del genere in parlamento era stata proposta. Ma hanno rischiato l’insurrezione popolare. I musei sono FREE e devono restare tali. Chapeau.

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Il punto è che il V&A è proprio bello per le sue sale, per il modo di esporre, per cui ciascun pezzo ha lo spazio giusto. Perché dentro ci trovi scale di legno a 3 piani di antiche case, un’intera cappella rinascimentale (Santa Chiara dalla Toscana), interi portali dal Medio Oriente, pagode dall’Oriente e per ciascuna sembra che sia prima arrivato il reperto e poi creata la sala ad hoc. Il che è il sogno di qualsiasi curatore interessato al proprio mestiere. Ci sono cartelli e cartellini informativi con la giusta quantità di testo, le schede per gli approfondimenti. Le info non sono mai invasive come quella gettata di pannelli (interi libri voltati a pannello) che vedo con orrore in qualche museo nostrano. Persino i touch screen non sono lì a fare vedere che “il museo è interattivo”, ma ce ne sono in numero giusto e per chi vuole approfondire uno o un altro aspetto. Ciascuno sviluppa un tema intrigante. Ti incuriosiscono, presentano temi complementari a quel che stai vedendo, né sono quelle cose pallose ed aliene o peggio i pannelli/libro di cui dicevamo pocanzi.

Credo che qui in UK esista proprio un corso di studi in Allestimenti Museali, perché troppe sono le attenzioni a comunicare il giusto nel modo migliore. Tra le stanze Vittoriane che visiti come fossero una casa d’epoca, c’è una piccola sala dedicata ai filmati sul lifestyle vittoriano, 5-6 video si alternano ciascuno per 10-15 minuti. Ovunque comode sedute, panche e divani. Si possono persino prendere in prestito degli sgabelli leggeri che ti trascini dietro e ti puoi sedere dove vuoi ad ammirare le tue opere d’arte preferite. A te visitatore poi il compito di riporre lo sgabello dove lo hai preso. Tutto è a portata di mano, anche nello shop. Certo ci sono telecamere, e c’è personale, ma tutto è così discreto ed easy se paragonato ai tedeschi che non vedevano l’ora di scattare verso di te con un temibile NEIN! sulle labbra. Qui invece il messaggio è “questo museo è tuo, visitatore, ti appartiene, e non possiamo che fidarci di te…”. Cultura inglese.

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Fare gli etologi nel Café del Victoria and Albert Museum

Quando per cercare la sala caffè abbiamo percorso il museo a ritroso, abbiamo scoperto un altro museo! E se domani dovessimo tornarci ne scopriremmo un altro e poi un altro ancora, tanto è grande e tante cose ha da raccontare.

Abbiamo aspettato fosse abbastanza tardi per andare al ristorante, così da non trovare la folla delle 12-14,00. Invece c’era comunque il pienone. Ma al posto del cibo da mensa/refettorio ho trovato, con mio sommo stupore, tutte cose invitanti incluse insalate fresche e verdure di stagione. Acqua gratis per tutti in bicchieri rigorosamente di vetro (anche questa è Civiltà: niente plastica). Dolci e dolcetti freschi.

Abbiamo faticato un po’ a trovare posto, ma per la “caffetteria” hanno utilizzato una serie di sale davvero belle, con eleganti lampadari, pareti e colonne a mosaico o intarsi di marmo. Camini giganteschi e statue da tutto il mondo. Nella sala di fianco alla nostra le mura sono interamente rivestite di piastrelle biache e azzurre ed un antico forno. Le grandi tavole rotonde accolgono 6-8 persone, ci si siede chiedendo se gli altri posti siano liberi.

Al nostro tavolo si è avvicinata una coppia romana sulla sessantina stanchi e confusi. Persone semplici, sbaragliate, come noi del resto, dal caos tutto intorno. Lui invita lei ad andare a dare un’occhiata alle cose da mangiare mentre lui le tiene il posto. Lei torna affranta e desolata: file pazzesche, non si capisce dove si prendono le cose da mangiare, dove si prende da bere (i banconi bar sono quelli presi più d’assalto), dove si paga (le casse sono ancora a parte), non sa neppure dire cosa le piacerebbe mangiare. Il marito la conforta, e si danno il cambio. Lei siede afflitta e sola come una pronta ad un’attesa senza fine. Lui torna dopo neppure 10 minuti, un tempo record, gongolante di gioia, con un vassoio stracolmo di cose da mangiare. Lei sorpresa (anche noi): “hai già fatto?” “Si ti ho preso il salmone ed i pomodori che ti piacciono, ho preso l’acqua che è gratis. Ho scelto i piatti freddi che la fila per quelli caldi e per i dolci non finisce mai, e noi vogliamo cose salate chi se ne frega che siano calde. E poi con ogni piatto freddo puoi scegliere 2 contorni per ciascuno. Così ho fatto presto presto e guarda che bei piatti. £ 25,00 meno che al British Museum”. La moglie lo guarda felice ed ammirata. E felici mangiano e si scambiano sguardi di gran soddisfazione “è bono, proprio bono, meglio der Britishe”.

Sono ammirata anch’io. Quest’uomo non parla una parola di inglese, ma ci ha messo meno di me a capire come funziona, che ogni secondo dà la scelta di 2 diversi contorni al buffet, che solo per i piatti caldi occorre fare prima la fila alle casse, che l’acqua è gratis, che con un piccolo extra puoi chiedere anche pane e burro. Li immagino assieme conquistare pezzo pezzo questa Londra, muovendosi in metropolitana e bus. Chissà forse era un sogno nel cassetto o più probabilmente un inaspettato regalo dei figli pieni di buone intenzioni “Mamma e papà non hanno mai fatto un vero viaggio…”. Ogni giorno ad affrontare 1000 piccole grandi insidie e conquiste che ogni viaggiatore conosce. Ma soprattutto me li immagino quando torneranno a casa a condividere con familiari ed amici questi ricordi e quanto se ne sentiranno orgogliosi. Mi hanno fatto una tenerezza incredibile.

Da bravi etologi non ci siamo svelati, non abbiamo parlato quasi per tutto il pranzo pur di gustarci tutta la scenetta, se avessero sospettato che eravamo italiani non si sarebbero comportati con tanta spontaneità, perdonateci 🙂

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Essere accolti da Harrod’s come al Bertram Hotel

Usciti dal museo abbiamo scoperto che il tempo non era cambiato affatto: lo stesso acquazzone di 3-4 ore prima imperversava allegramente. Ma non mi preoccupa. Dobbiamo solo percorrere qualche centinaio di metri lungo la Brompton Road per essere al sicuro. L’usciere ci apre sorridente e ci dà il benvenuti come fossimo dei principi reali, l’ambiente è super rassicurante, mille persone di fronte a noi a lucidare, asciugare, strofinare e sorriderci accoglienti. Siamo da Harrod’s, che mi ricorda pari pari il Bertram Hotel di Miss Marple.

Sarò banale quanto volete ma la parte alimentare è un sogno. Ogni cosa è disposta così perfettamente che senti di poter guardare la vetrina del pesce con la stessa devozione che avevi qualche minuto prima nel museo di fronte ad un Donatello (non me ne voglia!). Mi perdo tra le piramidi di conserve, le vetrine dei dolci (la Disneyland di noi golosi), il comparto della frutta secca e dei semi più vari e misteriosi. Potrei passare l’intera settimana a Londra qui da Harrod’s anche senza acquistare nulla, è amore vero il mio, non vuole niente si accontenta di guardare….

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25) UK 2014 – Fare gli etologi a #Londra il Victoria and Albert Museum…
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11 pensieri su “25) UK 2014 – Fare gli etologi a #Londra il Victoria and Albert Museum…

  • aprile 14, 2015 alle 11:19
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    Che bell’articolo!! Non sono mai stata al V&A, ma come ogni volta in cui descrivi tu le cose che hai visto, mi hai fatto venire voglia di partire (per la centesima volta?) per Londra.
    La descrizione della coppia romana è tenerissima!
    Riguardo a Harrod’s, anch’io ogni volta che ci ho messo piede, entravo con l’aria di chi sta per andare a visitare un museo. E infatti è caro quanto i negozi dei musei 🙂 Hai visto il memorial dedicato a Lady D e Dodi Al Fayed?
    Un abbraccio e complimenti a Giovanni: riesce sempre a farsi immortalare con cane, fosse anche una statua 😀

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    • aprile 14, 2015 alle 14:39
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      Effettivamente a Londra si rischia di annegare in una lunghissima lista di cose che si vorrebbero fare, poi meglio prenderla come viene ed arrendersi alla piacevole idea di lasciare fare anche un po’ al caso. No, non abbiamo visitato il memorial :(. Porto i complimenti a Giovanni 😉

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    • aprile 14, 2015 alle 14:46
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      No, quelle cose mi riescono solo e soltanto da tablet e mentre sono in viaggio. Ma ci credi che ho messo sottosopra più volte tutta la lista dei commenti, spam, cestino e non è più venuto fuori? 🙁
      Quella bandierina che io avevo preso per la stelletta dei Mi Piace è peggio di un inceneritore: ha depennato il commento forever senza neppure chiedermi “Sei sicuro di voler distruggere definitivamente completamente, persempremente (alla CettolaQualunquemente) il commento di Eli?”. Invece lo ha risucchiato in assoluto silenzio in un buco nero senza lasciare traccia: un pezzo di te che vaga in un universo parallelo…

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  • aprile 17, 2015 alle 14:37
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    Sei riuscita a far venire voglia di Londra anche a me che mi spavento per città molto più piccole! Il fatto è che bisogna lasciare il cane da qualche parte. Non so se la Maya si trasformerebbe in Tasmanian e ridurrebbe in briciole la stanza. A casa non fa danni, ma quando si preoccupa… ci ha fatto fuori tutte le cinture di sicurezza delle due auto, quando era un poì più giovincella. 🙁

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    • aprile 18, 2015 alle 12:05
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      Hai ragione Grazia, viaggiare con quadrupede in città è certamente meno facile che in piena campagna, per questo cerchiamo di alternare tappe più wild con quelle urbane. Siamo fortunati che Frodo, a parte farci il muso e non degnarci di uno sguardo quando lo lasciamo, in nostra assenza si accontenta di dormire e che lo si lasci in una delle nostre “Case Scambiate”, albergo o B&B per lui non fa molta differenza. Anche a Londra comunque prima di lasciarlo bella passeggiata di primo mattino e di nuovo al ritorno, e poiché in fondo le vacanze sono per tutti si alternano giornate di museo a quelle all’aria aperta, o con Giovanni ci diamo il cambio per visitare un luogo al chiuso… Per viaggiare col cane bisogna essere creativi 🙂

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  • aprile 24, 2015 alle 11:41
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    “I musei sono FREE e devono restare tali. Chapeau…”. Hai ragione: questa è cultura, educazione, rispetto e condivisione di patrimoni che appartengono a tutti. Per un attimo mi sono illusa che fossero così grandiosi da accettare anche i cani ma Frodo resta a casa ;( Sono comunque avanti rispetto a noi gli inglesi e voi in questi post li state raccontando alla grande. Brava, complimenti e complimenti ai due modell, Giovanni e Frodo! E per conludere, vi adotto per la #campagna #adotta1blogger, comunità su FB, spero vi faccia piacere, da una idea di Paola Chiesa!

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    • aprile 27, 2015 alle 9:52
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      Gli inglesi sono, come ogni popolo, pieni di contraddizioni, i cani educati verranno forse un giorno ammessi anche nei musei, ma non sarà la Gran Bretagna a cominciare. Abbiamo trovato notevoli difficoltà a trovare alberghi, ristoranti e pub in cui ti fanno entrare col cane. Molto meglio in Italia, favolosa l’Austria. Molto meglio la situazione trasporti inglesi (cani ammessi ovunque).
      Grazie mille della nomina, ho cercato un po’ su FB ma mica riesco a trovare qualcosa… me ne manderesti il link? Grazie mille davvero per averci pensato <3

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Quattro chiacchiere ed una tazza di... te!

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