Liverpool Lord Street

(Parte I del nostro viaggio a Liverpool)

Stanchi fino all’ultimo muscolo. La giornata ci ha visto percorrere Liverpool in lungo ed in largo. Anzi più in lungo che in largo. Come ogni volta che sappiamo di dover visitare un museo assieme e non a turno, ci tocca di far fare una bella passeggiata mattiniera a His Majesty The Dog. E mentre passeggiamo cercando di fiaccarlo ci imbattiamo nella Cattedrale di Liverpool, che poi si trova proprio vicino l’hotel.

Di quanto sia grande te ne rendi conto solo quando ci arrivi vicino e cominci a fare le debite proporzioni. Un gotico di inizi… ‘900! La chiesa anglicana più grande d’Europa ha le dimensioni del Duomo di Milano. Ma come mai avranno deciso di costruire una chiesa così grande proprio allora, e quale determinazione è servita a mandarne avanti la costruzione in un periodo difficile tra ben due conflitti mondiali?

Ad ogni modo la Cattedrale fa parte di questa Liverpool in cui vedo grandi e grandissimi spazi, larghissime strade e relativamente poca gente in giro. Forse è perché siamo ad agosto: studenti, residenti, lavoratori sono via per le vacanze.

 Liverpool Cathedral

Siamo qui con la scusa ufficiale di voler visitare il Museo dei Beatles, di cui nessuno di noi due è un particolare fan, ne conosciamo il repertorio più popolare. Gianni da ragazzo li detestava cordialmente, come ogni buon Rocker, preferendogli i Rolling Stones ed una lunga serie di musicisti più sgangherati. Ma ieri quando siamo passati di fronte al Mersey Maritime Museum abbiamo deciso che se c’è una città che può raccontarti il mare come poche altre al mondo questa è Liverpool. E deciso su due piedi di aggiungere un altro museo alla nostra lista dei MustSee.

Mersey Maritime Museum, la storia del Titanic ed altre navi sfortunate

L’ingresso è il solito ingresso all’inglese ai musei pubblici. Entri e sei scaraventato senza nessun filtro (altrimenti detti biglietterie, info, guardaroba ecc) nel mezzo dell’esposizione. E prima di capire qualcosa scopriamo che stiamo per visitare la storia di 3 navi la Princess of Ireland, la Lusitania, il Titanic. Lo so, lo so: state per collassare alla sola idea di risentire la litania di Celin Dion mentre Di Caprio vola a poppa con Kate Winslet. Basta! mi direte. Ed io a darvi ragione, non so (dopo il film) quante mostre siano state inventate per strappare le lacrime ai visitatori.

 Liverpool Merseyside Maritime Museum

Ma qui al film non si fa riferimento alcuno. La narrazione è affidata a lettere, documenti e testimonianze dei pochi che si salvarono e tutto quel che fu registrato durante il lungo processo che ne seguì. È una storia toccante in cui senti forte la Voce del Destino. C’è la lettera del Capitano (chiamato inaspettatamente a due settimane dalla partenza e che fino al giorno prima non sapeva che si sarebbe imbarcato), una lettera scritta alla sua bimba dalla quale ha dovuto allontanarsi in fretta e furia. In cui le chiede scusa della gita saltata, “ma ci rifaremo tra qualche settimana appena sarò di ritorno”.

Si racconta la Follia della Sicurezza, per cui le scialuppe erano in numero assolutamente insufficiente rispetto al numero dei passeggeri + equipaggio (la nave era considerata semplicemente inaffondabile, perché sciupare spazio con inutili mezzi di soccorso?). Alcune delle esigue scialuppe disponibili partono agli inizi mezze vuote: nessuno voleva abbandonare la nave “sicura”, per quel mare nero, ululante e gelido in una piccola imbarcazione. L’ennesima beffa: un ufficiale che non si imbarca all’ultimo minuto porta via con sé la chiave della cassetta del binocolo. Alla vedetta tocca scrutare l’oceano ad occhio nudo. Dalle testimonianze vien fuori che col supporto del binocolo l’allarme per l’iceberg sarebbe stato dato con un grande anticipo e la collisione evitata. Immaginate una nave da più di 2000 passeggeri ha un solo binocolo in dotazione, ed a bordo non ci si pone neppure il problema di scassinare la cassetta per poter usare l’aggeggio.

Liverpool Merseyside Maritime Museum

I Due Orologi del Titanic

La storia più toccante è custodita in una piccola vetrinetta dove tra tante foto e lettere vedi anche due orologi da taschino (un modello più piccolo, femminile, ed un classico maschile). Un marinaio di bordo e la moglie si erano scambiati gli orologi, come pegno d’amore, prima del viaggio che cadeva proprio nel loro decimo anniversario di matrimonio. Al momento della sciagura, lui compresa la sorte che gli sarebbe toccata affida il suo orologio ad una donna che aveva aiutato ad entrare in scialuppa, con la preghiera vivissima di restituirlo alla moglie. Quest’ultima anni più tardi ne avrebbe fatto dono al museo. Vederli lì assieme ricongiunti, immaginare la dignità d’un essere umano che va incontro alla morte ed invia un ultimo pensiero alla compagna di vita e allo stesso tempo salva altre tante persone, mi fa venire i brividi ogni volta che lo racconto.

In quel disastro il capitano e l’equipaggio sono morti sulla nave. Hanno aiutato i passeggeri a mettersi in salvo nelle scialuppe nella piena consapevolezza che posti per loro non ce n’erano e non ce ne sarebbero stati. Al pari loro, altri passeggeri, cedettero i posti a donne e bambini. È persino vero che l’orchestra, informata di quanto stava accadendo, scelse deliberatamente di continuare a suonare per confortare chi restava a bordo fino all’ultimo momento. Ecco questa ero convinta fosse finzione cinematografica, invece no.

Adesso io non voglio, né potrei mai, mettermi in cattedra, non ho idea di come reagirei con la morte in faccia. Né voglio parlarvi di Schettino, non mi interessa il comportamento del singolo, ma dell’ultima disgrazia della Norman Atlantic si. Come si può non chiedersi come mai nella stessa situazione 100 anni dopo ci sia stata la guerra per la salvezza, tante donne hanno dichiarato di essere state allontanate dai soccorsi da uomini più forti di loro, gli stessi che non hanno esitato a passare sui bambini? Io non so rispondere, ma la domanda mi torna in testa: cosa è cambiato da quella società che affrontava la morte con dignità (e ribadisco, non credo sia facile) cedendo ai più deboli il posto della salvezza a quella odierna in cui regna la furia selvaggia? Cosa è cambiato da allora? Dove sono gli eroi semplici di quei giorni? Forse è solo una sfaccettura della società dell’Individualismo?

The Beatle’s Story, il Museo di Liverpool dedicato ai Beatles

Ci è voluto un po’ (ed anche un caffè e qualcos’altro) per riprenderci da quella che doveva essere soltanto una veloce visita. Siamo arrivati tardissimo al Beatle’s story (io che ne faccio una questione morale di non vedere mai due musei in un unico giorno). Siamo nei sotterranei dell’Albert Dock, una scelta azzeccatissima per tutte le ambientazioni di Club, Pub, la sede del MerseyBeat lo storico giornale fondato da John Lennon, e tutti quei luoghi in cui si svolse la vita dei 4 ragazzi di Liverpool.

Liverpool The Beatle's Story

Malgrado i tanti visitatori il percorso con l’audioguida funziona benone. Parafernalia di ogni tipo animano le belle ricostruzioni che ti ripropongono luoghi veri o immaginari (tra questi ultimi lo Yellow Submarine). In ogni tappa del percorso puoi muoverti a scoprire piccoli dettagli, ascoltare album e testimonianze, scoprire la Casbah, il primo club in cui suonarono i Beatles, ci erano così affezionati da aiutare i proprietari con le decorazioni. Si va ad Amburgo, e da quel lungo soggiorno tornarono con una musicalità più graffiante e trasgressiva. Si incontra Mr Epstein (il manager del gruppo), si visitano gli studios di Abbey Road, si assiste alla loro tanto veloce quanto sorprendente ascesa tra scene di autentico fanatismo, poi si apprende della improvvisa rottura del gruppo e delle carriere solo dei 4.

SPOILER

Infine si arriva nella White Room, una stanza immensa tutta bianca che a fatica ne reggi la vista dopo tante ambientazioni buie. Una musica al piano riempie sottile l’aria, e quindi vedi il grande pianoforte a coda, anche lui tutto bianco. Ti volti come se cercassi John Lennon ma ovunque il vuoto fino alla lontana parete di fronte. Qui a caratteri bianchi leggi il testo che accompagna la musica:

Liverpool The Beatle's Story Liverpool The Beatle's Story

Il momento è toccante. Ve lo dico.

Sono le 19,00 troppo tardi per la seconda parte della visita. Ecco, a Liverpool un altro giorno di visita ci stava tutto. Di corsa in albergo per l’ultima passeggiata col peloso. Domani si parte.

Gallery

Liverpool The Beatle's Story Liverpool The Beatle's Story Liverpool The Beatle's Story

UK 2014 - Liverpool - 0081 UK 2014 - Liverpool - 0082

Liverpool Lost Luggage Liverpool Lost Luggage

21) Inghilterra 2014 – Liverpool, la storia di due orologi che si amarono oltre la fine.

16 pensieri su “21) Inghilterra 2014 – Liverpool, la storia di due orologi che si amarono oltre la fine.

  • febbraio 11, 2015 alle 10:41
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    Ho letto molto sulla storia del Titanic ma ogni volta che mi trovo di fronte ad un articolo come questo mi viene la pelle d’oca. Per quanto riguarda i cuori impavidi o meno avevo letto che anche ai tempi, qualche codardo, aveva rubato il posto in scialuppa a donne e bambini. Il fatto che certi episodi si ripropongano denota l’assoluta mancanza di una reale evoluzione interiore. L’uomo è semplicemente più tecnologico ma non più evoluto. Anzi, sono sicura che sarebbe più facile trovare gente, predisposta al sacrificio della propria vita per una giusta causa, in quegli anni che ai giorni d’oggi…Complimenti per le belle foto… 🙂

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  • febbraio 12, 2015 alle 0:13
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    Sono, mio malgrado, una grande individualista dunque mi rivolgo in prima persona tutte le domande che ho fatto nel post… Si anche sul Titanic ci sono stati episodi del genere, ma i numeri sono impressionanti, pochissimi in questo primo caso e troppi nel secondo….

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    • febbraio 12, 2015 alle 9:53
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      A me piace come racconti le vostre storie, sembra di essere lì con voi… 🙂

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  • febbraio 12, 2015 alle 17:16
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    Tra tutti i miei viaggi nel Regno Unito Liverpool proprio mi manca! Peccato, avrei sicuramente apprezzato 🙂

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  • febbraio 12, 2015 alle 17:27
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    Che bel post!! Mi ha ovviamente toccata dentro la storia dei due orologi, ma non nego che sono anche stata toccata dall’aver scoperto che hai una bella testa di capeli ricci: ma com’è che non me n’ero mai accorta?? Te li stiri sempre? Sono troppo belli! (il sogno di una che si ritrova con gli spaghetti in testa) 🙂
    Anch’io ero rimasta impressionata dalla Cattedrale di Liverpool, e dal fatto che in un tardo pomeriggio d’agosto, a visitarla, fossimo soltanto quattro gatti.

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    • febbraio 13, 2015 alle 8:42
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      I miei capelli meritano un post a parte. Premesso che io il massimo che faccio è andare dal parrucchiere una volta ogni due anni, ed asciugarli a testa in già per 3 MAX 5 minuti, col più banale dei phon. Il risultato finale è del tutto RANDOM, da liscio a riccio, i miei capelli sono altamente lunatici almeno quanto quella al di sotto del cuoio capelluto. Have a good day 🙂

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      • febbraio 13, 2015 alle 14:19
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        Bella la descrizione dei tuoi capelli, allor aspetto di leggere il post a parte 😉
        Anch’io comunque me li asciugo a testa in giù, due minuti netti…

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  • luglio 14, 2016 alle 9:39
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    È da un po’che penso di andare a Liverpool, da sfegatata fan dei Beatles quale sono, e sinceramente pensavo ci fosse quello, tutto ciò che può ruotare intorno ai Fab4. Ma il tuo racconto sul museo delle navi sfortunate mi ha incuriosito ancora di più. Sai che anch’io pensavo che quella dell’orchestra che ha suonato fino alla dipartita fosse solo una leggenda? Bellissimo racconto ragazzi! Vi abbraccio.

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    • luglio 21, 2016 alle 11:33
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      Buongiorno Alessia, Liverpool ed il museo dei Beatles saranno una tappa fondamentale per te se sei un’amante dei Beatles, ci sono tantissimi itinerari e posticini immancabili. Il museo Beatles Story è splendido, ma se puoi lasciati anche un pochino di tempo in più per visitare tutto-il-resto-tanto che Liverpool offre. Noi ne siamo stati sorpresi 🙂

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Quattro chiacchiere ed una tazza di... te!

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