The wrong day

(Qui per il I e II Atto)

Atto III – Il pomeriggio: un (falso) nuovo inizio, Frodo retrocede di rango, Robbi è colta da profonda nostalgia

Spesa, casa (col TomTom aggiungo ogni località in cui approdiamo), pranzo, ok. “Facciamo una passeggiata pomeridiana sull’Heritage Trail” propongo in uno slancio ottimista tipico della pancia piena. Occorre tornare a Bentham (facile ora che ho segnato la posizione sul tomtom), ma trovare l’inizio del sentiero è un’altra storia. Ricominciamo con frenate brusche, cartelli mancati, ed allegre svolte ad U. Estenuati di fronte una stazioncina vediamo un cartello che indica il sentiero. Siamo in aperta campagna ma non c’è un posto dove lasciare l’auto. Torniamo al parcheggio del mattino che è ad un paio di chilometri dall’inizio del sentiero. Volano santi.

Ci imbardiamo, passo le chiavi di casa a Giovanni poiché nella mia tasca con zip c’è anche l’Iphone che mi servirà per le foto e temo di poterle perdere. Infiliamo i guantini e con i bastoncini da Nordic Walking ci mettiamo in cammino. Proprio di fronte la chiesetta di Saint Margaret, incontriamo un’anziana signora con due border collies ai quali dà comandi, e quelli partono ad un galoppo vorticoso che li porta via di svariate centinaia di metri fino a perdersi alla vista. La signora ci spiega che la giovane cagnolina figlia fa le veci di una pecora per la madre, e lei le dà i comandi alla seconda per ricondurre la prima al gregge, per i comandi alterna voce e fischi.

Frodo cerca di intromettersi in questo gioco favoloso, ma come fa cenno di voler partecipare alla cattura della figlia, la madre lo sistema con 2 favolose ringhiate. Frodo abituato a essere sempre al centro di ogni attenzione, e soprattutto a fare il capocomandone si siede ed abbaia in segno di protesta. Faccio per riprenderlo, ma la signora dice “Non si preoccupi, si sono già ben spiegati fra loro. La madre ha spiegato a Frodo che lui non può partecipare al gioco, e lui protesta più per lesa dignità che per convinzione: ha già accettato di dover star fermo”. Parla con competenza, come una che ha allevato cani tutta la vita, e che sa che la cosa più semplice per un buon educatore è il riconoscere che per un cane non c’è migliore insegnante che un altro cane. Punto. È anziana, ci dice, ed i suoi cani per stare bene hanno bisogno di molto movimento per questo ha inventato per loro il gioco della pecora.

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Lasciamo la signora e cominciamo, sotto la pioggia, il cammino. Saliamo sui primi stiles (barriere antisconfinamento pecora) fortunatamente accessibili per Frodo che si rifà subito della grande delusione di poco prima. Ci muoviamo tra pecore, campi innacquati, vento e pioggia. Pian piano mi prende il magone, saranno pure stanchezza e stress, le sciarrate poi lasciano sempre un segno. Comincio a rimuginare sul senso di questo viaggio, 2600 km per arrivare fra campi e cacche di mucca, non c’è neppure un vero sentiero. Poi ci ritroviamo a passare tra le stalle di una fattoria sbilenca su uno strato di sterco e piscio di mucca alto 10-15cm. Quando le cose non vanno ti senti preso da un senso di responsabilità, dovevano essere le nostre amate ferie, ed invece propongo a Giovanni giornate orride in un posto ancora più orrido. Inutile cercare di pensare che viaggiare è un’avventura, che c’è l’inatteso in agguato, che Giovanni (forse anche più di me) sa prendere il lato buono e quello meno buono delle cose. Più camminavo e più mi sentivo schiacciare dal presunto (e molto self-imposed) “senso di responsabilità”. Ad ogni passo cresce il desiderio di dire lasciamo stare, torniamo a casa che oggi proprio non è cosa. Magari domani va meglio.

Ingoio il rospo, anzi i rospi, tutti gratuiti, tutti autoinflitti. Infine la passeggiata finisce e siamo alla macchina. Non vedo l’ora, Pregusto la routine che mi aspetta: doccia calda, cena, nanna. Navigatore (è una fede) e 15 lunghi minuti dopo siamo sulla soglia di casa. Gianni apre la tasca in cui c’è la chiave di casa e semplicemente la chiave non c’è. Lo guardo smarrita.

Atto IV: la tragedia, anglo-italian culture clash, ed il cane stupratore di vecchiette (vecchiette cani)

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Calma. Giovanni svuota la tasca e con mio orrore scopro che la tasca riservata solamente alle chiavi di casa contiene anche gli occhiali da sole e le bustine nere che usiamo per raccogliere le spuppe di Frodo. E ci vuole ancora più calma da parte mia per non sbraitare “Ma come non mi tengo io la chiave perché nella tasca c’è il cellulare e tu la infili in una tasca in cui c’è ogni genere di mercanzia?”. Mi trattengo, ora serve sangue freddo. Gianni si toglie la giacca, svuota per terra ogni singola tasca, tanto per non sbagliarmi faccio anch’io la stessa cosa. Frughiamo le tasche dei pantaloni, poi l’auto centimetro per centimetro. Infine non resta che accettare l’evidenza: abbiamo smarrito le chiavi di casa. Giovanni ricostruisce subito: “Devono essermi cadute quando ho sfilato uno dei sacchetti per raccogliere la spuppa di Frodo. è l’unica occasione in cui ho aperto il taschino, con la pioggia non ho mai preso gli occhiali da sole”. Vorrei gridare accidenti alla tua fissa di raccogliere anche in aperta campagna tra infinite cacche di pecora e mucca. Il Governo UK te lo chiede e God Save the Queen. E ti immagini se per una di quelle irripetibili combinazioni la chiave di casa è rimasta nel sacchetto della spuppa, e già ci vedo a scassinare l’apposito raccoglitore e palpeggiare le centinaia di sacchetti di cacche canine, riconoscendo quelle dei border da quelle dei piccoletti, da quelle dei San Bernardo.

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Faccio un ultimo disperato tentativo: un giro della casa, ci sono 3 ingressi ed infinite finestre, magari ne abbiamo lasciata una aperta. Niente da fare! Di nuovo in auto per la milionesima volta sulla strada da casa a Bentham, disperati e col cuore in gola. Pregusto la chiamata ad i nostri ospiti “Ciao siamo gli italiani a casa vostra da manco 24ore e già abbiamo perso le vostre chiavi. Lo so che siete a 400km di distanza nel nord della Scozia e siete arrivati solo ieri sera, ma dovete tornare ad aprirci casa e chiaramente, già che ci siete, vi conviene cambiare le 3 serrature che chissà le chiavi potrebbero trovarsi nelle mani dell’uomo del Tourist Info (o delle due signore, perfette per una versione di Arsenico e Vecchi Merletti)”.

Siamo sulla scena del delitto, di fronte la chiesa dove abbiamo trovato i border collies. Gianni identifica il luogo in cui Frodo aveva lasciato la sua spuppa, l’erba è alta 40-50 cm, e chiaramente non si vede nulla. È come cercare l’ago in un pagliaio. Vedo la telefonata agli ospiti farsi più vicina, quanto saranno felici: la nostra giornata nera si espande a macchia d’olio divenendo una giornata di sfiga di massa. Frodo, come ogni cane sensibile che intuisce lo stato di frustrazione del padrone, è felice quanto mai nel vedere raddoppiata la gita giornaliera. Ci mettiamo ginocchioni sfregando le mani su ogni centimetro d’erba e terra, e fa niente che infiniti cani ci siano passati, con pecore, e bestie varie. Cerchiamo cerchiamo cerchiamo. Si avvicina una signora con due labrador. Deve essere una vista alquanto peculiare: Frodo seduto di fronte e noi a 4 zampe a strusciare nell’erba. “Avete perso qualcosa?” chiede lei. Meno male che Giovanni non può risponderle in inglese “No stiamo insegnando al cane come camminare”. Io le spiego il problema, ma alla maniera inglese, un po’ casuale senza drammatizzare come fosse una cosa che ti accade ogni 2-3 giorni e che tu affronti con perfetto aplomb britannico. Ruolo estremamente difficile da sostenere, se dietro di te c’è un italiano a sangue caldo che sbraita e borbotta contro quella che né aiuta né si fa i cazzi suoi. Tanto perché il mio cane deve dare sempre il suo contributo all’amata famiglia e sentirsi utile anche lui, Frodo cerca di montare entrambe le labrador, che la padrona mi svela avere più di 12 anni, essere state sterilizzate quando ne avevano due, ed avere assieme qualcosa come 10 ernie al disco per cui di tutto hanno bisogno tranne di quello stupratore matto.

Cerco di tenere a bada Frodo, di coprire i borbottii di Giovanni e di conquistare la signora con la mia… ehm contenenza perché lei con perfetta non-chalance tra il racconto di un’ernia e l’altra ha detto “vi servirebbe un metal detector”, parlasse italiano Giovanni le avrebbe risposto “Grazie, ma come non ho fatto a pensarci prima? Robbi vai a prendere quello più vicino ne ho uno in auto ed uno nella tasca della giacca”. Differenze culturali, che volete farci, io traduco per la signora “Ci farebbe proprio comodo, ma dove trovarne uno?” e lei sempre casualmente “ho un amico che ne ha uno e vive da queste parti”. Mi prende un colpo, tossisco e dò un calcio a Giovanni che continua a dire gentili parole alla signora. Chiudo Frodo in macchina. E dopo una pausa di pretesa indifferenza, come se chiedessi a me stessa sussurro “ma sarà il caso di disturbare questo amico, vive molto lontano di qui?”. Qui comincia a venire fuori la parte più inglese di lei “Si, ma non so se chiamarlo a quest’ora: e se il metal detector non fosse a portata di mano?”. Se adesso io facessi l’errore di prostrarmi ai suoi piedi e la invocassi di non lasciare due poveri italiani a patire il freddo di una notte inglese, quella mi camminerebbe di sopra e se ne andrebbe a casa. Invece con distacco dico “Mah, direi che non è il caso di chiamarlo, le chiavi sono qui e verranno fuori”.

Lei “Beh se non le trovate, lui non vive poi troppo lontano”

Io “Si, ma per il momento lasciamo stare, non vorrei disturbare, le chiavi sono qui e le troveremo”

Lei “Ma con il metal detector fareste prima”

Io “Certo, ma aspettiamo un po’, tra 15-20 minuti sarà scuro se non le trovassimo fino ad allora potremmo pensare di …” e mi inchino nell’erba, quasi a mostrare che sono tranquilla che lei ci sia o meno.

Lei si allontana sconfitta “allora sono qui di sotto e mi date voce se non le trovate” e si avvia.

Mi sono inginocchiata in un punto a caso, più per sostenere il mio ruolo che non per cercare realmente. Ma un bagliuccichio cattura il mio sguardo, incredula allungo la mano ed ancora più incredula la ritiro con le chiavi, le nostre chiavi! Urlo di gioia, Giovanni di più, chi se ne frega di pretendere più ogni traccia di Britannicità. Gridiamo, urliamo e scoppio a piangere per suggellare con le lacrime le amarezze del giorno. Giovanni mi abbraccia e se fosse più vicina avrebbe baciato anche la signora. Niente più telefonate in Scozia, né notti all’agghiaccio, l’unico col muso è il cane cui ho impedito di compiere due stupri facili facili.

Sipario

14) Inghilterra 2014 – La Giornata Nera – Atto III e IV e Gran Finale

16 pensieri su “14) Inghilterra 2014 – La Giornata Nera – Atto III e IV e Gran Finale

  • dicembre 19, 2014 alle 10:47
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    ahahahahah ho intuito la tragedia in arrivo quando ho letto che hai dato a lui le chiavi da conservare!!! Ma poi…perche’ raccogliere la “spuppa” in un campo pieno di “spuppe”? ahahahah immagino la scena…Mi chiedo quale forza vi abbia trattenuti dal tirare una palata di “spuppa” (vista l’abbondanza) in faccia alla signora per ringraziarla del suo pensiero riguardo il metal detector!!! Fantastico invece il gioco della pecora…sarebbe da provare!!! 😉

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  • dicembre 19, 2014 alle 14:16
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    1) Manie inglesi, le spuppe dei cani non sono naturali come quelle di mucche e pecore (potrebbero diffondere parassiti dannosi per le greggi), sicchè in ogni parco, bosco per quanto selvaggio è richiesto di raccogliere. 2) Giovanni ci è andato molto ma molto vicino (io ero in uno dei compromessi sociali di cui si parlava ieri sul tuo blog… molto paracula per convenienza e speranza) 3) I Border erano fantastici li vedevi sfrecciare prima uno e poi l’altro a comando percorrendo centinaia e centinaia di metri fino a sparire completamente dalla vista…. Rimpiango solo che dato il mio stato paranoico non ho fatto neppure una foto. Mannaggia 🙂

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  • dicembre 19, 2014 alle 16:18
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    😀 ahahah! ad un certo punto ho pensato! E voi vedere che è stata la Signora a rubarsi le chiavi!! 😀 !!

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    • dicembre 19, 2014 alle 16:44
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      Ecco forse questa è una delle pochissime cose cui in quel momento non abbiamo pensato…. ma avremmo dovuto! 😀

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  • dicembre 19, 2014 alle 22:50
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    AAAH AH AH leggere questo articolo prima di andare a dormire mi ha rimesso l’adrenalina in circolo e ora non ho più sonno!! Frodo, poi, è un mito di cane, se si è messo a montare cagnette anziane in un momento di tragedia come quello, ah ah ah! Basta, devo dormire, non vi leggerò più prima di addormentarmi! Però ti prego, scrivi ancora cronache così che mi mettono di buonumore che la metà basta. Notte! 🙂

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      • dicembre 22, 2014 alle 8:23
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        Sì per questo ho cercato di metterti in guardia quando sotto qualche foto piovevano “quanto è dolce”, “quanto è caro”… perché lui è anche un gran para***o lui. Però lo adoro, vabbé ci sono cascata anch’io… 😉

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    • dicembre 22, 2014 alle 8:34
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      Eli, una vera gioia averti qui e di averti fatto ridere un po’… quanto all’insonnia dovrò inserirla nelle modalità d’uso, cautele ed avvertenze per la lettura del nostro blog 😀

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      • dicembre 22, 2014 alle 8:41
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        Frodo: cani e gatti sanno come farsi amare per quello che sono: dei gran fetenti!
        Insonnia: ecco, scrivi il tuo disclaimer: da leggere solo la mattina, per fare energia e gioia alla giornata che sta iniziando 😉

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  • dicembre 22, 2014 alle 8:41
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    *Non “fare”: dare energia e gioia. Sono le 20.40 e non mi sono ancora svegliata del tutto.

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  • giugno 9, 2015 alle 23:34
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    Ma siete meravigliosi!!! Vi ho appena scoperti e dopo aver letto queste avventure vi adoro!! Avevamo un pelosone anche noi e lo abbiamo portato sempre in montagna a camminare!!

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    • giugno 10, 2015 alle 8:03
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      Buongiorno Alessandra, sono contenta se siamo riusciti a farti fare due risate. Il tuo pelosone non c’è più? 🙁 ma restano ricordi di mille avventure assieme, immagino. “I viaggi dei Rospi?!?” Devo, dico devo ricambiare la visita! A tra poco.

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Quattro chiacchiere ed una tazza di... te!

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