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Prologo

C’è sempre in un viaggio, specialmente in un lungo viaggio, una giornata in cui tutto fila per il verso sbagliato a cominciare dall’umore. Né si possono trascurare i fattori ambientali: le tante ore di guida sul lato sbagliato della strada, il traffico abnorme, l’arrivo in un posto con cielo nero, pioggia battente, casa fredda.

Atto I – Un presagio anzi due: il postino silenzioso ed il Tomtom confuso

postbox in the country

Al mattino tanto per sintonizzarci subito sul mood più giusto, cominciamo subito con qualche allegra sciarratina con Giovanni, ovviamente su cose futili ed insignificanti (il coperchio della marmellata, le briciole sul tavolo, il tono con cui ieri mi ha detto che…, come gli ho risposto 4 anni fa, ecc). Ma il vero presagio arriva qualche minuto dopo. Siamo arrivati ieri sera ed oggi vorremmo andare a fare un po’ di spesa a Bentham, il paesello ben visibile da casa giù nella vallata.

Mentre stiamo per uscire incrociamo il postino, prendo la posta, e più con l’intento di fare conversazione che di ottenere informazioni gli chiedo se per andare a Bentham ci convenga prendere la strada a destra o a sinistra della casa. Questo si blocca d’un tratto, pensa in silenzio per un tempo improbabile, ed io credendo che si tratti del mio inglese gli ripeto la domanda. Quello si imparpaglia ancor di più, c’è una seconda pausa di surreale silenzio, durante la quale mi chiedo se io stia sbagliando lingua, se quello sia uno straniero, se di nuovo non ha capito la domanda, se crede che gli abbia proposto un rebus la cui soluzione è da cercare al di là del significato apparente ed ovvio delle mie parole. Poi tra l’imbarazzato ed il confuso ammette che “As a matter of fact I don’t know”. Mette in moto e se ne va, lasciandomi incredula sulla soglia di casa. Diamine, ho chiesto al postino della Royal Mail quello che va nella brughiera tra le contrade più nascoste della campagna a scovare improbabili mail-box nascoste tra i rovi o si trattava di un immigrato sbarcato ieri che parla solo Burundese? Sono turbata più di tutto dal suo comportamento che è passato da Very Friendly quando mi ha consegnato la posta, alla sua fuga lapidale.

Sconvolta mi infilo in auto. Per prudenza inserisco il navigatore e scopro il 1° bug dopo 5 anni (e 30mila chilometri) di avventure in Europa. Se digito Bentham, lui riconosce solo la strada di casa, se cerco il centro storico Bentham-Lancashire diventa Bentham-Colchester. Ok, niente navigatore, ma ci sono le indicazioni stradali e siamo davvero vicini.

Ci sbagliamo. Non per niente Alice nel Paese delle Meraviglie nasce in Inghilterra. Una volta in pianura le strade per Bentham sono molteplici, ogni incrocio ci dice che prendendo a destra, sinistra, di fronte (magari tornando indietro) sempre a Bentham arriveremo. Sembrerebbe che se in Italia tutte le strade portano a Roma, in Gran Bretagna ci sia Bentham come destinazione finale.

LE ampie strade nelle Yorkshire Dales

Macché! Dopo 20 minuti cominciamo ad accumulare una snervante serie di inversioni ad U. Tanto più che le strade tra i rovi sono spesso delle monocorsia e bisogna accumulare chilometri prima di poter svoltare. Ci ritroviamo in una serie di paesini in cui non avevamo nessuna intenzione di andare. E Giovanni per il quale abbassare il finestrino e chiedere informazioni ai passanti equivale a confessare che la propria vita è un completo fallimento, continua a svoltare e rivoltare convinto che prima o poi, non fosse che per legge statistica, esauriremo tutte le possibile strade ed imboccheremo quella giusta. Non ha fatto i conti col fatto che ci troviamo nelle Yorkshire Dales ed ogni chilometro quadro di terreno è coperto da un fitto reticolo di migliaia di chilometri di stradine che, nel bene o nel male, non portano da nessuna parte.

L’atmosfera in auto si riscalda Giovanni se la prende con me perché sono un navigatore incapace, ed io con lui come autista improbabile che meno conosce le strade più corre. Quando si lascia alle spalle l’indicazione di un Tourist Information (in dio sa quale sperduto paesello dello Yorkshire) scatto su tutte le furie. Lui schianta i freni: cambio guida. 20km più avanti riesco a fare inversione, e fregandomene allegramente di chi c’è dietro procedo a 10km orari per essere certa di non perdere nessuna indicazione. Una strategia che Giovanni non potrebbe mai adottare, perché, se c’è uno dietro, lui, per un inspiegabile riflesso ossessivo-compulsivo, deve accelerare fino a lasciarlo miglia più indietro, una pesante tara di quando faceva podistica a livello agonistico, credo.

Atto II: Tourist Information per caso

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In qualche modo guadagniamo il Tourist Info. Due anziane simpaticissime signore mi accolgono sorridenti e gentili, dandomi il benvenuto ad Ingleton. Giacché sono qui, tanto vale chiedere informazioni sull’area. Saremo qui per una settimana ci piace fare hiking (con il cane), e visitare piccoli borghi, cosa ci consigliate? Quelle si guardano tra il sorpreso ed il divertito, con l’espressione di chi fino ad un secondo prima si è occupato di tutte altre cose nella vita (servire il tè, sferruzzare a maglia, sfornare scones) e si trova improvvisamente di fronte ad una domanda inaspettata. Dopo essersi ripetute l’un l’altra per svariate volte la domanda “Oh dear me, what can they do here for a week?” una si illumina e chiede all’altra “Maybe the waterfalls?” e l’altra annuisce tutta felice “Yes, the waterfalls, that’s a lovely idea” ed euforiche si mettono entrambe alla ricerca di un leaflet per riemergere qualche dieci minuti dopo, con un foglietto sgualcito. Il processo si ripete 3-4 volte producendo un risultato alla volta. Meno male che Giovanni è in auto, ed ignora tutto quanto stia avvenendo qui dentro.

Adesso però, mi rendo conto, siamo alla domanda più difficile: come arrivo a Bentham da qui? “O siamo molto, molto vicini” dice incoraggiante l’una, le fa eco l’altra “e ci sono molte strade per arrivare a Bentham”. Devo averle lanciato uno sguardo omicida, le ho strappato una cartina alquanto generica di mano e sono tornata all’auto col cuore in tumulto.

Con Giovanni non proferisco parola, studio la cartina e mi affido al caso ed alla mia tattica del 10km orari. 20 minuti dopo arriviamo a Bentham (soli 7km più in là di Ingleton, ma alla mia velocità…). Bentham è un paesello senza tratti distintivi: un pugno di casette e 7-8 negozietti sulla Main Street di fronte ai quali si può parcheggiare per MAX 30 minuti. Visto che dobbiamo fare spesa “grossa” suggerisco di lasciare la macchina al parcheggio per soste lunghe, di cui abbiamo visto le indicazioni qualche centinaio di metri prima. Retrofront, e siamo al parcheggio a 2km dai negozi. Nuova sciarratina.

Entro anche nel Tourist Office di Bentham, perché mi sono resa conto che nessun centro informazioni ti dice cose da fare nelle Yorkshire Dales, ogni paesello ti indica solo le cose che si possono fare nei suoi ristretti confini. A fare accoglienza questa volta è un povero disastrato, cui in gioventù alcool e pastiglie di troppo hanno bruciato per sempre i neuroni della velocità, è gentilissimo ma tutto procede come ad Ingleton (stesse frasi, stesso stupore, stesso frugare nella memoria a cercare qualcosa da poter proporre al turista come se fosse la prima volta nella vita che uno gli chiede: cosa posso fare/visitare?) col bonus che lecca il pollice a stampigliare la sua impronta digitale con la saliva su ogni singolo foglio di carta che mi passa. Le unghie nere e lerce, i jeans non lavati da qualche anno aggiungono un tono gotico all’esperienza.

Cala il sipario sul II ATTO

(to be continued)

13) Inghilterra 2014 – La giornata nera – Atto I e II
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11 pensieri su “13) Inghilterra 2014 – La giornata nera – Atto I e II

  • dicembre 15, 2014 alle 16:26
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    ahahahah troppo da ridere! Cmq anche mio marito soffre della stessa patologia quando guida. Piu’ volentieri si perde dieci volte ed allunga di 100 km ma mai…maiiiiiiiiiii fermarsi a chiedere un’informazione! Proporrei invece un attimo di silenzio per il postino…

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    • dicembre 16, 2014 alle 8:47
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      Ma sei una Roberta, non una Ughetta…. ma sono decisa a trovare il vostro Ugo in famiglia 😉
      Per il postino ho ancora gli incubi di notte…
      LE donne sono di Venere e gli uomini di Marte ha evidentemente una sua ragion d’essere.
      Se hai riso adesso garantisco che i guai veri erano tutti da venire, questo era solo il preambolo…

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      • dicembre 16, 2014 alle 9:05
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        ahahahah sono curiosa di leggere il seguito…non oso immaginare!!! Io sono Roberta ma credo di avere dentro me un’Ughetta degna del ragionier ahahahah!!! 🙂

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  • dicembre 16, 2014 alle 10:22
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    Che bel racconto 😀 !! Allora tutte le strade portano a Bentham si ? ahah!
    Ciao!!
    dueingiro.blogspot.it

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  • dicembre 19, 2014 alle 22:38
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    Che ridere questo post!! (voi ridevate di meno…). Se ti consola, non è una peculiarità del maschio italiano, quella di farsi uccidere piuttosto che chiedere informazioni ai passanti: ero con Hamed dopo il confine tra Oman e Dubai, non trovavamo la strada per il resort, incrociavamo persone per strada e quando gli intimavo di fermarsi e chiedere lui rispondeva con un unico monosillabo: “Mpf”. Alla fine siamo arrivati sì a destinazione, ma due ore dopo. Da strozzarlo! Ora vado a leggermi la parte seconda che sono troppo curiosa.
    PS: quando le giornate cominciano con le liti su cose successe secoli prima, meglio disfare le valigie, mettersi sotto le coperte e dormire.

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    • dicembre 22, 2014 alle 8:32
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      Ma tu pensa, e addirittura Uga (che sarebbe Roberta di A saperlo prima) mi ha segnalato un libro di Allan & Barbara Pease e si intitola “Perche’ le donne non sanno leggere le cartine e gli uomini non si fermano mai a chiedere?”… dunque la questione è globale e non si cura di confini nazionali e culturali… Che abbiamo trovato la ricetta per portare la pace nel mondo attraverso la solidarietà di genere? Altro argomento beyond-national-boundaries-&-religions è il rapporto con le suocere… 😉

      Concordo pienamente sulla tua analisi sul tipo di litigate senza senso, non saremmo mai dovuti uscire di casa quel giorno, almeno non assieme 😀

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      • dicembre 22, 2014 alle 8:39
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        Conosco Uga e avevo già letto che era stato segnalato quel libro, che mi sono appuntata 😉 Le suocere? Le mamme dei miei ex sono sempre state abbastanza un incubo, magari ne faccio un post.
        Ah ah infatti: non insieme! 😉 Buona giornata!

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        • dicembre 22, 2014 alle 8:59
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          Si, si … un tuo post sulle suocere proprio mi piacerebbe, e sento che sarebbe più tragicomico del nostro 😉

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Quattro chiacchiere ed una tazza di... te!

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