Quando lo Skogskyrkogården, il Cimitero del Bosco di Stoccolma conosciuto anche come Woodland Cemetery, fu creato nel corso del 1900 dagli architetti Gunnar Asplund e Sigurd Lewerentz, era completamente diverso da tutti i cimiteri occidentali del tempo. Tanto da divenire una fonte di ispirazione e modello nel mondo. Ancora oggi considerato una delle più importanti creazioni dell’arte moderna, nel 1994 fu iscritto al Patrimonio Unesco. Il Cimitero del Bosco di Stoccolma era riconosciuto come sito naturale e culturale unico nella storia della terra e dell’umanità, e come tale da preservare per le future generazioni. È uno dei 14 beni del Patrimonio Unesco esistenti in Svezia.

L’esperienza umana della morte ed il cammino della consolazione

I due architetti Svedesi curarono l’intero cimitero dalla disposizione del verde, a quella delle cappelle, ad ogni singolo minore dettaglio. Si concentrarono sull’esperienza di chi viene qui a lasciare il proprio caro e deve fare i conti con il proprio dolore, come con il senso della vita e della morte. Fin dall’ampio ingresso in leggera salita sui prati verdi si erge la grande croce, da non intendersi come simbolo religioso ma come simbolo del ciclo vita morte. Di fronte ad essa il crematorio e le 3 cappelle: della  Fede, della Speranza, e della Croce.

Seguendo il Sentiero delle 7 Sorgenti completamente immerso da pini alti più di 20 metri, si accompagnano i propri cari alla Cappella della Resurrezione. Lo stesso percorso preso dopo le celebrazioni della messa, nella direzione opposta, conduce al Boschetto della Meditazione, situato su una collinetta cui si accede tramite una lunga scala. E qui dove soffia il vento a scompigliare i pensieri che i due architetti hanno pensato di offrire un primo rifugio a chi porterà il lutto. Qui dove lo sguardo può perdersi tra cielo ed orizzonte, si inizia il percorso della vita dopo una perdita.

Il Cimitero del Bosco di Stoccolma ci ricorda che siamo una piccola parte di un tutto ben più vasto

È la natura, la possente natura nordica, la grande protagonista in questo cimitero senza monumenti personali. Perché solo la natura può se non lenire il dolore, restituirgli una dimensione universale. Quelle 100mila piccole tombe nel basso del bosco sono solo una piccola, seppure cara parte, di questo luogo dominato dai giganti. Siamo arrivati qui sulle orme di Claudio Magris, in uno dei libri che mi sono più cari dell’intera letteratura di viaggio, e non saprei mai spiegarvi il Woodland Cemetery come lo fa lui:

“Qui la morte sembra uguaglianza, fraternità; la naturalezza di un evento familiare e ovvio come respirare, dormire, camminare, che non conosce distinzioni e gerarchie e ignora la pompa funebre. Alcune cappelle, come quella della Resurrezione, si impongono con evidenza all’attenzione e hanno un ruolo centrale nella topografia e nelle cerimonie, ma altre spuntano d’improvviso alla svolta di un sentiero, capanne di legno di boscaioli piuttosto che chiese, rifugi in cui ripararsi dalla pioggia più che luoghi di preghiera o di esequie – anche se forse un albero, sotto il quale ci si siede per riprendere fiato, può essere un buon posto per pregare, più di altri, ufficialmente deputati alla devozione.

I nostri cimiteri di pietra sono uno spazio-tempo dedicato alla morte, cui si pensa doverosamente durante la compunta e breve visita e che si dimentica appena usciti. Qui la visita non è un rituale funebre, quanto piuttosto un girovagare nella foresta e percepire il suo respiro; si è attenti agli alberi, all’indicibile tenerezza delle slanciate betulle, al rosso delle foglie, ai rami che la luce limpida e bianca ritaglia nitidi contro il cielo, alle orme di qualche animale, al richiamo di un uccello. Quei defunti sparpagliati intorno non sono più anonimi o irreali né più inquietanti o sublimati della folla fra cui ci si muove ogni giorno per le strade. Non ci sarebbe nulla di profanatorio se su questi prati si venisse a giocare o a fare l’amore. Il pensiero della morte va e viene, benevolo e indifferente; una lapide lo fa riemergere e un ciuffo di abeti su una collina, simile a uno squadrone di cavalieri con le lance pronti a gettarsi nella battaglia, lo porta via. Qualche tomba ha solo una croce o neppure quella, soltanto un pezzo di legno infilzato sul terreno; i fiori sono allora un freschissimo e minimo mazzolino posato sulla terra o sull’erba. Margit, che sta ai margini di un viottolo, sotto grandi abeti scuri, ha solo il nome, non il cognome, come Vilhelm, a pochi passi da lei.

Gli architetti del cimitero si proponevano di sviare l’attenzione dei vivi dalla tristezza della morte, di creare una confidenza sensuale con la natura, con la foresta che parla ai sensi con i suoi odori, i suoi colori, la corteccia ruvida al tatto, il sapore acerbo delle bacche da masticare e sputare. La foresta è un giusto scenario per chi non si sente solo con la sua angoscia, ma inserito nel mondo che lo circonda e nelle generazioni, nella storia della specie e in quella ancora più grande di cui anche la specie non è che un breve momento

Claudio Magris, L’infinito viaggiare

Nel Centro Informativo ho trovato uno splendido libro “Tallum, Gunnar Asplund’s & Sigurd Lewerenz’s: Woodland Cemetery in Stockholm“. Tallum è il vecchio nome del Cimitero, il libro è scritto da Bengt O.H. Johansson, ed è una una delle pochissime testimonianza scritte del Cimitero del Bosco di Stoccolma. Le foto sono state commissionate all’italiano Fabio Galli, che ha seguito il Woodland Cemetery nel corso di un intero anno, per mostrarne l’alternarsi delle stagioni, delle ore del giorno e della notte. Anche nelle foto è la natura la grande protagonista e vi lascio a questa foto che mostra il Cimitero nella neve, più ovattato ed intimo che mai, con quelle semplici crocette di legno che tanto avevano colpito Magris…

 

Qui è sepolta l’indimenticabile Greta Garbo, ci sono fiori per lei, forse un angolino speciale, ma per il resto solo una lapide, con la sua firma elegante, bella come è stata lei. Poco distante la Cappella del Bosco, con il suo tetto conico che ricorda le tende dei nomadi del grande freddo, e su di essa l’Angelo della Morte di Miller. Un angelo dorato, per nulla oscuro.

Informazioni utili per la visita al Cimitero del Bosco di Stoccolma

Il Cimitero si trova nel quartiere di Enskede a Sud di Stoccolma, ci si arriva agevolmente prendendo la metropolitana in centro. Linea Verde direzione Farsta Strand, la stazione di fermata è la “Skogskyrkogården”. Di qui costeggiando un viale alberato lungo il muro di granito che circonda il cimtero si arriva in 300-400 mt di cammino all’ingresso del Woodland Cemetery.

Sul sito internet (in inglese) tutte le informazioni, anche per un’eventuale visita guidata:

Skogskyrkogården, Woodland Cemetery  – in inglese

Il Cimitero è sempre aperto ai pedoni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Further Reading:

Skogskyrkogården o Woodland Cemetery, il Cimitero del Bosco di Stoccolma

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