Arcipelago di Stoccolma ed Isola di Moja

L’arcipelago di Stoccolma è una delle mete da non mancare in un viaggio a Stoccolma o in Svezia. Vi portiamo nell’Isola di Moja, con i suoi villaggi di pescatori, le sue casette rosse e la chiesa bianca di Berg, tutta in legno, del tardo ‘700 e di lì esploriamo a piedi l’isola per raggiungere il villaggio di Ramsmora ed il ristorante del pescatore Wikstroms Fisk. Durante il ritorno cadremo vittime dell’Incantesimo dell’Arcipelago… senza svelarvi altro vi lascio direttamente a quanto scritto nel diario di viaggio di quel giorno indimenticabile.

Il traghetto per l’Isola di Moja

Stamani partenza comoda dal nostro cottage dello scambio casa nell’arcipelago di Stoccolma, più precisamente siamo nell’isola di Värmdö, vicini alla marina di Bullandö.  Ci mettiamo in auto alle 9,30 per prendere alle 11,00 il ferry da Sollenkroka verso l’isola di Moja.  Ci vogliono lunghi 40 minuti per arrivare al bivio di Stavsnäs (che in linea d’aria sarebbe esattamente di fronte casa ma bisogno fare il giro perché – fortunatamente – non c’è un ponte) e poi di lì si risale sull’isola di Djurö, qui – fortunatamente – il breve ponte c’è per arrivare da un’isola all’altra.   

Occorre arrivare in orario perché i traghetti tra un’isola e l’altra a fine estate sono pochi, se perdessimo questo salterebbe la gita. Alla guida dunque resistiamo (cioè io non resisto ma Giovanni non mi asseconda) ai paesaggi belli, alle viste formidabili, niente foto, niente soste, però arriviamo in perfetto orario.

Per i paesaggi ci rifaremo con lo spettacolo dal traghetto, la traversata dura un’ora e sarà un’ora splendida piena di profili di isole ed isolotti, calette e porticcioli, scogli con un solo albero, con due alberi, con un cespuglio o 2 cespugli…

La giornata è dannatamente bella, l’aria frizzante e pulita del mare, si sta da dio!

La traversata è lunga anche per le tante fermate presso piccoli moli in cui le “solite” casette rosse splendono sotto il sole. Spesso nessuno sale e nessuno scende, ci si ferma per lasciare i quotidiani in alcuni cassoni. Poche copie, magari meno di una decina. Sul traghetto invece c’è gente ed almeno altri 4 cani sono saliti a bordo. C’è un gruppo di musicisti coi capelli lunghi, chitarre e facce un po’ sballate da troppe notti brave. Fanno un belvedere anche se sembrano appartenere più al passato che all’oggi.

Isola di Moja, Berg e la chiesa bianca

Quando sbarchiamo al molo di Berg abbiamo già gli occhi pieni di meraviglie. Qui ci aspetta un posticino silenziosissimo, ufficio turistico chiuso, museo chiuso, solo la locanda è aperta ed ai tavoli all’esterno una folla di gente felice che si gode sole, caffè, birra e qui si il chiacchiericcio e le risate riempiono l’aria.

 

Potremmo prendercela comoda, girellare comodamente qua e là tra le casette rosse e poi fermarci anche noi ai tavoli nel prato della locanda per un caffè ed un boccone.

Ma oggi abbiamo una missione. Raggiungere il ristorante del Pescatore. È a 4km di distanza da qui e dobbiamo arrivarci entro le 14,00, rigorosamente a piedi. E, dettaglio non irrilevante, non sono certa che il ristorante sia aperto. Contavo di chiedere informazioni all’ufficio turistico, si proprio quello che è chiuso….

Inoltre allo sbarco sono le 12,30: il ferry (Cinderella) ha portato ben 30 minuti di ritardo tanto per fare sentire a proprio agio noi Italiani, altrimenti esterrefatti dalla perfezione svedese, ma anche per restituirci un po’ di adrenalina.

Infine, non ho intenzione di mettermi subito in cammino, qui a Berg voglio vedere la chiesetta un po’ simbolo di Moja, tutta di legno imbiancato col campanile alto alto che svetta sulle casette rosse e ben visibile dal mare.

Arriviamo, la chiesetta è un vero splendore, questo legno bianco, il campanile che adesso contrasta contro un cielo azzurro e mozzafiato… è semplice ma ci vuol poco per essere belli nella vita. Non bisogna essere chissà quanto sofisticati, basta quel tocco di grazia, e quello non le manca.

Anche la chiesa è chiusa come tutto il resto (diamine siamo al 24 agosto non novembre!). Cioè a volere essere proprio puntigliosi la chiesa sarebbe aperta perché c’è una squadra che sta facendo i lavori, ridipingendo gli esterni, gli infissi scuri, le assi bianche rovinate dalle intemperie. Ma non hanno neanche l’ombra di un dubbio “no, non è possibile visitare la chiesa, neanche sbirciando dalla porta”. Gli Svedesi se decidono di non essere gentili (il che in verità non accade spesso) se la cavano non male. Per vendetta dal giardino/cimitero mi escono in fila 2-3 belle foto di cui mi farò vanagloriosa per il resto dei miei anni.

Mentre scendiamo dalla chiesetta (si sono fatte le 13,00) incrociamo un terzetto in bicicletta, una delle due signore mi risponde con tanta sufficienza come se fossi la più stupida delle creature sotto la volta celeste: “per andare a Ramsmora devi percorrere la strada principale”. Diamine questo lo so  “ma la strada principale è quella che comincia subito qui sotto?” “Si, certo”.

Insomma anche qui dove le auto sono ammesse (almeno così ho sentito dire) la strada è in brecciolino, e non è che sopra ci sia proprio scritto “strada principale”. Io su quest’isola sono sbarcata da 10 minuti per la prima volta nella mia vita… avrò pure il diritto di non sapere e di avere tutti i dubbi del caso!

Interviene lui, con la barbetta ed il capello brizzolato, la faccia simpatica malgrado l’aspetto truce di quella megera che gli è toccata in moglie. “Sono 4 km da qui” ci mette in guardia, io lo sento spirito affine e gli svelo il nostro piano che prevede la visita al ristorante Wikstroms Fisk a Ramsmora, sempre che sia aperto e che ci arriviamo in tempo utile per prendere il ferry delle 15,00…

Ci dà la buona nuova: “il ristorante è aperto ed in questo periodo serve ancora cibo tutto il giorno” “Hoorrray!!!”. Il ristorante non è un ristorante qualsiasi ma è il ristorante di un pescatore, che va fuori in barca al mattino presto, porta il pescato alla figlia e lei lo cucina per la gioia di ogni singola papilla gustativa di noi clienti.

Isola di Moja in cammino per Ramsmora ed il Wikstroms Fisk

Sono le 13,00, abbiamo gli zaini proprio non leggeri. Fa caldo ma noi abbiamo portato giacconi, imbottite e felpe, che il tempo qui cambia superfacilmente e noi siamo degli specialisti a scordarci i capi più caldi quando servono, e farne incetta in quelle poche occasioni in cui sono inutili.

Abbiamo la borraccia dell’acqua per noi e per Frodo che quando c’è il sole 4km sono pur sempre 4km. La macchina fotografica ed una serie di cosette tanto indispensabili quanto inutili. Ci mettiamo in cammino sulla strada sbrecciata. Cara Berg avrei voluto dedicarti qualche momento in più ma occorre arrivare entro le 14,00 a destinazione, per dare tempo al pescatore di prepararci le delizie sperate. Dopo le 15,00 il traghetto successivo è solo alle 20,00… non vogliamo correre rischi!

E si va, di buon passo. Il cane viene avvisato che non gli saranno concesse le noiosissime lunghe annusate, le piantate di zampe ad ogni muro, muretto, cespuglio… per lasciare quello che lui crede sia un indelebile ricordo per generazioni di cani a venire, bref dovrà trottare! Diversamente non gli spetterà neppure un boccone dalla tavola del pescatore. Intendiamoci per lui 4km sarebbero un gioco farebbe tutte le sue soste e poi 500-600 metri di trotterello allegro, l’andatura al passo è quanto di più terribilmente noioso i bipedi posano imporgli, ma il premio promesso vale la candela. Si va.

Vi risparmio ogni descrizioni di prati e pascoli gloriosamente verdi, di rocce tra cui sbucano ciuffi di erica in fiore, di casette rosse belle da non dirsi e  la vista che ogni tanto si apre sul mare…. A metà strada inattesa si scatena la fame più nera (e la sete, questa si rivelerà la giornata più calda del nostro soggiorno svedese), per fortuna ho un misero snack. Poi tutto d’un tratto Gianni sbotta di fronte all’assillante dubbio che gli sta amareggiando la vita da quando ci siamo avviati: “Siamo proprio certi che il ristorante sia aperto? Se no lo vado a cercare!” “Cercare chi?” E lui serio serio: “Il tipo con la barbetta. Si è preso una bella responsabilità avremmo potuto mangiare comodamente a Berg”. Effettivamente ho buone ragioni per credere che a Ramsmora non ci sia neppure l’ombra di un bar in questa stagione. Pensata giusta ma che, inevitabilmente, aumenta la fame.

Incredibilmente, sentendosi chiamare in causa, ecco spuntare il terzetto con le bici, le due donne non ci degnano di uno sguardo, lui ci apostrofa divertito “siete a metà strada!” Fortuna che Gianni non abbia fatto il secondo corso di inglese e non possa rispondergli!

Quando fame sole e vento ci dicono che dobbiamo aver percorso almeno il doppio dei chilometri previsti ecco il cartello del ristorante: a 500 metri! Potremmo parcheggiare il cane tra le biciclette (vedi foto), ma una promessa è pur sempre una promessa.

Il ristorante Wikstroms Fisk, Ramsmora – Isola di Moja

Ci accoglie una giovane energica donna dai capelli castani e raccolti, un perfetto mix di gentilezza ed efficienza. Le panche sono ombreggiate o al sole (non ci credo ma ombra, vogliamo ombra!) tutti gli altri avventori sono andati via, li abbiamo incrociati per strada con lo sguardo inebetito e soddisfatto di chi ha mangiato fin troppo bene. Il pescato del giorno prevede “perca” appena pescata e ci consigliano il tipico pesce affumicato.

Diciamo di dover prendere il traghetto alle 15,00 ed il servizio è superveloce, a cominciare dal tipico cestino del pane e del burro ed il romantico secchiello con sale e pepe, posate e tovaglioli. Poi arriva un brocchetta con berryjuice fatto in casa. È uno sciroppo di amarene selvatiche, more, ribes ed altri sconosciuti frutti di bosco, roba da elfi insomma, che ci ristora e ritempra in immediato.

Poi arriva sua maestà il pesce, con contorno di insalata, patate lessate belle sode come piacciono a me, una salsina di panna acida (latticello) ed erbette aromatiche – dall’orto di casa – che fa sognare ed accompagna fin troppo bene il pesce affumicato. La perca appena passata in padella con le erbette aromatiche è favolosa. Siamo in visibilio.

Poi di nuovo la signora bruna (che poi si rivelerà la figlia del pescatore) ci fa notare che il ferry è alle 14,55 e non alle 15,00 che una volta sul molo (a 500mt da qui) occorrerà tirare verso il basso la manopola del “semaforo” se no la barca non si ferma.

Paghiamo e scappiamo via contenti, rotondi e felici.

——

Vittime dell’Incantesimo dell’Arcipelago

Se fossimo viaggiatori normali le nostre avventure finirebbero con un felice ritorno a casa. Invece io, una volta sul battello, sono così rapita dai paesaggi, da quella incredibile aria di mare, che solo alle 17,00 noto che sono le 17,00. Saremmo dovuti arrivare a Sollenkroka alle 16,00 avevo chiesto al capitano conferma dell’orario e del fatto che fosse l’ultima fermata. Un altro ritardo colossale? Chiedo spiegazioni al capitano. Quello solo a vedermi sbianca. Ma come non ho visto che alle 16,00 il traghetto si è fermato per 15 minuti a Sollenkroka e che sono scesi tutti? No, certo che non mi sono accorta di nulla. E adesso, adesso stiamo arrivando di nuovo a Berg (esattamente dove siamo scesi al mattino!), ultima fermata e poi lui va a Stavsnäs a lasciare la nave. Orrore!

Quando ti sei ficcato nei guai, l’esperienza me lo ha duramente insegnato, la cosa migliore che puoi fare è scaricare colpe e responsabilità su chiunque tu abbia di fronte. “Ma come ha potuto scordarsi di avvisarci?” gli ruggisco come se da sola non avrei mai potuto guardare l’orologio e vedere che alle 16,00 eravamo puntualmente arrivati a destinazione.

Lui intimorito da tale molto-poco-svedese reazione suggerisce timidamente due soluzioni:

Soluzione 1 può lasciarci a Berg  ad attendere il temuto ferry delle 20,00 quello che con Gianni avevamo voluto a tutti i costi evitare, quello per cui abbiamo fatto con gli zaini 4km in tutta corsa sotto il sole cocente ….

Gli occhi mi si sono iniettati di sangue e lui aggiunge subito:

Soluzione n. 2, se davvero non possiamo aspettare, può darci un passaggio in nave adesso a Sollenkroka facendo una deviazione dal suo percorso. Ha 25-6 anni e mi impongo con tutti i miei bastardi 45, ben consapevole che avesse qualche anno in più mi manderebbe a cagare. Ma lui, caro ed innocente, ancora non lo sa di vivere in un perfido mondo cattivo.

Alle 18,00 sfritti e sfratti da 3 ore di nave, ma anche sfacciatamente orgogliosi del servizio taxi, siamo a Sollenkroka, facciamo il check-out al parcheggio e un ora dopo siamo a casa. Mangiamo e crolliamo tutti, cane incluso.

Coscienza sporca? Naaaa!

The archipelago spell

Come organizzare una visita all’Isola di Moja o nell’arcipelago di Stoccolma?

È possibile raggiungere l’isola di Moja direttamente da Stoccolma via Sollenkroka (dunque bus + traghetto) il mio vivissimo consiglio è comunque di dormire in un’isola per assaporarne fino in fondo l’atmosfera.

Se il vostro soggiorno a Stoccolma è molto breve valutate anche altre isole più vicine da poter visitare in giornata o una crociera tra le isole.

Trovate tute le info qui:

Il sito Visit Stockholm è un trampolino ideale per identificare la vostra isola dei sogni ed organizzare il vostro viaggio nell’arcipelago. Visitate il centro informazioni a Stoccolma, o scrivetegli: sono pieni di consigli ed ottimo materiale informativo (pdf o cartaceo).

Info sull’arcipelago (in inglese) e sull’isola di Moja:

Arcipelago di Stoccolma

Info sull’Isola

(sul secondo ci sono i titoli in inglese ed i testi in svedese…. con google translate ci si naviga comunque 🙂

Per il ristorante del pescatore visitate la pagina Facebook Wikstroms Fisk. Non fate come noi, dunque controllate giorni ed orari di apertura (che variano in base alla stagione) e prenotatevi (soprattutto in piena estate!)

Info sui traghetti e gite di giornata

Il sito della compagnia che opera i traghetti: Waxholmsbolaget qui troverete i vari orari – sempre aggiornati – online ma siccome ci sono più di 3000 isole e non so quanti diversi itinerari può diventare difficile comprendere quale orario consultare. Se siete in difficoltà contattateli direttamente.


Volete saperne di più sul nostro viaggio in Svezia?

Questo articolo fa parte del nostro On-the-road in Svezia:

qui trovate un post che racconta il viaggio e la descrizione dell’itinerario 

 

L’Isola di Moja, il ristorante del pescatore e l’incantesimo dell’arcipelago di Stoccolma
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Un pensiero su “L’Isola di Moja, il ristorante del pescatore e l’incantesimo dell’arcipelago di Stoccolma

  • ottobre 2, 2017 alle 14:04
    Permalink

    Questo è proprio il villaggio che immagino leggendo i gialli svedesi. Non che ci sia atmosfera da giallo (anche se per un attimo ho temuto per la sorte del giovane capitano del ferry ;), ma i paesaggi sono proprio quelli descritti nei romanzi: casette rosse, vecchiette a passeggio, tranquillità. E quello che avete mangiato dal pescatore? Che spettacolo, direi che è valsa la pena della scarpinata sotto il sole!
    Mi sarebbe piaciuto tanto fare un’escursione da Stoccolma, ma purtroppo avrei avuto bisogno di un giorno in più. Segno per la prossima volta.

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