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Il colpo di genio. Ogni viaggio prende carattere quando invece di muoversi sui consueti binari comincia a deviare da questi grazie ad una qualche intuizione dei viaggiatori in questione o semplicemente perché il fato ci ha messo lo zampino. O ancora, più banalmente, perché stanca di pagare i quasi E40,00 del Montebianco e aspettandomi di pagare circa altrettanto al Frejus (sono stata a Genova per due giorni e non sono più la scialacquona di sempre), studio attentamente la carta stradale e trovo un percorso alternativo. Puntiamo per Briançon e magari ci fermiamo sul Monginevrino o più avanti sulla D1091 a La Grave dove c’è anche una teleferica ed ogni guida sbava descrivendone viste meravigliose. Il percorso sarà anche più lungo ma siamo appena partiti e siamo affamati di paesaggi e di meraviglie. Inoltre è Ferragosto ed il percorso alternativo ci farà evitare chilometri di coda ai vari caselli dell’autostrada ed al tunnel del Frejus. Un genio, ve lo dicevo no?

Al mattino Zena si sveglia sotto un uragano di pioggia, rivoli e fiumi d’acqua si riversano lungo le strade. Vabbè capita. Sulle montagne piemontesi la situazione non accenna a migliorare. Valichiamo il confine ma dei panorami mozzafiato del Monginevrino non porterò che il ricordo di una manifestazione di mountain bike fallita sul nascere ed orde di ciclisti arrabbiati e infradiciati che invadono la strada. Passiamo Briançon, passiamo anche il Col du Lautaret ed i bellissimi paesaggi (quelli di là della nebbia ed acqua che scende a secchiate) senza che io me ne renda conto.

Poi appena visibile nella nebbia appare un cartello giallo “D1091 chiusa, la strada si ferma a LaGrave”. Stracolpo. Consulto freneticamente la cartina. Non trovo vie d’uscita se non fare marcia indietro e tornare a Bardonecchia (solo 83km per 1,45 minuti di percorrenza) per prendere (e pagare) il Frejus. C’est à dir oltre il danno, la beffa. Sono affranta. Poi lo sguardo corre su una stradina appena visibile sulla carta che si stacca dal Col du Lautaret (solo qualche km indietro) e si arrampica sulle montagne, raggirando il Frejus. Certo ci sono un po’ di indicatori di pendenza, certo è così contorta ed aggrovigliata su stessa che potrebbe rivelarsi più lunga della strada principale, ma esce 20km dopo il Tunnel del Frejus e l’orgoglio sarebbe salvo. In più è segnalata come strada mooooolto panoramica.

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Detto fatto, giriamo l’auto, torniamo al magnifico Col du Lautaret (l’aggettivo è della guida, noi non ci vediamo, ma ci fidiamo) e prendiamo una stradina piccola piccola che pare la stradina che porta alla casetta di qualcuno. Speriamo almeno che sia tutta asfaltata. In realtà non avrò più ragione di preoccuparmi dell’asfalto. La strada è stretta e irta come non mai, non ci sono barriere laterali e benché non si veda una cippa, ho la ben più che vaga sensazione (vogliamo chiamarla certezza?) che di sotto si apra il vuoto. I francesi spazientiti ci superano allegramente, possibilmente mentre qualche folle camper avanza in discesa sull’altra corsia, così tanto per l’ebbrezza di una buona scarica adrenalinica. Esprit français. Penso di essere agghiacciata dal terrore ma poi lo sguardo cade sul termometro in auto:

...pensavo fosse terrore invece era il termometro!
…pensavo fosse terrore invece era il termometro!

Siamo sul Passo del Galibier (2700mt) quando mi ricordo che ho un blog e che i miei lettori meritano almeno un eroico tentativo di foto. Esco scatto ‘ste due foto alla nebbia e alla pioggia, e rientrando dico che me ne strafrego del blog e de suoi lettori (ehm, scusate, ma porca miseria faceva freddo!). Passare con la mia magliettina in cotone da 35° a 4° nel giro di qualche ora richiede un physique du role che non ho più (ok, che forse non ho mai avuto, sarebbe più corretto). Poi ci appare per strada come una visione nel diradarsi della nebbia, una Fromagerie. Schianto di freni, inversione ad U tagliando la strada a due camper (vendetta!), ed abbandonato il cane in auto senza alcun senso di colpa, ci rifugiamo in quel confortevole odore di formaggio pastoso e penetrante.

Non so spiegarvi per quale strana legge biochimica appena hai dei viveri a portata di mano, la nebbia sembra meno rabbiosa, la pioggia non così orrenda, il freddo un po’ più caldo. Ringraziamo il Beaufort, facciamo incetta anche delle formaggelle di formaggio di capra (figuratevi se siamo venuti in Francia per queste) e ci rimettiamo in auto. Non potendo addentare pezzi di formaggio selvaggiamente ci fermiamo con nuovo schianto di freni (lasciando a terra le pastiglie dei freni attentamente cambiate all’alba della partenza) a Les Verneys.

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Nuova visione: una boulangerie con annessa sala da tè. Di più una sala da tè gremita di gente, con una stufa stracarica di legna, le finestre appannate dal soporifero calore interno, tintinnanti teiere, fumanti tazze di tè, zuppe, sandwiches strafarciti (solo in Italia i panini sono razionati: una misera fetta di prosciutto, un’ostia di formaggio, una fettina striminzita di insalata appassita, lo avete notato?). Insomma il paradiso. Ma davanti al paradiso c’è un guardiano, anzi una guardiana, una giovanetta ventenne tanto bionda quanto stronza. È odio – reciproco, feroce – a prima vista. No i cani non possono entrare. “Si posso farle il panino ma deve aspettare” (20 minuti mentre lei si guardava le unghie). Per ogni panino un tovagliolino di 10*7cm. Ne chiedo qualcuno di più, con faccia stufata me ne sventola UN altro. Glielo strappo di mano, augurandomi che in mezzo ci sia il suo anulare. E sbatto la porta dietro di me. Mangiamo nella nostra gelida auto con lo sguardo rivolto al paradiso caldo là dentro. Il cane non ha occhi che per il panino, e manco ci ringrazia di tanta solidarietà. I cani sono animali molto più ingrati di quel che ci sia dato di credere.

Ad ogni modo Les Verneys non mi rivedrai mai più, e ringrazia pure la bionda ventenne stronza per questo.

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Questo articolo fa parte del nostro On-the-road di casa in casa in un’Insolita Francia del Sud:

Descrizione dell’itinerario 

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Di quando volli fregare il Frejus, ed invece fu il Frejus a fregare me: un avventuroso arrivo in Francia
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3 pensieri su “Di quando volli fregare il Frejus, ed invece fu il Frejus a fregare me: un avventuroso arrivo in Francia

  • novembre 17, 2015 alle 18:10
    Permalink

    Ma Pasticciona… 😀 la strada di La Grave è chiusa dalla primavera !!! Franata galleria !
    Peccato che abbiate trovato tempaccio, il Galibier è uno dei colli più belli della Alpi italofrancesi .
    Ciao ciao
    Bau

    Rispondi
    • novembre 18, 2015 alle 11:39
      Permalink

      E non mi hai detto niente? 😉 la prossima volta ti mando il nostro itinerario per approvazione 😀

      Rispondi

Quattro chiacchiere ed una tazza di... te!

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