dans les forets

Un’altra delle ragioni per cui adoro lo #scambiocasa – e che manca nella mia lista delle 10 anzi 11 ragioni per cui si scambia casa – è che in ogni casa in cui vai, hai libero accesso ad una libreria personale. Adoro frugare tra mensole e copertine di libri, ed invariabilmente finisco col trovare autentici tesori. Questa estate a catturare la mia attenzione ci ha pensato Sylvain Tesson con il suo “Dans les forêts de Sibérie” (lo trovate in libreria anche nella versione italiana “Nelle foreste siberiane” edita da Sellerio)

L’autore è un viaggiatore di lungo corso, ha compiuto trekking impegnativi in ambienti estremi dalle Ande al Deserto dei Gobi, ed a un certo punto trova che la passione per il viaggiare sia piuttosto diventata una smania quasi fine a se stessa. Nel nostro piccolo capita a tutti di provare una simile sensazione, che non sei più capace di goderti il soggiorno in un luogo che già pensi alla prossima destinazione. Che preso da una sorta di ansia divoratrice, sei rapito da “sightseeing compulsivo” che ti fa perdere gioia e piacere della scoperta.

“Ero incatenato all’ossessione del movimento, drogato di spazio. Correvo dietro al tempo e credevo che questo si nascondesse al di là della linea dell’orizzonte (…). L’uomo libero possiede il tempo. In città i minuti, le ore, gli anni, ci scappano, fluiscono dalla piaga del tempo ferito. Qui nel rifugio, il tempo si calma. Si accoccola ai vostri piedi come fosse un vecchio cane gentile, e voi, voi vi scordate persino che lui è lì. Sono libero perché liberi sono i miei giorni.”

E dove sceglie di rifugiarsi il nostro eroe? Per 6 mesi trascorre i suoi giorni in una piccola capanna di 3mt per 3, sul lago Baikal. Nel cuore dell’inverno con temperature che scendono ai -35°. I vicini? In un altro rifugio a 40 km di distanza. Un estremista certo, ma ad un uomo così non sarebbe bastato chiudersi in un semplice casolare di campagna. Ad ogni modo qui comincia la sfida “riuscirò a stare in compagnia di me stesso per interi 6 mesi? Riuscirò a riappropriarmi del tempo? Ho una vita interiore?”. Giorno dopo giorno il diario di questo novello Robinson delle foreste, si riempie di riflessioni, di gesta quotidiane, nello sforzo di tornare padrone di tempo e profondità in un’era che ci vede sempre più impegnati a spaziare orizzontalmente su troppe info, troppe immagini, troppi impegni, troppi stimoli. Nella cabane la vita è semplice. Occorre spaccar la legna, procurarsi da mangiare in primavera, fare qualche escursione perché il corpo reclama la sua parte: non si vive di sola estasi ascetica e meditazione. Il tutto in un ambiente dove anche uscir fuori per una pipì può diventare una battaglia per la vita. Ma “il da fare” si riduce a poche operazioni, ed ogni mattina la libertà di disporre del proprio tempo al di là di ogni condizionamento che la vita civile impone.

Sullo sfondo il Bajkal, con le sue tempeste, i suoi CRACK sordi che rompono il silenzio della notte siberiana. Il Bajkal su cui camminare in inverno e navigare in canoa d’estate. Gli orsi con cui i russi convivono tranquillamente, le visite rare di altri peculiari abitanti della foresta. Un inno autoironico e profondo alla bellezza,

La Cassa dei Libri

Ma non ho finito qui. Sono incapace di “recensire” un libro, ma estrapolare le cose che mi piacciono è quanto più adoro. La chicca che porterò con me è la seguente. Proprio nelle prime pagine Tesson ci coinvolge nella fase dei preparativi, vi risparmio le cose pratiche ed espando invece sulla “cassa dei libri”. Dovendo convivere con se stessi per 6 mesi in pressoché totale solitudine, dato un “certo senso di diffidenza nei confronti della ricchezza della propria vita interiore meglio portare una buona selezione di libri con cui riempire il proprio vuoto” ma anche con cui divertirsi perché infine avete tutto il tempo del mondo per leggere, nessuna fretta, niente TV o internet, e ripulire una cabane di 3mt per 3 non può portar via molto tempo neppure alla più scrupolosa delle massaie.

D’altronde non penserete mica di avere energia elettrica per alimentare il vostro kindle nel mezzo della foresta, vero? No, non potrete portare centinaia di ebook e decidere al momento cosa leggere. I libri dovete portarli con voi fisicamente, ed occorre che prima di partire abbiate messo giù una lista ben precisa dei 60 libri che vi seguiranno. La scelta, ne converrete, è tutt’altro che ovvia. Il saggio Tesson consiglia “L’errore sarebbe di scegliere esclusivamente delle letture difficili immaginando che la vita nei boschi vi mantenga ad un alto grado di… temperatura spirituale. Il tempo è lungo quando non si ha che Hegel per i lunghi pomeriggi nella neve” Sicché nella personale lista di libri Tesson include sì qualche testo filosofico, ma anche letteratura, poesia, libri di avventura per allietarti quando i demoni interiori minacciano la tua serenità… Adesso, mi chiedo, non sarebbe bello pensare al prossimo inverno come ad un momento ideale per dedicarsi un po’ alla lettura di una serie di libri che rinvio da un po’? Certo mancherà la poesia e l’ascetismo della cabane (e mi sta bene così, credetemi) ma potrei pur sempre fare l’elenco dei libri che avrei da sempre voluto leggere e non ho mai trovato il tempo (e la determinazione) per farlo… IDEA! Ma dovrete aspettare il prossimo post e peggio potrei persino coinvolgervi.

Per il presente di più non vi dico. Vi consiglio il libro? Caldamente. Se poi avete amato “Walden” di Thoreau e/o Robinson Crusoe, “Nelle foreste siberiane” vi appartiene di diritto.

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La rubrica #dimmicosaleggi non vi propone delle recensioni piuttosto delle riflessioni, perché un Libro Vero continua nella tua testa, persino nella tua vita, anche dopo aver voltato l’ultima pagina…

Spulcia pure nella nostra libreria su Anobii e, se ti va, nei commenti lasciami il link della tua libreria, adoro curiosare tra i libri altrui. 

#Dimmicosaleggi – Nelle foreste siberiane di Sylvain Tesson

2 pensieri su “#Dimmicosaleggi – Nelle foreste siberiane di Sylvain Tesson

  • ottobre 17, 2015 alle 15:34
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    Questo è nella mia lista di libri da leggere da tempo grazie al consiglio di un amico e il tuo post me lo conferma (Mentre leggevo ripetevo Walden, Walden, Walden… e infatti alla fine la menzione di Walden è arrivata. Anche se forse l’esperienza, da quello che leggo è stata più estrema di quella di Thoreau).

    alle prossime letture! 🙂

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    • ottobre 18, 2015 alle 8:18
      Permalink

      Buongiorno Patrick, per te appassionato (anche) di trekking come di riflessioni sul senso del viaggiare dovresti trovare un buon pane per i tuoi denti. Si, condizioni ambientali ed isolamento sono ben più estremi rispetto a Walden, e si sente anche la vicinanza “cronologica” di Tesson rispetto a Thoreau, forse anche un po’ di spirito (ironia ma anche in senso letterale, vodka) in più. Sarò curiosa di venire poi a leggere da te come lo hai trovato.

      Rispondi

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