4 hands sonata

Ci sono dei post che nascono scritti a 4 mani, non volutamente, ma davvero per caso. La colpa di tutto è Lucia di Respirare con la Pancia. Adoro il suo modo di guardare al mondo, la leggerezza e assieme la profondità con cui scrive. Le sue parole creano immagini che ti fluttuano davanti proprio come in una Danza dei Veli di cui scrive in uno dei suoi post da incanto…

Il brutto è che penne simili ti evocano ogni volta infinite risonanze dentro. Poco tempo fa mi è capitato sotto gli occhi un suo articolo “Cara Giordania questo è il mio grazie”. E tra le tante cose belle mi ritrovo a rileggere più volte (e infine a commentare) questo passo:

“Volevo che la Giordania avesse l’opportunità di entrare in me. Volevo potessi sognare di tornare. Ed è così ora, non mi basta. La Giordania va conosciuta più profondamente, cercando un rapporto vero e duraturo perché è uno di quei posti in cui non è sufficiente andare una volta per mettere una bandierina sul mappamondo e soddisfare la propria innata curiosità.” (…)

“La Giordania è una piccola oasi che ha bisogno della sua importanza.Ho cercato di capirla intimamente ed ho lasciato che anche lei mi rapisse, che si creasse un legame.”

Ecco ho pensato: viaggiare è creare legami con i luoghi, persone, culture diverse dalla nostra…

E un attimo dopo emergono da uno di quei tiretti nascosti della memoria e prendono forma per magia le parole di un libro che non leggo da 15 – diciamo anche 20? – anni; si tratta del dialogo tra il Piccolo Principe e la Volpe:

Il Piccolo Principe

PP: “Vieni a giocare con me?” le propose il piccolo principe sono così triste…

Volpe: Non posso giocare con te”, disse la volpe, “non sono addomesticata

PP: “Che cosa vuol dire addomesticare?”

Volpe: “È una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami…”

PP: “Creare dei legami?”

“Certo” disse la volpe “tu, fino ad ora per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma, se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo.”

Ecco, ho pensato (e scritto nei commenti), ogni volta che viaggi in profondità crei dei legami e quel luogo diventa per te unico al mondo….

NB

La parola usata per “addomesticare” nel francese originario è apprivoiser… che in qualche modo rimanda all’avvicinare. Nell’uso corrente in Italiano “addomesticare” ha una piccola connotazione negativa (di rinuncia al lato selvatico, di forzatura), ma se guardiamo solo la parola troviamo “l’avvicinamento alla casa”, e se la nostra casa di elezione è il nostro cuore allora tutto torna: noi viaggiatori creiamo legami con i luoghi che visitiamo, li addomestichiamo nel senso di avvicinarli al nostro cuore…

Del perché si viaggia – Come per il Piccolo Principe viaggiamo per creare legami….

19 pensieri su “Del perché si viaggia – Come per il Piccolo Principe viaggiamo per creare legami….

  • gennaio 8, 2015 alle 11:35
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    Sono veramente felice di aver scritto inconsapevolmente questo post con voi! 🙂 Grazie ancora ragazzi, di cuore. Il vostro è uno dei più bei commenti che io abbia mai ricevuto. Un abbraccio forte (e sempre una coccola a Frodo! 🙂 )

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  • gennaio 8, 2015 alle 12:47
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    Bellissimo, ma soprattutto profondo articolo.

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  • gennaio 8, 2015 alle 14:25
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    Complimenti per l’articolo con poche e semplici parole hai scatenato delle ottime riflessioni. Scriverò anche io di te 🙂 grazie per l’ispirazione

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    • gennaio 8, 2015 alle 22:17
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      Benvenuto sul nostro blog, contenta se ti sono stata di ispirazione come hai potuto leggere a mia volta sono stata ispirata da Lucia 🙂

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      • gennaio 9, 2015 alle 14:24
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        Grazie per l’accoglienza, si ho letto di Lucia, spero di ringraziarvi a breve con un post sul mio blog. A presto

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  • gennaio 8, 2015 alle 16:00
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    Meraviglia!! Avvicinamento alla casa, al cuore – il viaggio. Ecco: in giornate come quella di oggi in cui sono ancora in pieno jet lag, questo post non poteva che farmi scendere una lacrima. E stavolta non è colpa di Frodo 😉

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    • gennaio 8, 2015 alle 22:19
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      Ti ho pensata mentre scrivevo e leggevo che ti in Oman lasciavi un pezzetto di cuore… Viaggiare è anche un po’ soffrire ad abbandonare posti dove inevitabilmente lasciamo una parte di noi…

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  • gennaio 8, 2015 alle 21:16
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    Il viaggio, verso luoghi, culture e mondi lontani è anche un viaggio dentro noi stessi, sempre..belle queste parole, profonde e sincere. Si coglie l’essenza vera di chi ama viaggiare! Monica I Viaggi di Monique

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    • gennaio 8, 2015 alle 22:21
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      Ecco detto da te che di viaggi ne sai così tanto tanto… è un bel complimento. Grazie 🙂

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  • gennaio 8, 2015 alle 22:11
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    quanto è vero! <3 io dopo un viaggio mi sento spesso legata a quel paese, a quel popolo in un modo speciale.

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  • gennaio 12, 2015 alle 12:33
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    Non ci crederai ma ho trovato il tempo di leggere il post e scriverti mentre sono al corso!!! Prime lezioni da piangere in giapponese talmente sono banali e noiose…cmq bell’articolo che condivido. Mi rendo conto però che, in alcuni luoghi, creare legami reali non è così semplice,…qui in Germania per esempio è più facile creare legami con il luogo (anche con un muro) che con un tedesco!!! Bacini a Frodo…

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    • gennaio 12, 2015 alle 13:58
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      Per un attimo ho creduto davvero che stessi studiando giapponese… in tedesco! Credo che fare nuove amicizie in età da lavoro sia più difficile che non quando sei in quei fantastici contesti tipo Erasmus dove la voglia di conoscersi è alle stelle. Sui tedeschi io poi ho una teoria tutta mia, tanto per non ricorrere a stereotipi ed affini, secondo cui nessun tedesco mi è mai indifferente: la metà è odiosa proprio come nello stereotipo nazionale, con un “NEEIN!” sempre in punta di lingua, l’altra metà (vittima della prima) è amorevole fino all’inverosimile, di una dolcezza ed affetto che non ti spieghi. Persino nei nostri scambi casa non siamo uscita da questa polarizzazione estrema. Nel mezzo niente, cioè non una persona che ti lasci normalmente indifferente come avviene qui… Bah! #teoriemie

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      • gennaio 12, 2015 alle 19:09
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        È vero…indifferente no…o li “odi” o li ami…cmq…ndò sta la metà amorevole all’inverosimile? Ne ho trovati per ora due o tre esemplari… 😛 Ah…ho imparato da autodidatta a piangere in giapponese ahahahahah!!!

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  • gennaio 26, 2015 alle 13:44
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    Adoro quel passaggio del Piccolo Principe, così semplice e così profondo. E’ vero, si viaggia per creare legami, con persone nuove, con luoghi mai visti, per rendere altre parti di mondo più familiari 🙂

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    • febbraio 6, 2015 alle 22:14
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      Mi ci ritrovo troppo, e non ringrazierò mai abbastanza Lucia per aver stimolato la giusta sinapsi… 🙂

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