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La prima volta che sono arrivata ad Orsoleo non sapevo davvero cosa aspettarmi. Temevo di trovarmi di fronte l’ennesima chiesetta sperduta della Basilicata, osannata dalla gente del posto, ma senza particolari pregi per tutti noi altri. Lasciandomi i calanchi di Aliano alle spalle, ho cominciato a risalire tra verdi e brune colline dalle linee tonde che si intersecano. Querce solitarie si ergono come austeri pastori tra le linee arate dei campi, gettando lunghe ombre sul terreno.

Poi dopo l’ennesima curva appare la sagoma del Convento, lì dove non ci sono più tracce di abitazioni, proprio lì dove la matita di un bimbo l’avrebbe poggiata: sul cocuzzolo della collina più alta. La vista dal terrazzo che fronteggia la chiesa ti fa ammirare quell’aria tersa ed immobile. Su tutto vola un Silenzio che sa di tranquillità ma non di solitudine, c’è qualcosa di allegro e quietamente festoso in questa aria leggera in questa vista che spazia sugli ulivi e sul volo dei nibbi.

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Sul frontone della Chiesa ci sono delle piastrelle, come quelle Amalfitane, o quelle di Santa Chiara a Napoli, così insolite per noi in Basilicata. Verde e azzurro come prati e cielo continuano nella pavimentazione interna. Nella chiesa predominano rosa, azzurro e bianco. L’oro più che ad un opulento barocco fa pensare ai raggi del sole, al biondo delle messi di grano. Le ampie nicchie, la luce che entra alle spalle dell’altare (non c’era il quadro all’epoca delle prime visite, vedi foto più in basso).

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Ma tra i delicati decori di foglie e fiori c’è qualche insolito particolare  le zanne del drago che tormentava gli abitanti del posto, le strane sagome del coro, la statua lignea bizantina, i teschi celati tra le piastrelle, un monito memento mori… ma qui non riescono ad incutere timore, a evocare paure.

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All’interno ancora altre sorprese il chiostro, il refettorio, la biblioteca (vuota) ma che ha una vista meravigliosa, tutti a formare un lungo articolato percorso. La nota dissonante? il triste intonaco moderno con cui si pittura ogni chiesa, abbazia, bene antico che si ritrovi in Basilicata, ribattezzato dai cittadini lucani Giallo-Sovrintendenza.

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Ritornerò ad Orsoleo più volte. Ricordo in particolare la visita (2010) con Maria Gerardi, Rossella Sapio ed Emmanuel Bourgeois, tre professionisti cui il Comune ha chiesto di redigere un progetto di museo scenografico. Nel corso di quella visita incontrammo Don Luigi Branco, la memoria storica di Orsoleo. Questo sacerdote che tutto conosce, ha l’arte di affabulare, di saper raccontare anche quando si tratta di dettagli storici, che letti in un libro ti farebbero sbadigliare.

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Con le sue parole, ed i guizzi delle sue mani, il Monastero prende vita. Vediamo gli ulivi ed il frutteto, gli animali curati dai frati. Vediamo la libreria, e le preghiere del vespro, il refettorio e la vita semplice che qui si trascorreva. Ho visto le tavole progettuali, che uscendo dalla classica modalità “bacheche di reperti” (che qui poi non ce ne sono), propongono un viaggio nella storia del convento e soprattutto un viaggio nella spiritualità.

Foto di tavola di progetto, autori M. Gerardi, R. Sapio, E. Bourgeois
Foto di tavola di progetto, autori M. Gerardi, R. Sapio, E. Bourgeois

La scorsa settimana infine, ho avuto la fortuna di vedere un’anteprima del Museo Scenografico di Orsoleo. L’inaugurazione è prevista per il 20 dicembre 2014, il museo sarà aperto per qualche giorno e poi si dovrà nominare un soggetto deputato alla gestione. Speriamo che si coinvolgano giovani capaci e che li si metta nelle condizioni di lavorare. È un po’ lontano dalle normali rotte turistiche l’Orsoleo, ma val davvero la pena percorrere qualche chilometro in più per scoprire uno dei tasselli della spiritualità lucana, un luogo dell’anima.

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Basilicata, i Luoghi dell’Anima: il Convento ed il Museo Scenografico di Orsoleo

Quattro chiacchiere ed una tazza di... te!