Camaret-Sur-Mer e la Penisola del Crozon, come tra le pagine delle sorelle Bronte

Il nostro viaggio nel cuore della Bretagna Meridionale, o meglio nella Penisola del Crozon, comincia con un ponte, come a dire di qui in poi cambia tutto, nulla sarà come prima. E difatti ecco un inseguirsi di misteriose foreste, spiagge di bianchi ciottoli e più in là scogliere mozzafiato.

Appena arrivati, molliamo l’auto presso il nostro B&B a Camaret-sur-Mer per poi ritrovarci indecisi se prendere la via del mare in basso, o quella della brughiera e delle scogliere in alto. Decidiamo per quest’ultima perché è oramai sera, e vogliamo godere di ciascuno degli ultimi raggi di sole.

Il sentiero all’uscita di Camaret, comincia su un tratto di foresta, e da qui è possibile avvistare il porticciolo con la sua chiesa e torre. Dall’altra parte invece la costa selvaggia. Proprio là dove la foresta termina e la brughiera comincia, scorgiamo un cottage in pietra, con le persiane in legno ed I tanti abbaini, la vista che si apre sulla costa di sotto. Pare appena uscita da un romanzo delle Bronte. Chissà chi ci vive e come trascorre le sue giornate. Mi piace pensare che si tratti di un’artista, poetessa, romanziera, pittrice poco importa….

Quando il sentiero esce dalla foresta e si arrampica verso l’alto, ecco il nostro raggio di sole, ecco i campi di erica, il mare azzurro, le rocce bianche, gli imponenti archi sul mare. Ed un infinità di isole ed isolotti poco più al largo.

É esilarante camminare sulla brughiera, dove il vento soffia, ed il sole ci guarda in faccia. Lo sguardo si perde all’orizzonte, se non fosse per il boato del mare che lo richiama a guardare giù dalle scogliere a precipizio.

Penisola del Crozon – Le falesie di Cap de la Chèvre

Il mattino dopo ci dedichiamo ad un trekking lungo Cap de la Chèvre. Il percorso segue parte del sentiero GR34 che unisce Crozon a Camaret doppiando l’intero Cap de la Chèvre. Ne abbiamo coperto un buon pezzo tra la punta più estrema e l’Ansa di Dinan.

Ci si muove in alto, di nuovo tra sterminati sentieri nell’erica, che si spingono fino in punta a spettacolari falesie. É richiesto di mettere i gommini ai bastoncini per non rovinare il suolo in erosione, appena trattenuto dall’erica. É un ambiente fragile, ma I bretoni con pazienza prevedono una manutenzione continua dei sentieri, ed una rotazione dei percorsi per moderare l’impatto del passaggio dei visitatori.

Di tanto in tanto conviene scendere giù a visitare qualcuna delle candide spiagge di sotto. Se il cielo e grigio, e pioviggina un po’, non prendetela a male, la Bretagna anche così, o addirittura ancor più cosi, esprime tutto il suo fascino, pervasa da mistero e forse un pochino di inesplicabile nostalgia. É il primo settembre, ma con nostra sorpresa le spiagge sono tutte per noi.

Penisola del Crozon – Le spiagge di Cap de la Chèvre

Frodo adora camminare in alto sulla brughiera, ma sono le spiagge che lo galvanizzano. Sarà il chick-chack sotto le zampe, sarà la vicinanza con l’acqua che adora, saranno i gabbiani che si posano sul mare e cui dà una caccia infinita tuffandosi mille e mille volte ancora per una volta indifferente ai nostri richiami. I gabbiani lo prendono in giro compiendo grandi cerchi e posandosi sul mare ogni volta più vicini ma lontani quanto basta per prendere il volo appena lui arriva.

Sono convinta che Frodo sappia che non potrà mai raggiungerli, ma cerca pretesti per tuffarsi in mare ancora ed ancora. É un gioco delle parti, la preda che sa di non essere tale, il cacciatore che sa che non tornerà mai con una preda. O forse è proprio un gioco.

Poi mentre galoppa felice, un’ombra lo raggiunge e supera. É un levriero. Scappata anche lei dai padroni che la richiamano invano. Centinaia e centinaia di metri di spiaggia ad una velocità folle, i gabbiani sono presto dimenticati ed adesso conta solo arrivare per primi non si sa bene dove….

A pranzo in uno dei café proviamo la Galletta Bretone, scura per la presenza del grano saraceno che le dona inoltre una piacevole ruvidità. Si può mangiare dolce o salata, quesa volta la accompagnamo con un piacevolissimo tè bollente.

Scogliere e monoliti della Punta del Pen-Hir

Ritorniamo verso Camaret sur Mer, ma con ancora una missione da compiere, la piccola cittadine offre un accesso immediato alla Punta del PenHir (Pointe du Penhir). Qui il verde delle brughiere lascia il posto alla roccia e poca e rada erbetta. Ma le falesie sono spettacolari. Talora bianche talora rosse, ma in ogni caso altissime si aprono vertiginosamente sul mare. É bene arrivarci in fine di giornata quando i pullman dei turisti sono andati via, ed il posticino è per i pochi che cenano dopo le 19,00. In estate la luce è ancora invitante.

 

Poco più in là ecco una delle tante piane con i megaliti. Non è uno dei siti più famosi, pare spuntare quasi per caso lungo la strada non troppo lontano da una serie di abitazioni. Quando ci sei in mezzo ti scordi di tutto, e per quanto “atei” possiate essere dentro, impossibile non sentire una strana energia o quanto meno sensazione di un salto nel passato, tra sacerdoti druidi e notti di luna. Siamo in Bretagna al di fuori di ogni possibile dubbio.

MAPPA

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Bretagna – La Penisola del Crozon e le falesie e spiagge di Cap de la Chèvre
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