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1) Girare di mercato in vicolo, di vicolo in piazzetta, di piazzetta in larghetto nel dedalo della Città Vecchia

Prima ancora di entrare nella parte più antica della città, si passa per Piazza Valdibora che ospita tutti i giorni il mercato cittadino. È un piccolo mercato, ma divertente da visitare, ci troverete souvenir gastronomici per i turisti e tante cosette da mangiare per i residenti. Al centro una vecchia fontana in ghisa, utile per sciacquare la frutta appena acquistata e per origliare le chiacchiere dei commercianti…

A questo punto inforcate la Porta che da accesso alla città antica, con i suoi tanti vicoli tutti lastricati, stradine strette che ogni tanto respirano in uno slargo o in una piazzetta. Rovigno è semplicemente deliziosa. Perdetevi, smarritevi, tornate sui vostri passi e poi andate oltre. Guardate l’alternarsi dei nomi delle strade: alle volte propriamente italiani (Montalbano, Santa Croce, Piazza Grande) altre propriamente croati ed intraducibili (Vladimira Svalbe, Savicenska).

Non perdetevi poi Via Grisia, la strada dell’arte e dell’artigianato. Una galleria a cielo aperto visto che i negozi espongono tanto su strada quanto all’interno. Quindi salite decisi per arrivare alla Chiesa di Sant’Eufemia.

e non scordatevi mai di guardare verso l’alto a catturare un particolare o uno sguardo carico di pensieri…

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2) Farsi guidare da Santa Eufemia per scoprire la città e la sua storia

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Non importa se guardiate Rovigno dalla terraferma o dal mare. Non importa che arriviate da nord o da sud. Qualsiasi vista sulla città contiene l’alto campanile della Chiesa di Sant’Eufemia, e dall’alto di quei 61mt, la Statua della Santa (4mt di altezza) alla ruota di un timone rivolge il suo sguardo sulla città o sul mare a seconda della direzione dei venti.

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Dunque con lo sguardo puntato verso di lei fatevi strada nel dedalo di vicoli, risalite la collina e fronteggiate la bianca facciata della Chiesa di Sant’Eufemia, ammirate il panorama che si apre dalle sue terrazze verdi sul mare sempre azzurro e sbrilluccicante di riflessi.

Quando sarete “sazi” entrate pure nella Chiesa Barocca, vagate di qua e di là ma non scordatevi di passare dietro l’altare laddove riposano le reliquie della santa in un imponente sarcofago di pietra. Quando fu ritrovato nessun uomo fu in grado di smuoverlo, solo un ragazzino con i suoi due buoi riuscì a portarlo in cima alla collina dove la Santa poteva guardare sulla città e sul mare. Al fianco del sarcofago un immenso dipinto illustra il racconto, ma soprattutto vi mostra Rovigno come era tutta fiancheggiata da mura smerlettate…

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3) Arrampicarsi sul campanile per una sana scarica di adrenalina

Non è finita: giacché siete nella Chiesa di Sant’Eufemia continuate sulla navata sinistra, acquistate il biglietto per salire sul campanile, ma solo se non soffrite di vertigini. E non mi riferisco all’altezza una volta arrivati su, ma alle scale di legno che sono un incrocio tra una scala vera ed una a pioli. Le alzate sono strette strette e se guardate di sotto… vedete tutto quanto c’è da vedere! Ho visto qualcuno bloccarsi e rinunciare. Eppure una volta finito l’irto cammino la vista vi ripagherà di ogni sforzo, e d’aver vinto ogni paura.

Lo sguardo si lancia sul tappeto di tetti rossi, ed i celebri comignoli che le danno carattere, sul porto, sulla lingua di terra che dal 1763 la trasformò da isola a penisola saldandola per sempre alla terraferma. Vedrete l’isola di Santa Caterina e la manciata di isolotti che qualcuno ha sparpagliato per il mare. Potrete perdervi in pensieri profondi o in romanticherie varie, ed infine vi toccherà di scendere, per quegli stessi stretti gradini.

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4) Fare il giro delle isole in barca per vedere Rovigno dal mare e scoprire l’isoletta di San Giovanni

Da porticciolo turistico sulla Riva Pino Budicin troverete numerose imbarcazioni che offrono tour per mare da un’ora fino all’intera giornata, incluse gli avvistamenti dei delfini. Noi abbiamo optato per un tour di un’ora e mezzo al tramonto. Più ancora delle isole volevo vedere Rovigno dal mare, tra le prime luci della sera. ed invece ho scoperto la piccolissima Isola di San Giovanni e ci ho lasciato il cuore. Un lembo di terra o poco più su cui poggia un faro, e l’isolotto più lontano del gruppo. Una breve visione all’orizzonte basta ad innescare l’immaginazione: chi ci vive lassù? E come si vive in compagnia delle sole stelle ed onde?

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Ed il lento sciabordio, i colori pastello che spariscono nel buio, la sagoma inconfondibile di Rovigno, l’Isola Rossa con le sue pinete selvagge che scendono fino al mare, la Chiesa di Sant’Andrea, ti trasportano lentamente nel mondo dell’immaginario. Quando si torna a Rovigno alla luce gialla delle sue lampade, le facciate strette strette delle case che ancora mostrano parte dei loro colori, ti chiedi dove finiscano mai i sogni e dove inizi la realtà…

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Abbiamo scelto la Quo Vadis, e si è rivelata la scelta giusta. Dog Welcome 🙂 Ho apprezzato il marinaio che dietro una rude parvenza da lupo di mare, si avvicinava a ciascun gruppetto di visitatori spiegando nella loro lingua (gli ho sentito parlare almeno inglese, croato, italiano, tedesco, spagnolo) cosa stessimo vedendo e rispondendo più che volentieri a tutte le domande. Attenzione però è armato di grappa alla ruta ed ottimo tokaj ve ne porgerà bicchiere su bicchiere senza neppure uno “stuzzico” su cui poggiare il tutto 🙂

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5) Scoprire il Museo Cittadino e le mostre di pittura contemporanea che ospita 

Visitate il Museo della Batana o quello della Città di Rovigno. Il primo è una sorta di Ecomuseo dedicato alla più piccola delle imbarcazioni locali (che visiterò la prossima volta). Il secondo invece è in parte Museo (con le sue collezioni di foto, pittura e cimeli vari) ed in parte Mostre Temporanee. Durante la nostra visita (estate 2016), c’era un interessante mostra su Chagall. Ed è stato bello perdersi tra linee, colori e figure volanti, e cercare quel blue così a tema con Rovigno.

6) Prendere un caffè la mattina presto seduta ai tavolini all’aperto nel porticciolo sulla Riva Pino Boudicin

Scegliete con cura un tavolino di quelli vicini a Piazza Maresciallo Tito, con una bella vista sul porto, ordinate il vostro cornetto e cappuccino, e, pretendendo di leggere un libro o un giornale, guardatevi attorno. Non ci sono turisti ma è un continuo salutarsi di Croati che vanno al lavoro, e di Italiani che qui si sono trasferiti e lavorano, sentirete le due lingue intrecciarsi, raccontarsi il programma della giornata, ridere o arrabbiarsi. Insomma “origliate” senza vergogna!

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MAPPA

 

6 cose da fare a Rovigno – Croazia

13 pensieri su “6 cose da fare a Rovigno – Croazia

  • marzo 20, 2017 alle 16:43
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    Bellissimo articolo su Rovigno. Solo che la gente che si saluta per strada lo fa in croato, in italiano(non solo la gente che si è trasferita, ma quelli che vivono qua da sempre), ma anche nel dialetto istro veneto che a Rovigno si parla e si canta per regalare un tocco di magia in più a questa bellissima città

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      • marzo 20, 2017 alle 21:22
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        E di cero, sulla barca Non vi hanno offerto “tocai” ..perche Non siamo in ungheria..ma l’ inconfondibile MALVASIA ISTRIANA..studiAte.. studiate

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        • marzo 21, 2017 alle 6:15
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          Più che studiare dovremmo cominciare a bere seriamente: confesso che di vini 🍷 come di altri alcolici capisco niente 😂😂😂. Grazie della precisazione.

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      • marzo 21, 2017 alle 6:50
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        Proprio questo miscuglio di lingue che rende ancor più incantevole la nostra perla dell’Adriatico sospesa tra terra e mare. E quando avrete l’occasione vi consiglio di sentire anche la sua musica. Ecco un assaggio:

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        • marzo 22, 2017 alle 8:40
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          Questa canzone è a dir poco meravigliosa, e già che c’ero ho visto qualche altro video di qua e di là. Tra cui anche un coro in Spacio Taverna, sembra un posticino speciale e mi piacerebbe molto ascoltare musica popolare. Grazie a tutti i contributi nei commenti, per la prossima visita a Rovigno, ci avete aperto un mondo! E vi contatto, eh 😉

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  • marzo 20, 2017 alle 22:22
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    Brava Roberta!! Saluti da Rovigno 😉

    Andrea

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  • marzo 20, 2017 alle 23:45
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    Io sono di Rovigno e ti posso assicurare che quelli che senti parlare in italiano, o meglio dialetto istroveneto, sono tutte persone del posto. Avendo un po’ di fortuna puoi sentire pure il dialetto rovignese ma, purtroppo, quelli che lo parlano sono pochi (la maggioranza “anziani”). Con il passare del tempo le nuove generazioni hanno perso “l’abitudine” di parlare l’italiano o il dialetto, come se si vergognassero, nonostante abbiano frequentato le scuole italiane. Questo puo’ venire considerato come un problema individuale ma dal mio modestissimo punto di vista il discorso e’ molto piu’ ampio e dovrebbe prendere in esame le istituzioni scolastiche e il loro modo di “esercitare” negli ultimi anni. Comunque, la lingua italiana, ed i vari idiomi annessi, sono ancora molto “vivi” a Rovigno. Dobbiamo andare fieri delle nostre radici, bisogna far conoscere a tutti la storia di un posto e la lingua e’ uno di quei “strumenti” che puo’ (e deve) preservare le tradizioni e le meraviglie lasciateci dai nostri avi.

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    • marzo 20, 2017 alle 23:52
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      “Quegli strumenti”, avevo scritto “metodi”, poi ho modificato senza correggere il pronome dimostrativo.

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    • marzo 22, 2017 alle 8:43
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      Grazie ai link che mi avete inviato su YouTube credo di aver sentito questo dialetto istro-veneto, ha una sonorità tutta sua. Quella della vergogna per il proprio dialetto è un male che a suo tempo ha colpito anche molta Italia, e forse più in generale tutti i dialetti di fronte al potere omogeneizzante della televisione ed è un peccato, sono pezzi di storia che spariscono….

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  • marzo 24, 2017 alle 0:07
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    Anch’io sono rovignese, pur se nata a Roma da genitori esuli. I nomi delle strade non sono croati in origine, ma risalgono al dopo guerra. Per esempio via V. Svalbe,dedicata al partigiano slavo, era la Dietro il Castello (Driocastel in dialetto) e la Savicenat ulica è la via Sanvincenti, bellissima cittadina al sud di Rovigno. Comunque grazie per il bel resoconto. Eufemia Giuliana Budicin

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    • marzo 24, 2017 alle 8:06
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      Buongiorno Eufemia, e grazie davvero del tuo contributo alla “chiacchierata”. Sei nata a Roma e ci vivi ancora? O adesso sei tornata a Rovigno? In ogni caso mi pare che ci torni spesso per conoscerla così bene.

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Quattro chiacchiere ed una tazza di... te!

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