Patrick Fermor Tempo di Regali - Adelphi

Patrick Fermor, l’autore del libro, fin da giovanissimo è in contrasto con il sistema scolastico inglese, cui non riesce suo malgrado ad adeguarsi. Nel dicembre 1933, a 19 anni, prende una insolita risoluzione raggiungere Costantinopoli a piedi, armato di un buon cappotto, scarpe chiodate, zaino contenente, tra le altre cose, un volume con le opere di Orazio, l’Oxford Book of English Verse ed un quaderno per diario.

“Valutai se cercarmi un compagno di viaggio: ma sapevo che l’impresa doveva essere solitaria e lo stacco completo. Volevo pensare, scrivere, fermarmi in un posto o muovermi secondo i miei ritmi e senza vincoli, osservare le cose con occhio diverso e ascoltare nuove lingue che non fossero contaminate da parole familiari.”

Niente male come progetto di vita per quello che fino ad un attimo prima sembrava solo il tipico scavezzacollo figlio di una famiglia benestante. Ma per sua stessa ammissione quello fu “il mio primo atto indipendente (…) il primo atto sensato della mia vita”.

 

La parola come macchina fotografica

In una notte di pioggia, Fermor attraversa Londra per l’ultima volta. E fin dalle prime righe appare il suo straordinario talento: fotografare luoghi ed impressioni attraverso le parole.

“In Half Moon Street, i baveri dei cappotti erano tutti sollevati. Un gran numero di ombrelli luccicanti era inclinato su altrettante bombette a Piccadilly; i negozi di Jermyn Street, deformati dall’acqua che grondava dal finestrino, parevano una galleria sottomarina; e i soci dei club di Pall Mall, con il pensiero rivolto ad una tazza di tè e a un tramezzino alle acciughe, si affrettavano sui gradini dei loro rispettivi club alla ricerca di un riparo”

Per chiunque ami un pochino Londra, è impossibile non cadere in trance nelle sole pagine del primo capitolo. Ho vissuto quell’addio a Londra, l’imbarco nei pressi della Torre di Londra, il freddo, l’addio agli amici, sono stata nel piroscafo rollante diretto ad Haek van Holland.

Non c’erano IPhone e neppure macchine fotografiche compatte, qualche disegno (quando avevi tempo) e soprattutto le parole erano l’unico modo per immortalare paesaggi, opere d’arte, visi e personaggi. Oggi ci limitiamo a dire di un paesaggio o di un luogo che è di volta in volta “bellissimo, mozzafiato, suggestivo, incredibile, magico, emozionante” e contiamo sulle foto registrate dalle nostre fotocamere, cellulari o quei milioni di immagini che girano in rete per far capire il resto. Allora invece dovevi essere davvero un artista delle parole per condividere quanto vedevi. Ecco io, che spesso salto a piè pari, le parti descrittive, con Fermor mi sono trovata a rallentare il ritmo di lettura ed immaginare i luoghi guidata dai suoi aggettivi mai fuori luogo, dalle sue metafore mai esagerate.

“To be in someone’s shoes”

Mi sono immedesimata fisicamente in quanto avviene all’autore. Una sensazione che mi ha riportato alle letture d’infanzia quando sotto le coperte leggevo Dickens e sentivo il freddo, la fame e la solitudine dei suoi personaggi, non c’era barriera: io ero lì. Così ho sentito gli odori delle case in cui Fermor ha alloggiato, il profumo dei boschi che ha attraversato, lo sgomento di un surreale ingresso in una Vienna in guerra, il calore dei piumini caldi nelle sere fortunate, il punzecchiare della paglia quando gli toccava di dormire in un granaio. E dire che ero preoccupata a leggere un’opera di quasi un secolo fa…

Patrick Fermor

Il germe dell’Erasmus in una Europa che sta per esplodere…

Fermor viaggia con poche lire in tasca. Una volta al mese in un ufficio postale lo aspettano 5 sterline mandategli dalla Gran Bretagna. Poca cosa, appena necessaria a pagare qualche pernottamento, una cena in osteria, ed un pezzo di pane e formaggio a pranzo. La vera ricchezza si rivela il passaporto che porta la dicitura di “studente” (proprio quello status che cercava di rifuggire, la vita è sempre carica di ironia, lo sappiamo). Case modeste di taglialegna e contadini, dimore sfarzose di aristocratici gli aprono le porte: gli studenti in Europa sono amici di tutti, sono considerati uomini in erba che si vanno costruendo la propria vita ed identità, persino nelle osterie talvolta si fanno pagare la cena ma gli offrono la notte in una delle loro stanze.

Il fascismo incalza ma ancora non ostentatamente, l’intera Europa sobbolle più nelle città di meno nelle campagne. Fermor ha 19 anni, grande è, per sua stessa ammissione, la sua ingenuità politica. Registra eventi, umori con la semplicità di una mente giovane, più immersa nel passato dei grandi classici che negli eventi contemporanei di ben più difficile lettura. Immense, anzi spropositate per un ragazzo di 19 anni, trovo le sue conoscenze di storia, pittura, architettura, letteratura.

Una lingua universale, la poesia

Grande tenerezza, ma anche ammirazione, quando dichiara che per ingannare le lunghe giornate di 6-8 ore di cammino in solitaria, recita le infinite poesie, poemi e canzoni che all’epoca si conoscevano a memoria. Ed è sempre tramite queste che riesce a trovare la chiave per imparare velocemente le lingue dei paesi che visita o creare un contatto con le persone, che magari non conoscono l’inglese, ma conoscono Shakespeare come gli autori latini a memoria.

Consigliato a…

Consigliato a tutti i viaggiatori: una pietra miliare della letteratura di viaggio. Non è un caso che un narratore moderno per eccellenza quale Bruce Chatwin, abbia trovato nelle pagine di Fermor la musa per i suoi pellegrinaggi e per i suoi racconti.

 

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Note:

“Tempo di Regali – Da Hoek Van Holland al Medio Danubio” è solo il primo volume della trilogia che comprende anche “Fra i boschi e l’acqua – dal Medio Danubio alle Porte di Ferro” e “La strada interrotta – Dalle Porte di Ferro al Monte Athos”

Casa Editrice: Adelphi

Edizione italiana disponibile solo in formato cartaceo

[#Dimmicosaleggi] – Patrick Fermor “Tempo di Regali”: un lungo viaggio a piedi attraverso l’Europa da Londra ad Instanbul

2 pensieri su “[#Dimmicosaleggi] – Patrick Fermor “Tempo di Regali”: un lungo viaggio a piedi attraverso l’Europa da Londra ad Instanbul

  • febbraio 22, 2016 alle 21:58
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    Credo che questo libro faccia per me. In questo periodo sto apprezzando libri di vita e di viaggio ancora più della narrativa. Ho da poco terminato “Into the wild”, che mi ha entusiasmata, e ora sto leggendo “Rude Awakenings”. Ci ho proprio preso gusto! 🙂

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    • febbraio 23, 2016 alle 10:32
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      Anche per me è una fase in cui leggo meno narrativa e più saggistica e letteratura di viaggio. Ancora non ho letto In to the wild (in elenco da tanto tempo), non conosco affatto Rude Awakenings. Questo di Fermor è senz’altro un libro un po’ Old Style che parla di un mondo che forse non esiste più… eppure così attuale! Se lo leggerai fammi poi sapere che ne pensi 😘

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