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Sono commossa: per la prima volta da un mese a questa parte abbiamo percorso una strada inglese in tempi normali. 5 ore da Salcombe a Dover, aveva detto il navigatore, e di 5 ore si è trattato. Probabilmente per essere un sabato ci muovevamo contro flusso. Ho resistito, la lezione di Windsor ancora ben impressa nella mente, a fare tappa a Salisbury per vedere Stonehenge. In compenso mentre camminavamo per strada abbiamo costeggiato il lato sud dei Megaliti. Spero si tratti solo di un minisito, e che il sito famoso sia più all’interno, non visibile dalla strada. Cioè spero che il cerchio di megaliti visto in un campo di giallo fieno, tutto circondato da una triste rete metallica, e con un incredibile codazzo di gente sia solo il preshow al sito più grande. Per me Stonehenge è la radura nella foresta verde e misteriosa, non 4 pietre in un campo di patate, costeggiate dall’autostrada. Il vantaggio di non visitare un sito è che posso continuare ad immaginarlo come voglio.

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Stamani con Frodo abbiamo fatto un’ultima visita alla Chiesetta di St Andrews prima di partire. Le colombe sono volate via dalla torre al nostro apparire e per l’ultima volta ho guardato la targa dei Friends of Friendless Churches. Alle 17,00 eravamo nella nostra GuestHouse di Dover a 2km dal centro. Carina ed accogliente, John è gentile, professionale, iperefficiente, anticipa ogni domanda potremmo mai pensare di rivolgergli. La carta da parati è in due sfumature di beige, niente disegni a fiori. Anche la camera è predisposta a rispondere ad ogni nostra esigenza prima ancora che noi ne prendiamo conoscenza. L’essenziale per il tè ed il caffè, il biglietto per cui chi vuole latte fresco può richiederlo alla reception, il barattolo dei biscottini, il Toblerone della buona notte, l’essenziale per la toilette, il cestino con gli asciugamani da viso, il necessario per togliere il make-up. La bottiglia di acqua di vetro con tappo a scatto, il bicchiere di vetro, il bicchiere di plastica. 4 cuscini grandi e morbidi per dormire, 10-20-30 di quelli più piccoli tanto per arredare, il copriletto, il copripiedi, gli scendiletto ed il tappeto posati sulla moquette (supersprofondosa e pulitissima, devo dire). Confesso: io ci sguazzo in questa sovrabbondanza retrò, i minimalisti soffocherebbero al primo sguardo!

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Arriviamo in centro che è già quasi buio, difficile trovare un ristorante, ancora di più trovarne uno che ci accolga con Frodo, così giriamo un po’ lungo il molo, che io immaginavo un porto vivace pieno di localini ed happy people. Invece è abbastanza deserto, molto anonimo, i ristoranti sono 4-5 tutti a distanza l’uno dall’altro. E la gente pare abbastanza malinconica. L’unica botta di vita il castello illuminato lassù in alto ed irraggiungibile per noi stasera. Dopocena ci avventuriamo per le strade del centro anonime quanto quelle di Calais. E mi pare che l’unica strada che salga al castello sia decisamente troppo al buio per avventurarci. 2 tristi pub, atmosfera francamente non molto rassicurante, meglio tornare in albergo. Citerei per danni Calais e Dover che nel mio immaginario dovevano essere due splendide città di frontiera, strapiene di gente d’ogni tipo, trasudanti storia e cultura. Dover si sarebbe potuta riscattare ad arrivarci di mattino col traghetto, ammirandone le leggendarie scogliere. Con l’eurotunnel non le è stata concessa nemmeno quell’attenuante.

37) Inghilterra 2014 – La nostra avventura in Gran Bretagna si conclude a #Dover, non il nostro on-the-road
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3 pensieri su “37) Inghilterra 2014 – La nostra avventura in Gran Bretagna si conclude a #Dover, non il nostro on-the-road

  • luglio 27, 2015 alle 21:31
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    Purtroppo Stonehenge è proprio quello! Di fatto lo vedi anche senza entrare. Io avevo in mente, come te, immagini di grande suggestione che non ho trovato, ma devo dire che persino nel codazzo si riesce a percepire qualcosa del luogo. O forse si percepisce il rispetto e l’interesse dei visitatori, che nel mio caso erano tanti, ma per niente beceri. Io e mio figlio abbiamo avuto come primo pensiero: “quanto costerà farsi riservare questo posto per una notte e dormirci?”. Per dire quanto si sogna… Comunque sono stata contenta di avere visto il sito. Mi tengo volentieri anche la mia dose di delusione. 🙂

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    • luglio 28, 2015 alle 9:35
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      Stonehenge dunque è il campo di patate… almeno un po’ di vegetazione intorno a mascherare l’autostrada… resta valida l’opzione notturna per restituirgli l’antica magia….

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  • luglio 29, 2015 alle 21:16
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    “Il vantaggio di non visitare un sito è che posso continuare ad immaginarlo come voglio” Cosa che anch’io ho scelto di fare per Stonehenge… poi chissà, magari un giorno cambierò idea!
    🙂

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