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Lo sognavamo da un po’ questo itinerario, poi l’ultima volta che siamo venuti ci è arrivata la conferma che il sentiero è stato ben segnato e pulito. Abbiamo dunque lasciato il Pollino sapendo che le nostre avventure con bastoncini non erano finite.

Siamo partiti direttamente da casa, mi piace attraversare Acquafredda a piedi, si scoprono ogni volta nuovi vicoli, belle case, molte di queste hanno giardini meravigliosi. Passiamo anche per la piccola stazione ferroviaria, che adoro, perché da bimbi ci portavano qui nei pomeriggi prima di scendere al mare. Passavamo ore sulla piattaforma a guardare treni che si fermavano e ripartivano, e più spesso treni soltanto di passaggio. E noi a fantasticare di quali meravigliose destinazioni dovessero mai raggiungere, vuoi che la mia passione per i viaggi non sia venuta anche da questo nutrito guardare treni?

TIC TOC TOC TOC e camminando sull’asfalto lungo i binari e poi tra le ville di Via Canonica i bastoncini ci portano fino all’Hotel Villa Cheta. Qui ufficialmente comincia il percorso, che si inerpica subito tra le ultime case di Acquafredda e poi il cancello (da richiudere, please) che porta su. E quando dico su, intendo proprio su, perché il primo tratto del sentiero non pensa ad altro che a salire. Si arrampica tra vegetazione bassa, cespugli di mirto, costoni di roccia, comodi scaloni intagliati nella pietra, ma comunque si sale, assai. Passiamo accanto a 5-6 casette che vedo sempre dalla strada statale, ricoveri disabitati con le finestre aperte che ricordano le abitazioni in sughero d’un presepe. E intanto si sale.

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Siamo un po’ più carichi del solito, oltre all’acqua per noi, portiamo quella per Frodo. Ed il pranzo, e le giacche da montagna, fa molto caldo ma non si sa mai. Il cuore in petto si fa sentire, ma basta girarsi un attimo ed affondare lo sguardo nel blue del mare che ti si apre di sotto, e seguire la strada, la mia adorata strada che da Acquafredda va a Sapri, con le sue rocce rosa che cadono a strapiombo nel mare, ti ripagano di ogni sforzo. E sale sale sale… ed il cuore BUMP BUMP BUMP.

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Poi improvvisamente arrivano le querce a farci ombra, il mirto lascia il posto alle felci (si si proprio le felci di bosco) e ad una salvia profumatissima dalle foglie meno pelose e più larghe di quella solita. Non sapevo neppure che esistesse una salvia selvatica. Siamo giunti al Praticello quota 750 metri, e considerando che siamo partiti proprio dal livello del mare, capirete che il mio affanno ha una ragion d’essere questa volta.

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Si continua a salire e poi, finalmente, si scollina un po’. D’improvviso s’apre una visione tra le montagne e mi pare di riconoscere il Sirino: abbiamo da una parte il mare, dall’altra l’entroterra lucano. Nel frattempo il territorio è cambiato di nuovo, radicalmente. Si è levato un vento freddo, una nebbiolina gelida che Frodo gradisce tanto, noi meno e siamo grati d’esserci portati le giacche calde. Ma cambiato è anche il bosco, che è diventato di un verde scuro e fitto, mi ricorda il bosco di Trecchina, nell’aria il profumo intenso del timo selvatico, ma il mare quello pare solo un ricordo, potremmo essere nelle nostre montagne del potentino, tanto l’aria è fredda, il bosco scuro.

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Usciamo su una strada battuta e dopo qualche curva riconosciamo la sagoma familiare del Crivo, una montagna a forma di piramide che separa Trecchina da Maratea. Scendiamo sulla sella che unisce il Monte Crivo (1221 mt) con il Coccovello (1505mt), si chiama Passo Colla (621mt). Qui corre la strada statale che completa il nostro itinerario ogni volta che veniamo a Maratea. Il giro prevede che si arrivi sempre da Sapri e si riparta poi da Maratea paese, passando per i boschi di castagni di Trecchina. Benché lo conosca da 30 (e più) anni rimane un itinerario dei più belli al mondo. E se è puro campanilismo o meno, dovrete scoprirlo con i vostri occhi 🙂

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Passo Colla, per oggi, è il nostro punto di arrivo, il panino è appena giusto a sfamarci. E tra un morso e l’altro prima di affrontare il più semplice ritorno, pensiamo già che il sentiero continua fino alla piccola Rivello, un paesino bomboniera da cui manchiamo da un po’. Oppure potremmo provare una deviazione che porti prima all’antenna e poi sul Monte Coccovello magari la prossima volta…

Intanto grazie al CAI, al Comune di Maratea e ai volontari che hanno segnato e pulito il sentiero. Che dite ci ripromettiamo di riaprire un nuovo sentiero ogni anno? Intanto grazie questa camminata ce la porteremo nel cuore.

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Solo a #Maratea puoi arrampicarti su montagne di 1000 (ed anche 1500) metri e al ritorno fare un bagno in un mare meraviglioso…
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8 pensieri su “Solo a #Maratea puoi arrampicarti su montagne di 1000 (ed anche 1500) metri e al ritorno fare un bagno in un mare meraviglioso…

  • giugno 8, 2015 alle 11:48
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    Non c’è niente di più bello che partire a piedi da casa! Sapete cosa mi avete fatto venire in mente (forse complice il vostro amico peloso)? Il momento in cui Frodo esce dalla sua casetta in mezzo al verde con un bastone in mano e lo zaino in spalla: l’avventura iniza dal vialetto di casa. Penso non ci sia niente di più bello che lasciarsi il mondo famigliare alle spalle a piccoli passi, fino ad arrivare a quel confine immaginario che ci separa da qualcosa di nuovo.

    Rubo le vostre immagini con gli occhi e immagino di attraversare anch’io un fresco boschetto di felci, una pianta che adoro forse perché legata all’idea di un mondo popolato da creature antiche, una pianta che dovrebbe ricordarci il nostro essere viandanti ed esploratori, non dittatori, di questa natura meravigliosa.

    Buona giornata e buon inizio settimana!

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    • giugno 9, 2015 alle 8:21
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      “The Road goes ever on and on
      Far Away where it began
      Now far ahead the road has gone
      and I must follow if I can.

      Pursuing it with weary feet
      ‘till it joins some larger ways
      where many paths and errands meet
      and wither then I cannot say…”

      Adoro questi versi, la canzone che gli hobbit si canticchiano prendendo la strada, me li ripeto spesso quando siamo in passeggiata. Esprimono tutto il sapore dell’avventura di quel nastro di sentiero che ti si srotola davanti e che potenzialmente arriva ovunque. Quanto alle felci, sono state una vera sorpresa, mi aspettavo tanta macchia mediterranea, lecceti ma non avevo pensato che salendo tanto il paesaggio sarebbe cambiato così…

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      • giugno 11, 2015 alle 0:49
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        Che bella l’immagine del sentiero che potenzialmente arriva ovunque! 🙂
        Sempre belle le vostre passeggiate! Splendido Frodo che alza la zampa insieme al padrone, mi sto seriamente innamorando di quel cane <3

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        • giugno 11, 2015 alle 8:36
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          Adoro quei versi. Quanto a questa passeggiata davvero ci stava a cuore da tempo ma non avevamo idea del da dove a dove.
          PS Frodo ringrazia e … ricambia <3

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    • giugno 10, 2015 alle 10:26
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      Pezzo pezzo ne saprai più tu della Basilicata che noi, buongiorno Max e grazie della visita 🙂

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  • giugno 14, 2015 alle 22:33
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    Che bello il percorso, che bello il mare, che belle le citazioni di Tolkien nei commenti… leggendo mi sembrava di fare pant pant con voi!

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    • giugno 15, 2015 alle 23:16
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      E Grazia oramai lo sai che Tolkien è nelle nostre corde, Quei versi poi mi echeggiano in testa all’inizio di ogni passeggiata 🙂

      Rispondi

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