Marocco, Atlanti

Dopo una settimana eravamo contenti di lasciare Marrakech per le vie del deserto. La città rosa ci era entrata nel cuore, molto meno i Marocchini, che all’inizio della stagione turistica erano affamati come voraci zanzare all’arrivo dell’estate, e non ci avevano dato tregua lì nel cuore della Medina dove vivevamo (era il nostro primo scambio casa).

La strada che si arrampica sui Monti dell’Atlante, serpeggia tra paesaggi lunari fatti di rocce e profonde vallate, donandoci ad ogni curva una vista diversa ed un silenzio ed una solitudine cui il caos dei souk ci aveva disabituato.

Ci fermiamo per scattare qualche foto, e neppure qualche secondo dopo vediamo una sagoma umana materializzarsi dal nulla stringendo in mano minerali dal colore improbabile (viola e verde fosforescenti) cui era pronto a rinunciare a nostro favore. Ci reinfiliamo in auto più veloci del vento. Ad ogni sosta valutiamo la distanza dall’ineluttabile apparizione più vicina, se ok, scendo dall’auto di corsa, scatto la foto per risalire battendo sul tempo il venditore di turno.

Non si è mai davvero soli in Marocco.

Prima tappa: Ait-Ben-Haddou. Un villaggio fortificato (Ksar) che è diventato patrimonio dell’Unesco per la sua bellezza ed unicità. Sappiamo di dover fare i conti con il nostro destino. Appena scesi dall’auto un gruppo di Marocchini si contende i nuovi arrivati, dopo averci soppesato con lo sguardo, dopo qualche alzata di voce, il gruppo decide per due guide che si fanno avanti. In meno di 10 secondi sanno che siamo italiani, ed una guida scompare per lasciare il campo a quello che meglio conosce l’italiano.

Lui sorridente “Buongiorno”

Noi educati “Buongiorno”

Lui più sorridente “Bella giornata”

Noi educati ma rigidi “Molto bella”

Lui luminoso “Visto che bella la nostra Ait”

Noi bruschi “Bellissima e già che ci siamo vorremmo visitarla da soli”

Lui fintamente accondiscendente “Si, da soli … con guida locale”

Noi “No, proprio da soli, senza guida”

Lui si finge stupito, addolorato ed incredulo “Non volete compagnia di buona guida?”

Noi senza mezzi termini “No!”

Lui “Voi non piace compagnia?”

Noi “A noi piace la compagnia, e se vuole ci può accompagnare, ma noi non abbiamo un soldo, quindi visita solo con compagnia senza pagare” cerchiamo di scoraggiarlo

Lui “No italiani troppo bravi per derubare guida”

Noi “Noi non derubiamo la guida, gli abbiamo detto che siamo senza soldi, adesso lui sceglie se accompagnarci senza un soldo o se è meglio aspettare i prossimi turisti”

Lui “non ci credo gli italiani sono molto bravi” ma sento un’esitazione, per la prima volta, nella sua voce.

Noi vibriamo il colpo finale senza remora alcuna “noi siamo bravi italiani senza soldi ed avvisiamo la guida di non perdere il suo tempo”

Dall’inizio del dialogo abbiamo continuato a camminare senza mai fermarci, perché fermarsi in Marocco equivale ad un’ammissione di dubbio e quindi di debolezza. È una tecnica che abbiamo appreso nella Medina, dove devi sempre camminare a ritmo serrato, perché se ti fermi un solo attimo ed alzi lo sguardo per guardarti attorno, millemila tra adulti e bambini ti accerchiano per domandarti se hai perso la strada, se cerchi questo o quel ristorante, questo o quel venditore di tappeti, se vuoi raggiungere la moschea o la porta nord, il museo, il souk, la bottega, il caffè, …

La nostra guida biascica qualche ultima cosa, circa l’onestà e bontà degli italiani, ma noi sappiamo di aver vinto questa partita. Replichiamo duri che non sborseremo un singolo dirham e quello infine ci lascia a malincuore. Appena a distanza di sicurezza con Giovanni battiamo un cinque di grande soddisfazione: ce l’abbiamo fatta! Visiteremo in santa pace il villaggio, da soli! In quel mentre un nugolo di bambini ci corre vicino, vociando e ridendo e ci precede sul ponticello che si attraversa per arrivare alla cinta esterna del villaggio. Si perdono in lontananza, ce l’avevano con noi? ci chiediamo, ma poi sorridiamo felici.

All’ingresso, paghiamo i nostri due biglietti, ed entriamo nell’incredibile villaggio dalle torri di argilla finemente decorate, le case che paiono straordinari castelli di sabbia, nemmeno 100 passi e ci guardiamo negli occhi colti da un dubbio. Tiro fuori la mia Guide du Routard e leggo “L’accès est libre bien que on vous laisse croire le contraire à l’entrée principale“. Torniamo veloci sui nostri passi all’ingresso dello ksar, l’uomo con il suo banchetto che ci ha venduto i biglietti di ingresso non c’è più. Giovanni, con un’imprecazione molto poco britannica, si lancia tra i vicoli alla ricerca del truffatore, io dietro di lui, sembra una scena da film, tra mille stradine deserte che si aprono l’una nell’altra, tra ombre furtive e sagome impalpabili che non appartengono a nessuno. Poi ci imbattiamo in un arabo alto, con un sorriso di scherno sul viso, era su al parcheggio tra le tante guide. Giovanni concitato gli dice qualcosa circa il “furto” ma quello fa spallucce, Giovanni esasperato “Adesso vado a chiamare la polizia”, e quello asciutto asciutto “Puoi anche chiamare la guardia del re”…. Scoppiamo a ridere, non c’è una pompa di benzina per chilometri e chilometri, figurati la polizia.

Sono imbattibili, avessimo accettato la compagnia della guida non ci sarebbe toccato il biglietto. Ce la siamo cercata. Ma da quel giorno in poi avrei sempre letto e riletto la mia preziosa Guide du Routard prima di entrare in qualsivoglia luogo.

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#Quellavoltache… Il Marocco e l’importanza di una buona guida
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9 pensieri su “#Quellavoltache… Il Marocco e l’importanza di una buona guida

  • gennaio 16, 2015 alle 11:11
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    Anche noi pensavamo di andare in Marocco, a Marrakesh, ma purtroppo da Venezia i voli costano troppo. Che peccato.

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  • gennaio 16, 2015 alle 11:43
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    Ecco il vantaggio di vivere a Potenza… è che comunque sei lontano da tutto, autobus per Salerno, treno per Roma, volo per Casablanca, taxi (a sorpresa, avevamo previsto il treno) per Marrakech! 🙂 Ma continuate a cercare per voli a prezzi accettabili, e Marrakech è davvero un salto in un altro mondo pur così vicino al nostro.

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  • gennaio 17, 2015 alle 21:43
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    Parto domani e non nascondo una certa ansia. In questo periodo sento di avere bisogno di calma, pace e di ritrovare un po’ me stessa.
    Ho paura che il Marocco in questo momento non faccia molto al caso mio. Incrocio le dita, spero di non restarne delusa.

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    • gennaio 17, 2015 alle 22:14
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      No Elisa, parti tranquilla noi siamo specializzati nel ficcarci nei guai. Ma abbiamo un ricordo assolutamente meraviglioso del Marocco. Sai già dove andrai di preciso? Ti seguiremo! E poi certe volte credi di trovare te stessa nella solitudine, e… scopri che invece è il momento giusto per “dimenticare se stessi”, e ritrovarsi poi dopo con maggiore serenità. Quale che sia il tuo caso, fai buon viaggio e prendi il meglio di quel che viene. 🙂

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      • gennaio 18, 2015 alle 7:16
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        Grazie! Probabilmente hai ragione e vedrai mi basterà perdermi nella medina coperta di Marrakesch per ritrovarmi 😀

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  • gennaio 18, 2015 alle 9:48
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    Non so perché, ma il Marocco non mi ha mai ispirata ad andarci, nè il nordafrica in generale.
    Però, dopo aver letto questo articolo, forse perché scritto con la vostra solita ironia, mi è venuta voglia di farci un salto da Torino 🙂

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  • gennaio 19, 2015 alle 17:59
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    Meraviglioso! Io ci sono stata un po’ di tempo fa…ma gironzolavo in bus e treno allora. Come mi piacerebbe tornare in Marocco, mi è rimasto nel cuore!!
    Una bella avventura!

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    • gennaio 20, 2015 alle 8:35
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      Ci vorrebbero due vite, una per scoprire posti meravigliosi, l’altra per tornarci 🙂

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