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Hogw… ehm I beg your pardon…. Christ Church College!

Dovendo al solito conciliare tra uscite col peloso, non ammesso in ristoranti, pub ed affini, con uscite senza peloso per evitare di visitare tutti i musei a turno, ci siamo limitati a visitare un unico college. La scelta è caduta sul Christ Church College (mentre Ben Levay* consigliava caldamente il Magdalen).

Ne ho adorato l’atmosfera che si respira (nonostante l’altissimo numero di visitatori), all’ingresso un video (vabbé sarà pure propaganda, ma me lo son gustato) in cui ti mostrano qualche pezzetto della vita degli studenti, lo sport, le colazioni e le cene, le lezioni e le mitiche passeggiate coi tutor, la messa ed il coro. Appena sei sulla bella scalinata di ingresso ti viene in mente Harry Potter, qui è stato filmato il benvenuto ai nuovi studenti della Hogwarts School.

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Poi entri nel refettorio e ti emozioni: le lunghe tavole apparecchiate per la colazione/cena con lumini in ottone, il suo hammerbeam ceiling (un soffitto con travi a sbalzo), gli alti finestroni e di sotto le pareti in legno con i ritratti dei vari don. Forse non si muovono in maniera evidente ma il loro sguardo ora severo ora sornione ti segue per tutta la durata della visita.

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Poi ci sono i bulldozer con i loro cappelli a bombetta oggi più guardiani di turisti che non di studenti.

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Nei chiostri si aprono infinite porticine che portano ai dormitori salendo rampe a chiocciola di strette e misteriose scale su cui proprio vorresti sgattaiolar su. Insomma Harry Potter non poteva che nascere qui in Gran Bretagna, perché il suo immaginario lo si ritrova nel quotidiano della vita dei college. Diciamocelo Rowling ha dovuto creare ben poco, la materia prima era tutta qui. Scherzo.

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 Cosa vi occorre per diventare un oxfordiano doc

Mi viene quasi voglia di ritornare studentessa. Per iscriversi ad uno dei College non occorre il portafogli pieno di papà, perché l’Università dichiara che “Mai il college impedirà l’ingresso a studenti meritevoli”. Una serie di borse di studio sono pronte per i meno abbienti, ed una volta riconosciuto il merito di uno studente sarà l’Università stessa ad impegnarsi a reperire i fondi necessari se questi non ha i mezzi per farlo. Occorre però, quando si presenta il Curriculum, avere il massimo dei voti, scrivere un pezzo in cui emergano le proprie capacità logiche e critiche, ed infine occorre spiegare le proprie ragioni (leggete pure motivazioni profonde) per voler frequentare un certo corso. Le linee guida raccomandano la massima sincerità e di evitare ogni vaghezza, o formule trite e ritrite.

 Domande eccentriche

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Per i selezionati le prove di ammissione includono un dialogo con il futuro tutor, che dovrà sincerarsi dell’originalità del pensiero dell’applicante con domande imprevedibili, quelle cui non ci si può preparare leggendo libri e facendo ricerche. E lo stesso tutor vi frugherà nell’anima alla ricerca della vera motivazione, solo i più originali, peculiari, prossimi alla follia sono prescelti.

Tra le domande fatte dai tutor “questa secondo lei è una domanda” risposta corretta “se questa è una risposta, sì”. Sempre Ben Le Vay ci svela altre domande “i vermi pensano?” “i nomi di tutte le renne di Babbo Natale” “Perché lei legge il Cosmopolitan?”, ma la migliore è “se lei dovesse scrivere un libro sui cucchiaini del xviii secolo come lo renderebbe interessante e rilevante per i lettori di oggi?”.

 Eccentrici Tutor

I tutor sono bestie strane “alcuni dormono a terra, oppure sfamano con pulcini vivi gli uccelli da preda appollaiati sul loro avambraccio. Può essere sconcertante ma non sono lì per essere piacevoli. È un test di carattere, una ricerca per intraprendenza ed eccellenza”. Il tutor è la figura chiave dell’educazione ad Oxford, è tipicamente una delle figure più eccelse del pianeta nella sua disciplina ed il rapporto con lo studente è almeno settimanale, con incontri one-to-one: “e così che la mente dello studente è stimolata e temperata. La tesina della settimana è letta a voce alta ed analizzata, la seguente discussa”. La pressione è da subito altissima, gli studenti spesso crollano, ed il numero dei suicidi è alto come quello dei ricoveri per problemi mentali (o forse, insinua Le Vay, può trattarsi di un corollario della ricerca di originalità e genio?)

 Genio e sregolatezza

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Forse a compensare tali pressioni, una grande libertà è accordata agli studenti. Rispetto all’educazione normale che cerca di appiattire verso standard di disciplina, comportamento e pensiero, Oxford si vanta di perseguire l’originalità, ragion per cui le condotte strambe, le fisse segno di genio, verrebbero inaspettatamente non solo tollerate ma quasi coltivate. Oscar Wilde poteva portare tranquillamente a passeggio un’aragosta viva al guinzaglio, fu prontamente accontentato lo studente che si rifiutava di scrivere il suo test d’esame se non avesse avuto al fianco un barilotto di birra (solo dopo avere controllato che nessun divieto sussistesse nel regolamento dell’epoca). Insomma ricordate la scuola purista e punitiva del Prof. Keating in L’Attimo Fuggente? È agli antipodi del sistema Oxford.

Intrigante, no?

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* Gran parte del materiale di questo post è tratto (e malamente tradotto dalla sottoscritta) dal divertente Eccentric Oxford di Ben Le Vay che poi, tra parentesi, è il fratello del nostro ospite Julian: le meraviglie dello Scambio Casa, che me ne ha fatto trovare una copia sul tavolo della cucina, assieme a tutta una serie di libri, mappe e brochure.

10) Inghilterra 2014 – Oxford, vita da college tra bulldog, Harry Potter e molto eccentrici tutor

Quattro chiacchiere ed una tazza di... te!

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