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Monetizzare un Travel Blog

Maggio è stato il mese per una sorta di presa di coscienza: ma quanto tempo si dedica ad un blog? Tanto quanto non mi sarei aspettata. Intendiamoci non è una lamentela, ci mancherebbe, il blog è un hobby, tutto quel che faccio lo faccio solo e soltanto perché mi piace: nessuno mi mette una pistola alla tempia per scrivere o non scrivere un articolo, per postare qualcosa sui social, e via dicendo. Mi ero anche ripromessa che per il primo anno avrei solo scritto quanto e quando mi andava, e tirato le somme 12 mesi dopo. Robbi – mi ero raccomandata – non avere nessun tipo di aspettativa, pretesa, non fare riflessioni… ad interim: fai e basta per 12 mesi, poi vediamo che obbrobrio hai partorito.

Invece a poco più di 6 mesi dall’apertura del blog, mi imbatto in una serie di articoli di Federica Piersimoni su Come diventare una Travel Blogger e Come monetizzare un travel blog. In realtà, non è il mio campo. Sono una slow-traveller, viaggio poco e lento, non ci sono destinazioni esotiche che tirano molto nel nostro blog, e soprattutto sono negata a dare indicazioni utili ai viaggiatori. Ecco i Turisti per Sbaglio, se posso azzardare una prima definizione di noi stessi, si occupa di raccontare (se poi gliene possa fregare o meno a qualcuno è tutta un’altra questione) e condividere storie di viaggio, avventure disavventure, umori e malumori, pensieri sciocchi folli, qualche volta magari pure intelligenti spero, che ti si affacciano in testa in quella dimensione ideale di libertà e scoperta che è il viaggio. E certamente con questo modo di fare non avremo mai i numeri (ma non abbiamo manco i modi) di cui con brutale onestà e chiarezza parla Federica.

Viaggiare sponsorizzati

Vi ho già svelato però, in uno dei miei rari momenti di sincerità, che viaggiare di più è una delle nostre ambizioni. Scartata la via della Piersimoni, mi imbatto in un post e poi nel link ad una pubblicazione (a pagamento) di Silvia Ceriegi di Trippando “Sei un blogger? Viaggia sponsorizzato”. Certo i suoi testimonial sono Travel Blogger con T e B maiuscole, io a questo punto lo so che non lo sono e non lo sarò mai, però mi chiedo se qualche consiglio, utile anche per noi, non ci possa essere là dentro. Acquisto la pubblicazione: 30 pagine pratiche e pragmatiche e queste in qualche modo potrebbero proprio funzionare per noi e per il nostro modo di viaggiare.

Trippando

Silvia mette in guardia, chiaramente si tratta di lavoro. Sebbene sei tu a creare e gestire il tuo viaggio, per il resto dovrai rispettare gli accordi presi. E certo mica si può avere qualcosa per niente. La adoro quando dice “un viaggio è un’enorme ricarica di energie, ma soltanto energie mentali, perché dai viaggi si torna quasi sempre più stanchi che mai. Un viaggio è ricerca. Un viaggio è scoperta. Un viaggio è pensiero. Ogni viaggio ha in sé un progetto, tramite cui si va alla ricerca di qualcosa, per poi farne la scoperta ed essere quindi appagati. È proprio il progetto che differenzia il viaggio dalla vacanza.”

Non mi preoccupano i ritmi da lavoro che il viaggio assumerebbe, come dice Giovanni, “quando noi si torna dalle vacanze comincia il vero riposo…”. Ma la libertà. Certo, Silvia è chiara, è lei che sceglie cosa vedere, non si tratta di un Blog Tour dove devi adeguarti al programma. Purtuttavia ci sono due aspetti da chiarire:

  • La mediazione, una cosa è scegliersi anonimamente musei, hotel, attrazioni turistiche varie e visitarli da privato, con tutti gli accidenti che ne possono seguire. Un’altra è farlo da ospite, dove necessariamente tutto funzionerà al meglio
  • la questione etica: supponiamo che nonostante la mediazione e l’accoglienza straordinaria, una cosa, un museo, un rione, o anche un’intera città non mi piaccia, potrei mai esprimermi in tutta sincerità come ho fatto, ad esempio, con la povera Calais?

I Blog Tour ed i Viaggi Veri

Mentre mi dibattevo sulla questione sono inciampata nell’istrionica Claudia della Bacheca di Mafalda, che senza troppi (anzi nessuno) mezzi termini si esprime sulla questione: i viaggi veri sono quelli indipendenti, tutto il resto è comunque mediato e dunque non autentico, e vaglielo a contestare! Il suo bersaglio principale sono i blog tour, ma in qualche modo alcune considerazioni si possono traslare pari pari al viaggio sponsorizzato. Leggete comunque anche i commenti all’articolo, alcuni di questi sono molto interessanti. Anche lo scrivere post in cambio di ospitalità è uno svendere il proprio lavoro e qui ci si mette anche Liz di Travelling with Liz in un bel post sull’argomento. Sintetizzo all’estremo il suo pensiero per cui il blogger sponsorizzato si trova inesorabilmente in una (o tutte) queste posizioni: 1) Io ti ospito e tu scrivi bene di me, 2) Io ti ospito e tu puoi scrivere quello che vuoi… ma lo farai veramente? Certo che no! 3) in ogni caso rinunci al piacere di scegliere cosa e come vedere, e dunque di quello che fa di un viaggio un vero viaggio.

Ok sto facendo un calderone di pro e contro i blog tour, viaggi sponsorizzati ed affini. Non me ne vogliate troppo, nel mio modo di vedere le cose la questione morale di fondo è la stessa.

Io spezzo una lancia a favore dei BlogTour cui non ho mai partecipato, né ne intravvedo all’orizzonte. Ma, in tutta onestà, mi proponessero domani un blog tour per che so io … di 10 giorni in Giappone, cosa farei? Prima di dire di no, guarderei bene il programma. No, non lo chiamerei “un Viaggio”, ma in tutta franchezza non so se mi tirerei indietro se il programma mi incuriosisse. Poi c’è il fattore età, a 20 anni se qualcuno mi avesse detto che in cambio di un post mi avrebbe scarrozzato di qua e di là anche solo in Italia/Europa avrei accettato senza esitazione alcuna. Oggi, a differenza che a 20 anni, il mio vincolo è il tempo. Ho il mio lavoro ed il tempo fuori dal lavoro ha un costo che non è pareggiato dalla gratuità del Blog Tour. Quando poi sono in ferie voglio essere libera di godermela come dico io, e non venderei il prezzo di quella libertà per 3-5 giorni in Europa (I.E. per 15 giorni in Giappone, forse si!). Sul viaggio sponsorizzato, quello in cui tu fai l’organizzatrice ed accedi ad una serie di servizi ad un prezzo “privilegiato” questo, confesso potrebbe farmi gola se aiutasse ad “allungare” il numero di giorni totale in viaggio. Ma non abbiamo ancora preso decisioni definitive, per tutto il 2015 ogni nostro viaggio all’orizzonte è totalmente indipendente!

E se la questione vera, fosse più che altro la Trasparenza?

Su una cosa invece sono fermamente convinta: la trasparenza. Se domani decidessimo di farci sponsorizzare una qualsiasi parte di viaggio questo sarà regolarmente fatto presente ai lettori. Dunque se non pago un albergo, chi legge sa che sono ospite, per cui se vede la foto di una piscina fantastica in mezzo al verde (magari!!!) prenderà atto che esiste questo paradiso in terra ma poi andrà su Booking o su Trip Advisor per altre recensioni “non mediate”. Inoltre differenzierei i post scritti “sponsorizzati” da quelli fatti come viaggiatore indipendente. In fondo questo per me è quel che conta davvero: informare il lettore.

Quale sarebbe il valore di un tale post? Quello informativo, di far conoscere, di far girare immagini ed in alcuni casi emozioni. Diamine, esistono i blog tour, ma anche i press tour. Come scopro con Leslie Patrick autrice di “The Coffee Date Guide to Travel Writing” la maggior parte delle riviste non pagano i viaggi ai giornalisti, dunque, salvo per i maggiori magazines, sponsorizzazioni e press tour sono alla base dei begli articoli che leggiamo e continuiamo a leggere su giornali e riviste. Solo pochissimi, lei cita il NY Times e National Geographic, non accettano articoli da giornalisti e freelance che hanno partecipato a press tour o comunque sono stati sponsorizzati. In tutti gli altri casi i tempi sono magri anche per i professionisti.

Anche qui poi, prendete riviste come Belleuropa, Bellitalia etc, adoro come sono scritte, ma tutta la pubblicità viene da enti del turismo. Vuoi che possano scrivere mai male di una destinazione? Ed in fondo io le leggo per avere una visione critica dei luoghi o piuttosto per scoprire nuovi posti e perdermi tra foto meravigliose?

E siamo sicuri che le grandi guide come la Lonely Planet, Rough Guides, Touring Club e Guide Mondadori siano indipendenti? La Guide du Routard ne fa una questione etica ma non vedo disclaimer simili sulle altre. Qui la questione rischia di diventare più grande di me. Certo gradirei una maggiore trasparenza.

Altri Blogger su Trasparenza e Questione Etica ed un sano Codice di Condotta

Ci sono blogger come Franca e Dale di Anglo-Italian Follow Us, che mescolano esperienze sponsorizzate (e questo traspare chiaramente in alcuni articoli) a quelle indipendenti. Nel blog c’è un disclaimer ben preciso: “We only recommend services we use ourselves and would NEVER promote anything we didn’t love”. In questo caso ci si riferisce ad affiliazioni che sponsorizzano il blog, ma si tratta di servizi di cui Franca e Dale si servono da quando la loro avventura nel mondo è cominciata…

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Laurence e Jessica di Finding the Universe adottano un codice di condotta articolato che vi riporto di sotto per intero, in questo caso si assicura non solo la trasparenza, ma anche la quantità: più del 50% dei contenuti del blog deve venire da Viaggi Indipendenti, questo per lasciare al blog quella sua anima di fondo scanzonata, ed autentica. Come per Franca e Dale ogni affiliazione di Finding the Universe è per servizi/prodotti realmente utilizzati. Importantissimo il punto 6, di nuovo la trasparenza sulla forma di sponsorizzazione che intercorre tra blog e sponsor.

  1. Mai raccomandare un prodotto o servizio in cui non crediamo.
  2. Partecipiamo solo a viaggi, blogtour/sponsorizzati, per destinazioni cui siamo genuinamente interessati. Se ci offrono un viaggio che non avremmo fatto normalmente, rifiutiamo l’offerta.
  3. Lavoriamo solo con marchi che sono rilevanti per il nostro blog ed i suoi lettori
  4. Non permettiamo mai che i contenuti vengano in qualche modo controllati o addirittura dettati – siamo i soli responsabili di tutto quel che leggete nei nostri post, condividiamo solo la nostra onesta opinione. La nostra lealtà è tutta per i lettori, no ad un brand o ad una destinazione con cui lavoriamo. Detto questo, il nostro blog si occupa di condividere esperienze di viaggio positive, non ci è mai accaduto di incappare in qualche brutta avventura, ma dovesse succedere lo condivideremmo con voi!
  5. Ci assicuriamo che almeno il 50% dei contenuti del nostro blog sia assolutamente indipendente.
  6. Siamo sempre trasparenti su quali post partecipano ad una campagna marketing, e sveliamo sempre cosa abbiamo ricevuto dallo sponsor in termini di alloggio, vitto, voli, compenso finanziario, etc
  7. Aderiamo al codice etico della Professional Travel Blogger AssociationPTBA code of ethics

A Voi la Parola

E voi cosa ne pensate?

  • Avete mai partecipato ad un blog-tour o comunque avete avuto una parte di viaggio sponsorizzata da un ente o struttura privata?
  • Come vi regolate: ne informate i lettori?
  • Credete che si potrebbe scrivere un piccolo manifesto etico del Travel Blogger e fare della trasparenza una regola imprescindibile?

Se vi siete già espressi sulla questione o avete letto articoli in merito non esitate ad indicare dei link nei vostri commenti.

Blog Reading Maggio 2015 – Blogtour, viaggi sponsorizzati, blog indipendenti: siete trasparenti con i vostri lettori?

49 pensieri su “Blog Reading Maggio 2015 – Blogtour, viaggi sponsorizzati, blog indipendenti: siete trasparenti con i vostri lettori?

  • giugno 11, 2015 alle 7:14
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    Ciao, questa dei blog tour resterà per sempre una bella discussione, nel senso che non se ne uscirà mai. Io di mio ho accettato di partecipare ad un blog tour perchè mi avevano proprosto il bungee jumping e sono felicissima di averlo fatto, ma per il resto viaggiare con qualcuno che mi dice dove andare e cosa fare non è per me. Giustamente tu ne fai anche una questione di età e ti do assolutamente ragione: io ormai sono grande, ho il mio lavoro e la mia stabilità per cui non mi interessa cosi tanto viaggiare sponsorizzata, ma preferisco quando prendo ferie decidere cosa farne e sentirmi libera. In più non mi piace l’idea di essere considerata per i miei numeri. Sono una persona, non un cosice analytics 😉

    Ciao!

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    • giugno 11, 2015 alle 7:52
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      Buongiorno Martina, grazie di questo tuo intervento che… mi ha portato subito a sbirciare tra le pagine del tuo superblog – http://www.pimpmytrip.it/. Riporto il tuo disclaimer per i tuoi post come quelli dei tuoi collaboratori: “PimpMyTrip.it, nell’ottica di dare ai propri lettori contenuti migliori, ha deciso di non accettare post sponsorizzati o articoli scritti da promoters con l’intenzione di promuovere i propri clienti. Ogni recensione e opinione che i lettori trovano qui e’ sempre e solo frutto della mia esperienza personale. Questo e’ un blog LIBERO!”.

      Non pretendo di dire l’ultima sui blog tour e nemmeno sui viaggi sponsorizzati, come dici tu dipende anche dalla posizione di ciascuno: giovane e senza un soldo in tasca? Grande ma col blog ci vivo (o quasi)? Ho tanto tempo a disposizione? Insomma ognuno conosce i casi suoi. Ma sulla trasparenza, beh su quella sono un po’ meno transigente un post in qualche modo sponsorizzato deve informarne i lettori. 🙂

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    • giugno 11, 2015 alle 8:35
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      Ecco avrei potuto limitarmi a queste 7 parole invece che scrivere l’intero sbrodolone… a saperlo prima! Grazie Eli 🙂 Ma non accetteresti mai una forma di sponsorizzazione se ti facesse arrivare ad un contatto di lavoro, o a prolungare il tuo soggiorno in un luogo che ti sta a cuore?

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      • giugno 11, 2015 alle 11:50
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        Eli, voglio essere ancora più cattiva con te. Immaginiamo ti offrissero di partecipare ad un blog tour specialistico su alcune scuole di Yoga in Giappone, Korea e Cina, diresti di no a priori? O chiederesti il programma per capire di cosa si tratta, cosa ci si aspetta da te. E considerandolo in qualche modo attinente ai tuoi futuri progetti di vita e lavoro, potresti dargli una chance?

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      • giugno 13, 2015 alle 10:03
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        Ma che bella discussione è venuta fuori da questo tuo articolo!
        Sono d’accordo con Max quando dice che non riesce a scrivere a comando: neanch’io. E per questo non riesco a leggere i post su FB postati durante questi fantomatici blogtour. Quando vedo un hashtag legato a qualcosa, passo ad altro. E’ più forte di me.
        Come dice Mafalda: cosa vedi in 7 giorni in Polinesia?? Dai! Il cliente che paga è l’unico che può dare la versione dei fati più veritiera.

        Io non sono una travel blogger che scrive i 10 ristoranti più cool di Manhattan, e lo sai. Sono più una love blogger 😉

        Se mi proponessero di provare un corso di yoga o di meditazione, e poi scriverne, certo mi informerei prima e poi deciderei. Ma quello lo vedo più come un articolo per una rivista, che ovviamente avrei sempre sognato di poter scrivere un giorno. Però certo leggerei il programma e mi informerei bene su quello che andrei a fare. Ma dovrebbe essere chiaro che poi la recensione deve essere veritiera o niente. E’ che proprio a raccontare palle non ce la faccio nella realtà, figurati quando scrivo. Però qui si parla di un corso e non di una vacanza.

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  • giugno 11, 2015 alle 8:40
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    Non ho mai partecipato a blog tour ma mi piacerebbe. Credo però sia molto importante riportare le proprie opinioni in modo genuino e trasparente, anche se si è sponsorizzati.
    Prima di tutto, non é la mia natura mentire: se una cosa non mi è piaciuta non riesco a non dirlo e far finta che sia tutto bello…di persona una capisce che sto mentendo dalla mia faccia e credo che dal modo di scrivere si capirebbe.
    Poi, parlare ene di cose non così perfette porta ad una mancanza di fiducia e credibilità, i lettori guadagnati con tanta fatica si renderanno conto di leggere un blog non così sincero e smetteranno di leggerlo.
    E per finire, credo che le critiche costruttive servano anche all’hotel/ufficio turistico/attrazione che ha sponsorizzato il blogger a migliorare il servizio.

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      • giugno 11, 2015 alle 21:25
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        Beh si quello è fondamentale. Altrimenti si perde la fiducia dei propri lettori…

        Rispondi
  • giugno 11, 2015 alle 9:42
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    Qualche tempo fa ho scritto un post molto simile che era più uno sfogo che un ragionamento (lo trovi qui http://www.profumodifollia.it/2015/05/quello-che-un-blogger-non-dice.html). La penso esattamente come te, ma mi sono sempre sentita poco capita da questo punto di vista, come se tenere un blog senza avere obiettivi lavorativi fosse sbagliato. Il tuo ragionamento non fa una piega e anche gli esempi che hai riportato. Poco tempo fa sono stata contattata per partecipare al mio primo blog tour e l’idea mi stuzzica parecchio. Lì per lì ho accettato, ma manca ancora qualche mese e continuo a pensare se dovrei rifiutare o no: parlo di scrivere in modo indipendente, me la prendo con chi parla bene di quello che vede in cambio del viaggio gratis e poi partecipo ad un blog tour? Che figura ci faccio? La risposta me l’hai data tu adesso: scegliere solo viaggi che farei anche da sola e trasparenza massima coi lettori, dall’inizio alla fine. Questa è la chiave.

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    • giugno 11, 2015 alle 11:59
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      Ti dirò a me piace che là fuori ci sia una tale diversità di blog. Federchicca per me è una superprofessionista, che è riuscita a fare della sua passione un lavoro. Da ogni post traspare chiaramente che si tratta di … non li chiamerei neppure viaggi sponsorizzati, fa parte proprio di modi consolidati dell’industria dei viaggi, fa parte del suo lavoro, come per me che ho una profumeria, reclamizzare i miei prodotti. Non mi sento in nessun modo “in competizione” o messa in ombra da blog come il suo. Non so se potrei definirmi una blogger ma a parte una certa passione per i viaggi non ci sono molte cose che accomunano un blog scombinato come il nostro ad uno professionale come il suo.
      Adoro chiaramente leggere anche blog indipendenti. Ma sono due prodotti differenti. Per me, e mi sto chiarendo man mano grazie ai contributi di voi tutte, la questione resta quella della trasparenza. Su questa si non riuscirei a transigere. Dunque se c’è un blogtour che ha un programma affine ai tuoi gusti, e non hai altri vincoli, ci andrei. Poi magari oltre ai post sponsorizzati (e apertamente segnalati come tali), potrai dirci qualcosa di più in merito a tale esperienza, guardata dal di dentro…. Tienici informati se decidi di partecipare 🙂

      Rispondi
      • giugno 14, 2015 alle 9:13
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        Lo farò, sempre se mi vorranno ancora XD permettimi di chiederti una cosa: perchè non ti consideri una blogger? Questo è un blog e sei tu che scrivi, indipendentemente dai tuoi obiettivi. Siamo davvero sicuri che un blogger sia solo un profilo professionale adesso, e non una persona che scrive un blog?

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        • giugno 15, 2015 alle 23:20
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          Hai ragione, sembro uno di quegli uomini che tentano vanamente di non farsi ingabbiare da una relazione… parlando di un’amicizia, un episodio, un qualcosa di non ben definito ma assolutamente “No, non è una relazione”…. Facciamo così, se dura più di un anno conviverò col titolo di “blogger” magari “blogger per sbaglio”, ma in ogni caso una blogger 😉

          Rispondi
  • giugno 11, 2015 alle 11:02
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    Bell’articolo Roberta. Direi no d’istinto ma una valida proposta potrebbe farmi cedere… 🙂

    Rispondi
    • giugno 11, 2015 alle 12:02
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      Si, credo anch’io che, salvaguardata la questione trasparenza, tutto dipenda molto dal tipo di proposta, e probabilmente dalle proprie ambizioni. Se volessi vivere da travel blogger professionale probabilmente dovrei aprirmi anche a tali esperienze. Ma è un mondo che mi si sta appena svelando e apprendo molto dai vostri contributi. 🙂

      Rispondi
  • giugno 11, 2015 alle 11:26
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    Questo è uno di quegl’argomenti che tirano fuori decine di spunti di riflessione ed interpretazioni diverse e potremmo stare giorni a parlarne.
    Io penso che tentare di avere un ritorno economico – seppur minimo – sia una scelta da non condannare, anche quando lo si scrive per hobby, e ciò che fa la differenza sia la coerenza di pensiero e la trasparenza nei confronti del lettore.
    Credo, inoltre, che sia inevitabile perdere un po’ di obiettività quando si scrive in merito ad un viaggio frutto di un’esperienza gratuita studiata ad hoc per dare il meglio, che ravviso anche nell’omettere determinate informazioni che farebbero perdere un po’ della magia del luogo (esempio stupido: il B&B è bellissimo, ma se ti dimentichi lo spazzolino, il negozio più vicino è a 50 km) e non solo nello “stressare” gli aspetti positivi.
    Il fattore età e la situazione personale, hai ragione, fanno la differenza: avendo iniziato a viaggiare sin da piccola, preferisco utilizzare il mio tempo per seguire il richiamo di un viaggio in un determinato periodo e gestirlo in piena libertà. (Come si fa a partecipare ad un blog tour tutti i weekend e poi proclamarsi viaggiatore indipendente che odia i tour organizzati? v. coerenza)
    Poi ci sono anche le eccezioni, ovvero quei viaggi sponsorizzati (e forse pure blogtour) che arrivano al lettore-blogger con un messaggio diverso, complice la sensibilità del blogger-scrittore, e la presenza dell’ente del turismo passa del tutto in secondo piano.
    Ho sottolineato la natura del lettore (blogger) perché sono convinta che il lettore digiuno di certi meccanismi legga con altri occhi, cosi come sono convinta del fatto che lo stile di scrittura – la tendenza di focalizzare l’attenzione solo su determinati aspetti ed escludere quasi del tutto l’approccio critico – attiri più facilmente determinate un’opportunità.
    Vabbè, mi fermo qui altrimenti lo sbrodolone lo faccio io!

    Rispondi
    • giugno 11, 2015 alle 22:32
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      Almeno in questa fase non riesco a condannare come te i blogtour in quanto tali, magari non mi interessano ma non riuscirei a pronunciarmi in maniera definitiva in proposito. E penso in particolarissimo ad un blog che unisce foto e poesia in maniera troppo sopra le righe per poterle rinfacciare di aver venduto l’anima al diavolo. Ma da stamani a stasera il mio orizzonte si chiude sempre più sulla necessità di essere trasparenti. Grazie per le tue osservazioni, molto puntuali su coerenza e su differenza tra lettore-blogger e lettore-lettore. 🙂

      Rispondi
  • giugno 11, 2015 alle 11:37
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    L’articolo l’ho dovuto leggere a più riprese, moltissimi spunti di riflessione. Sul blog tour non mi schiereie in modo deastico in nessuna delle due parti, credo ci possano essere pro e contro in egual misura e da ponderare bene in base a meta, itinerario e struttura.
    Molti dei blogger citati li conoscevo, altri no e li studierò perché sono stati evidenziate tematiche che sto studiando da un po’ di tempo e vorrei approfondire ancora di più.
    GRAZIE mille per questo post così ispirante e meditativo.
    Buona giornata!

    Rispondi
    • giugno 11, 2015 alle 22:34
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      Anche io devo fare ancora i compiti a casa per venirne a capo… magari faccio passare altri 6 mesi, così ad accumulare maggiore esperienza da blogger vetusta beh più vetusta di oggi. Grazie del tuo intervento e sono contenta se hai potuto trovare qualche spunto di riflessione interessante 🙂

      Rispondi
      • giugno 12, 2015 alle 15:37
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        Vari punti, grazie ancora. 😉 aspetto il prossimo articolo meditativo tra 6 mesi. buona giornata

        Rispondi
  • giugno 11, 2015 alle 13:27
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    Eccomi, un po’ in ritardo ma ci sono. Il post mi è piaciuto e ti ringrazio per aver menzionato il mio blog e soprattutto aver descritto il mio pensiero molto bene.
    Ad ogni modo, sostengo a spada tratta il No ai blog tour, però potrei essere d’accordo nel chiedere (ma deve partire dal blogger) collaborazioni con l’ente del turismo per agevolare il proprio viaggio, ma i patti devono essere chiari: sicuramente uscirà un post riguardo la destinazione, ma non esiste al mondo che mi venga imposto cosa scrivere e come scrivere e non accetto nemmeno calorosi inviti che mi inducano a realizzare un articolo con lo spirito del blog.
    I lettori per me vengono prima di tutto, la loro fiducia non può essere barattata con un viaggio gratis e simili, al massimo, ripeto, si può chiedere un aiuto a livello economico, ma il viaggio deve essere interamente voluto, organizzato e successivamente scritto per desiderio dal blogger… perchè ricordiamocelo, il travel blogger prima di essere blogger è viaggiatore…

    Rispondi
    • giugno 11, 2015 alle 22:42
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      Penso ad un’esperienza costruita dall’APT BAsilicata, 7 blogger (videomaker) sono stati invitati e spesati dalla nostra Agenzia del Territorio per realizzare una serie di 7 video di cui uno poi sarebbe stato ulteriormente premiato (in denaro). Questa campagna si chiama Digital Diary, ed è una delle più riuscite campagne pubblicitarie della Basilicata. Si parte da un blogtour e si produce un racconto emozionante. Ora, mi chiedo, può essere che la nostra morale si senta più offesa se il racconto è fatto di parole e non di immagini? Cioè che si perdoni più al fotografo (mettersi al servizio del territorio) che non ad uno “scrittore”? Che si sia propensi a credere che il fotografo stia sfruttando il tour per la sua arte, ed il secondo sia solo un venduto? Scusami sto scrivendo man mano che questi nuovi pensieri mi balenano in testa… Forse dovrei destinarli a Mafalda cui ho prima fatto vedere il lenzuolo rosso… sono una carogna. Lo ammetto. Ad ogni modo grazie Liz, un intervento prezioso il tuo.

      Rispondi
  • giugno 11, 2015 alle 14:26
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    Roberta, naturalmente il mio manuale è frutto del mio pensiero e della mia esperienza, per i resto, vado sulle tue obiezioni:

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    Ai blogtour in Italia “ti leccano il culo”, a volte alle soglie del vomitevole e del ridicolo. All’estero è tutto molto diverso: nei grandi alberghi il personale non sa chi sei.
    Noi siamo rimasti rinchiusi nell’ascensore dell’hotel di Copenaghen, con il bimbo che aveva 9 mesi. La receptionist, chiamata dalla ditta degli ascensori, cui era arrivata direttamente la mia segnalazione, ci ha chiesto il numero di camera. Quando si è accorta che avevamo la “press rate”, farneticando in preda al panico (lei fuori, non noi dentro…), ha sputato un “accidenti, proprio voi!”. Una volta riusciti ad uscire, prima che la ditta arrivasse, avevamo ad accoglierci anche la titolare, mortificata, che ci ha voluto omaggiare di una notte, aperta a trattative. Un guasto all’ascensore può capitare ovunque e a chiunque, ergo non mi sono nemmeno sognata di “trattare” per avere, magari, un’altra notte o tutto il soggiorno gratis. E nell’articolo che ho scritto sull’hotel ho raccontato serenamente della nostra disavventura, perché credo sia una cosa del tutto normale ed abbiamo avuto una buonissima assistenza da parte sia del eprsonale (un po’ impanicato), che della ditta di ascensori.
    Per farti un altro esempio, a Sarajevo, hotel boutique di pochissime camere, nessuno si è presentato per dirci qualcosa o mostrarci qualcosa da fotografare o su cui avrei potuto scrivere.
    Nei casi più normali, ci stanno due chiacchiere coi responsabili marketing, il giro dell’hotel se è molto grande, ma nessuno mi ha mai chiesto nulla ed io, che ho sempre scelto dove andare, non ho mai pompato posti che mi hanno offerto qualche notte.

    <>

    Scegliendo attentamente (sì, sono una cacacazzo, anche se sembro una frescona!) gli alberghi, non mi è assolutamente mai capitato di ricevere delusioni, nemmeno minime. Perché, come scrivo nel manuale, è più facile che ti ospiti un 4* che non un 2*, quindi a livello di qualità nessuna delusione. Lo stesso per i quartieri: scelgo io dove, come (e Vivian di Pretty Woman aggiungerebbe anche “e con chi”, ma io sono una donna sposata e felice!) e niente mi delude.

    Ho scritto un poema. Adesso mi metto a lavorare
    Emoticon wink

    Alla prossima e grazie a Roberta: ogni tanto serve riflettere anche sui temi più inflazionati e dibattuti: da un mese all’altro tutto evolve in rete!
    Silvia

    Rispondi
    • giugno 11, 2015 alle 22:47
      Permalink

      Silvia ci tenevo molto alla tua opinione perché in qualche modo con il tuo manuale mi hai passato informazioni preziose ed un metodo di lavoro. Vanno molto al punto gli esempi che fai. Posso solo chiederti (e poi non approfitterò più del tuo tempo, promesso) se dopo aver alloggiato in un hotel – sponsorizzata, intendo – sei poi “obbligata” a scriverne anche una pur breve recensione. O dipende esclusivamente da cosa deciderai di scrivere poi?

      Rispondi
  • giugno 11, 2015 alle 15:40
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    Grazie per averci incluso in questo articolo. Come hai detto la trasparenza e’ importantissima nei confronti dei lettori. Infatti noi se facciamo delle collaborazioni qualche volta, si tratta sempre di attivita’ che faremmo comunque e che ci piacciono altrimenti non potremmo raccomandarle ad altre (soprattutto senza averle provate). 🙂

    Rispondi
    • giugno 11, 2015 alle 22:52
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      Ciao Franca (e ciao Dale che immagino mi ha risposto su FB), ci tenevo alla vostra opinione perché mi piace molto come gestite il vostro blog, avete creato una community fantastica, e mi piace leggere le varie questioni etiche e non in cui vi imbattete per strada. Credo che sia una cosa che può sembrare piccolina ma per me importante, accettare la sponsorship solo di quei servizi/prodotti cui si è genuinamente interessati, quelli cui si ricorrerebbe a prescindere da una eventuale collaborazione. Grazie 🙂

      Rispondi
  • giugno 11, 2015 alle 15:50
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    Che bell’articolo. Brava. Hai studiato parecchio per scriverlo? Complimenti.
    Noi non abbiamo mai partecipato ad un blog tour e non ci sentiamo di dare dei giudizi, non è corretto.
    Ci era stato proposto in Ciociara ma fatalità eravamo impegnati, se pensi che siamo impegnati ( per viaggi o impegni vari) praticamente fino a fine luglio tutti i week end…capirai come sia difficile per noi poter partecipare.
    Se mai ci invitassero e potessimo andare, noi vorremmo provarci. Non l’abbiamo mai fatto e siamo aperti alle nuove esperienze, alle cose che non conosciamo. Personalmente non saprei, una volta a casa, come sia possibile dare giudizi “comandati” o dettati da “quel qualcuno”: per noi non è davvero ammissibile.
    Se dirlo sul nostro blog che è sponsorizzato o meno ? Certamente si. Dicendo sia pro e contro. La chiarezza prima di tutto.
    E comunque io vorrei lanciare una lancia a favore dei blog sponsorizzati, che tanti ne dicono a male e poi magari ci vanno o ci provano. Amiamo viaggiare tutti qui. E se ci venisse regalato un viaggio da un amico, per dire, noi non andremmo ? Noi si, e ringraziando anche. Per quanto ci riguarda mai sputare sul piatto dove si mangia (anche se bisogna sempre controllare che cosa si va a mangiare poi). Certo, bisogna essere coerenti e sinceri poi su quello che si racconta.
    Ciau e ancora brava 🙂

    Rispondi
    • giugno 11, 2015 alle 22:55
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      Mi fa piacere che ci troviamo d’accordo sulla trasparenza, di tutto il resto si può discutere. Forse non mi esprimo in maniera “drastica” sui blog-tour proprio perché non so di cosa si tratti, come si svolgano. Dunque se riuscirete a partecipare ad uno sarete i miei “inviati speciali” per un dietro le quinte. Recrutati!

      Rispondi
  • giugno 11, 2015 alle 18:14
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    Ciao, io sono una blogger “stagionata” e forse anche questo (l’età) fa la differenza. Ho voltuo provare a partecipare ad un blogtour, perchè ero curiosa e perchè in genere non mi va di valutare qualcosa che non conosco. Per fortuna, erano solo 3 giorni, perchè di più non li avrei retti. Intendiamoci: begli hotel, belle località e simpatiche colleghe (due) oltre ad una efficiente e anch’essa simpatica addetta dell’ente in questione. Però anche ritmi serrati, orari sfiancanti (almeno per me, vecchietta) e tempo di entrare nello spirito dei luoghi limitatissimo, se non assente. Non fa per me. Quindi nel mio blog, nella pagina “collaborazioni” ho scritto, un po’ provocatoriamente, che se vogliono proprio collaborare con me, enti ed associazioni devono lasciarmi libera di fare, vedere e scrivere quello che voglio. Non mi dispiacerebbe fare blogging in modo serio e professionale come all’estero e magari trarne anche qualche ritorno economico. Ma, visto come funzionano le cose qui da noi, dove per la maggior parte si leggono post in serie delle/i soliti 4/5 blogger invitati aggratis a destra e a manca, non è cosa per me. Non per moralismo, bada bene.Tanto poi i lettori alla fine sanno distinguere il grano dalla fuffa. Inoltre, come diceva Martina (mi sembra…) io sono prima di tutto una persona, non un codice analytics o un elenco di follower che magari manco si sa se…

    Rispondi
    • giugno 11, 2015 alle 23:09
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      Viaggi e profumi e non ti conosco?! Non può essere! Nella mia vita extrablog ho una profumeria e la passione per i profumi (Bois de Jasmin e Bergamotto e Benzoino e Grain de Musc i miei blog preferiti). Mi fionderò sul tuo appena di ritorno dalla ormai prossima partenza (visite di famiglia).
      OK veniamo ad oggi, ci tenevo al parere di voi che siete qui da molto prima di noi. Ignoro molto sulle differenze tra fare il Travel Blogger in Italia piuttosto che all’estero. Immagino che se fossi un ente che paga baderei alla massima resa del mio capitale umano e del mio investimento anche strafacendo. Credo che su questo si possa essere tutti d’accordo un blog-tour non è una passeggiata. Man mano che ci si “stagione” forse si possono dettare condizioni 🙂 Grazie del tuo intervento, e si ricordiamoci che prima di tutto siamo persone e di più adoriamo scoprire posti e persone nuove ed anche raccontarle 🙂

      Rispondi
  • giugno 11, 2015 alle 18:54
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    doverosa presmessa: sarò prolissa (anche troppo, chiedo perdono) pur non conoscendo quasi per niente il mondo dei blog tour.

    Dunque… penso che alla fine il blog sia un mezzo e ognuno lo usa come meglio crede, dipendentemente da quello che vuole trasmattere, comunicare e ottenere. Non credo che ci sia un unico modo giusto per farlo nè tantomeno che i travel blog (visto che di questi si sta parlando) in cui si parli di blog tour sponsorizzati siano delle specie di traditori della patria o chissà che. L’unica cosa davvero importante, per come la vedo io, è la trasparenza. Se un post, un viaggio, un’esperienza qualsiasi è sponsorizzata, è giusto dirlo e renderlo noto al lettore in modo chiaro e ben visibile.

    Per quanto riguarda la fiducia da dare ai post sponsorizzati sinceramente non mi pongo nemmeno troppo la questione. Se do fiducia a un autore, la do a prescindere del post sponsorizzato o meno. Perché se inizio a dubitare che un post essendo sponsorizzato non rispecchi il pensiero dell’autore, allora di quello scrittore non mi fiderò più nemmeno nei suoi post non pagati. Se il blogger ha segnalato chiaramente che quello che scrive è frutto del suo parere personale nonostante il post sia sponsorizzato o decido che è trasparente e mi fido o semplicemente smetto di leggerlo. Se metto in dubbio che l’altro mi racconti solo esperienze positive perché è pagato allora anche tutto il resto dei suoi post, per quanto mi riguarda, diventeranno poco affidabili.

    Credo anche molto nell’intelligenza e nello spirito critico del lettore che, una volta avvisato del post sponsorizzato, dovrebbe sapersi fare un’idea al riguardo e cioé, io lettore, so qual è il contesto, mi rendo conto che è un blog tour e non un viaggio organizzato individualmente e ragiono di conseguenza. Ovvero, so che magari il blogger era in una realtà non proprio comune nel viaggio organizzato personalmente e magari più “coccolato” (credo, perché io a un blog tour non ho mai partecipato!) ma mi fido che quello che venga raccontato sia veritiero, altrimenti salta il discorso di fiducia che dicevo prima.

    Parteciperei a un blog tour? Sì e no. Sì se la cosa mi interessa, se è un viaggio che farei anche individualmente ad averne i mezzi e soprattutto sì ma chiarendo prima di partire che mi sentirò libera di parlare bene o male, di esprimere la mia opinione (o di non esprimerla affatto) e soprattutto di dire che il viaggio è sponsorizzato. Venissero meno queste condizioni non parteciperei proprio. Sono vincoli così impossibili da avere in un blog tour? Perché non avendone mai fatti non ne ho proprio idea.

    Detto ciò e sperando che le condizioni di libertà d’espressione non siano inottenibili, credo che i blog tour non siano da demonizzare. Anzi. Con la dovuta trasparenza possono aggiungere valore, far conoscere nuovi luoghi e realtà. Qualcuno replicherà che si possono fare le stesse (o migliori) esperienze senza il filtro dell’agenzia organizzatrice. Da parte mia dico: credo che siano due cose completamente diverse ma che se di base c’è onestà e trasparenza da parte di chi propone e chi accetta la sponsorizzazione non ci vedo niente di male. Io sarei curiosa di provare uno di questi blog tour prima di condannarli o lodarli, ecco.

    Rispondi
    • giugno 11, 2015 alle 23:15
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      Eccovi qui! Ma non c’è divertimento con voi… siamo troppo d’accordo. Scherzo, avete portato un altro punto importante alla discussione il rapporto di fiducia con un autore che va al di là di una sponsorizzazione purchè questa sia trasparente. Sono anch’io per la superdiversità siamo belli perché uno con idee e modo di fare diversi dall’altro. In più la categoria dei “travel-blogger” davvero include tantissime sottocategorie che poi magari hanno davvero poco in comune l’una con l’altra. L’unica cosa di cui come voi non posso fare a meno, a maggior ragione, visto che il sottobosco è così vario e variegato, è proprio la trasparenza ed anche la genuinità come dicono sia Senza Zucchero che AngloItalian-Follow us…

      Rispondi
  • giugno 11, 2015 alle 22:10
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    Ciao e grazie per la menzione, visto che mi avete tirato in ballo, ridico quello che penso, aggiungendo anche qualche altra chicca qua e lá – l’avete voluto voi, he he he 🙂

    1) si dá x scontato che chi apre un blog lo fa x guadagnare o x diventare famoso, e invece non sempre é così; capitelo, tutti quanti;

    2) personalmente detesto i viaggi organizzati, figuriamoci partecipare ad un blog tour; quindi, invece di dare del “rosicone” a destra e a manca – come leggo spesso in giro – (parola orribile che mi fa accapponare la pelle) aprite gli occhi e rendetevi conto: gli invidiosi siete voi, che non vi fanno fare abbastanza blog tour, non io che non me ne frega niente;

    3) la pubblicitá non é che sia un male in sé – ci mancherebbe altro – é l’uso poco trasparente che se ne fa (avete mai visto il film “The Truman Show”? Ecco…) e il come condiziona pesantemente le nostre vite e scelte, molto spesso senza che ce ne rendiamo conto;

    4) sponsor & Co: imprenditori che lavorate nel turismo, sveglia!!! La miglior pubblicitá che puoi fare alla tua struttura é un cliente PAGANTE soddisfatto, non un blogger che scrive o uno stupido banner, ma si sa.. Quanta fatica ci vuole per essere veramente ospitali? Per farsi ricordare bene? Da chiunque, non dal blogger di turno che é lì apposta. É un dono che non tutti quelli che lavorano nel turismo hanno, salvo poi incazzarsi per le recensioni negative, ovvio;

    5) viaggio=libertá, passione, hobby, e invece blogtour=lavoro (ammesso che venga pagato). Io di lavoro faccio qualcos’altro, e voi? Cosa fate dal lunedi al venerdi sera, quando, lasciate le vesti dell’impiegato etc, e correte a partecipare al blogtour del momento, pur di non star fermi un secondo e presenziare a tutto?

    Mi spiace, ma preferisco mille volte viaggiare di meno e tirare la cinghia piuttosto che viaggiare sponsorizzato. Polinesia in 7 giorni? No grazie, che cavolo potrò mai godermi (sì parlo di godere, non solo di cosa vedere, fare, mangiare) della Polinesia in così poco tempo? Neanche il tempo di abituarsi al fuso orario, io in Nuova Caledonia ci ho messo una settimana solo per quello;

    6) recensioni: solo chi ha pagato ha il diritto di farle e sapete perché? Perché quello che interessa a me turista/viaggiatore/lettore é sapere se quel determinato prodotto o servizio VALE IL MIO DENARO. Se i vostri lettori sono gente normale che viaggia, vorranno sapere questo: il rapporto qualitá/prezzo, e voi che viaggiate sponsorizzati non glielo saprete dire, mai.

    E in ultimo..
    .. non siate ingordi… Viaggiate per quello che riuscite a permettervi, non invidiate gli altri, ogni esperienza fa testo a sé, non é sempre tutto bello patinato e luccicante come vogliono farvi credere dentro al Truman’s Show. Se proprio pensate di non riuscire a pagarvi un viaggio altrimenti, piuttosto fate couchsurfing, risparmiate il più possibile, che cavolo ne so, inventatevi qualcosa. Perché il viaggiare sponsorizzati, invece, implica che sarete serviti e riveriti, ed é questo che vi fa gola, ammettetelo. Vi frega un cazzo di dormire in ostello di dubbia categoria e recensire quello.

    Usate la vostra testa, scrivete quello che vi pare (se e quando ne avete voglia, però se lo fate, allora fate anche in modo di farvi trovare su google eh… Sennò la Mafalda quando cerca info come le trova??) e non ritoccate le foto che tutte uguali, virate con quei colori in Hdr, nun se po’ vede’… la realtá é molto più bella di tutto quel fintume, provare x credere (se solo riuscite a staccarvi un attimino da instagram).
    Ciaooo
    p.s. Bella la foto col cagnone in barca!! 🙂

    Rispondi
  • giugno 11, 2015 alle 23:39
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    Che sollievo trovarti qui! Con tutti gli altri mi pare di andare troppo d’accordo, ho bisogno della voce fuori dal coro, dell’irriducibile…. di quella che non mi farà dormire stanotte a pensare. Ehmmm no stanotte dormo, che sto già crollando. 1) siamo d’accordo ognuno apre il suo blog per le sue buonissime ragioni 2) idem non mi piacciono i viaggi organizzati (per la maggior parte dei posti, poi per luoghi in cui non mi sentirei sicura mi lascio sempre aperta la porta del cambiare idea) 3) della pubblicità si dice sia nata con ogni forma di scambio … Ancora d’accordo?!?
    4) è più interessante: per lo stesso principio, allora, non avrebbe senso fare pubblicità alla radio, TV e chi più ne ha più ne metta, basta il passaparola. I’m sorry this is the theory as a matter of fact it doesn’t work this way. Se una blogger ha 100mila visualizzazioni/die/week il suo passaparola è un megafono. Se ci sa fare è un megafono potente. Ho una mia profumeria e faccio pubblicità e non perché prendo a ciabattate i clienti e poi pretendo di rimediare con un po’ di advertising! 5) Viaggio = Libertà ok per te e per me che campiamo d’altro ma per chi ci campa (vuole campare) di questo? Quel che mi spinge a dire No ai blogtour è che se ho 20 giorni di ferie voglio trascorrerli a modo mio al ritmo mio con le disavventure mie e non con la noiosa precisione di un tour organizzato. 6) Come per i giornali, non leggo i blog solo per le recensioni. Non ti diverti mai a sfogliare gli articoli di un Belleuropa? io da quelli non mi aspetto la visione critica di una National Geographic, ma sono un’ispirazione, mi fanno scoprire posti nuovi (per gli alberghi ed itinerari precisi poi lo so che me la devo vedere io), e loro non sono scorrazzati di que e di là in presstour? perché il mio standard di tolleranza per un giornale non vale per un Blogger? Perché pretendo da lui maggiore indipendenza di un giornalista professionista? Non mi sento di “criticare” in massa tutti quelli che partecipano ad un blog tour. Posso esprimermi sul prodotto finale (articoli in serie o personalizzati, slinguazzamenti o originalità) e criticare, questo sì, la mancanza di trasparenza laddove non si capisce se si tratta o meno di un viaggio indipendente.
    Comunque per il presente puoi continuare a seguirci siamo 100% indipendenti, se cambiamo rotta ti avviserò per prima. E grazie grazie grazie di avere espresso in maniera tenace e feroce di fronte a noi tutti smollaccioni la tue PIENE CONVINZIONI. Adoro fare storie con gente così! Se poi domani rileggo e scopro che non si capisce niente di quello che ho scritto, capiscimi tu a me che sto crollando dal sonno. Buonanotte 🙂
    PS Cagnone ringrazia del complimento (eravamo in Bretagna)

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  • giugno 12, 2015 alle 15:09
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    Che bella discussione !
    Ma si riesce veramente a campare facendo il Travel Blogger ?!? Mah…
    Sono abbastanza d’accordo con Mafalda… (ma le foto le pitocco anche, se mi va 😛 ) .
    Il blog è un svago, un cazzeggio, un piacevole hobby. Se dovessi scrivere “a comando” non ce la farei, non ne sarei in grado… Come anche gli scrittori professionisti d’altronde: quando anche autori eccellenti ciccano il libro, uno dei motivi è l’obbligo di pubblicazione…
    Quei due/tre post all’anno o link a pagamento li metto pure io, così mi copro le spese del sito.
    Ma sono caduto dalle nuvole quando ho scoperto in un gruppo facebook che c’è addirittura un mercato di “like” a cui accedono vari blogger… mamma mia…
    Viaggio anche io in modo indipendente perchè non sopporto i tour, ma non sono ipocrita: se mi proponessero di viaggiare gratis in un blog tour, potendo mica mi tirerei indietro ! Piuttosto che stare a casa ! Ovviamente per posti a me graditi…
    E comunque vorrei sentirmi libero di recensire come voglio, senza condizionamenti…
    Ora posso farlo, in una situazione organizzata probabilmente lo farai una volta, due… la terza sarai tagliato fuori dal giro..

    Rispondi
    • giugno 12, 2015 alle 23:02
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      Sono d’accordo con te: possibilista si ma senza vendere e svendere i propri pensieri e libertà. Temo che come in ogni ambito personale e lavorativo si possa cadere nelle perversioni (l’acquisto/scambio dei like). Francamente ero più d’accordo con Mafalda quando si era al post che avevo linkato, e via via di meno poi. Ma non sono certa di aver compreso fino in fondo il suo pensiero.

      Ci sono Travel Blogger che vivono solo di quello. Pochi, ma ce ne sono. Ma è un lavoro. Alcuni usano i propri Travel Blog come vetrina per vendere i propri servizi, ma qui cedo la parola ad esperti tipo Gianluca Orlandi e Wandering Will. Anche Franca e Dale sono in giro da 3 anni come Travel Blogger. A me piace viaggiare ma non voglio mollare tutto… almeno a questo punto della mia vita, non riesco mai a essere troppo definitiva nelle mie cose, poi capita sempre qualcosa che ribalta ogni tua convinzione 🙂

      Rispondi
      • giugno 12, 2015 alle 23:49
        Permalink

        Senza contare che per mollare veramente tutto, non devi avere problemi, legami ecc…

        Rispondi
        • giugno 13, 2015 alle 9:00
          Permalink

          Quanto a questo ho una passione per tutti quelli che fanno cose che non farei… È un modo per allargare i confini della propria esistenza e vivere, in parte… più vite.

          Rispondi
  • giugno 12, 2015 alle 18:54
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    Forse non ci siamo capiti, io non sono né l’irriducibile né la dura e pura, non me ne frega niente di tutto questo mondo di soldi e marchette varie che gira attorno ai blog, ho voluto scrivere un articolo sulla questione semplicemente per chiarire una volta x tutte che un blogtour non é un viaggio, ma un evento di promozione pubblicitaria, e che quello che ti viene offerto gratis, in realtá non lo é, perché ricordatevi che se é un lavoro, allora vi pagheranno, ma se non lo é e pensate di essere privilegiati perché “viaggiate gratis”, sappiate che in realtá é perché il prodotto siete voi. Basta, finito lì. Io faccio la pubblicitaria da una vita, sì lo faccio proprio di mestiere, creo campagne pubblicitarie e grafica per altri, e mi pagano pure, non casco dal pero su questo argomento, per me é un motivo in più per reclamare la massima trasparenza. Quello che ho scritto riguardo al passaparola forse non mi sono spiegata bene, non mi riferivo al lavoro dei travel blogger, ma in generale a chiunqu vende/offre un prodotto/servizio: puoi farti tutta la pubblicitá che vuoi, ma alla fine é il cliente che decide se hai successo, perché se il tuo prodotto fa schifo dura poco, anche con la migliore campagna pubblicitaria. Se invece il cliente é soddisfatto, porterá altri clienti, é così che funziona. Client is the king, visto che vi piace parlare in inglese. Bye bye

    Rispondi
    • giugno 12, 2015 alle 22:49
      Permalink

      Stavolta non mi è chiara la logica del tuo intervento… e neppure il tono: scherzoso ironico incazzato sfastidito?

      1) Irriducibile era un complimento, mi piace chi difende le sue idee
      2) Il “voi” cui ti rivolgi sta per:
      a) noi 3 (Giovanni, Roberta, Frodo)
      b) quelli che partecipano ai blog tour o anelano parteciparci
      c) A+B
      d) Generico a chiunque abbia la coda di paglia da ritenersi incluso

      3) “Un blog tour non è un viaggio” e certo che no, infatti si chiama blogtour

      4) “Sentirsi un privilegiato”… intendi snob? Boh problemi suoi!

      5) “Puoi farti tutta la pubblicità che vuoi ma se il tuo prodotto fa schifo dura poco”. Se fa proprio schifo forse si, ma solo forse, inoltre ci sono tanti prodotti mediocri (e non voglio scomodare Packard) che vendono per decenni ed hanno decisamente più successo di prodotti oggettivamente migliori (e vale anche per le persone): la pubblicità fa la differenza, crea miti che vanno oltre le qualità oggettive di un prodotto (Vedi politica, ed una valanga di prodotti di massa, film e musica inclusi). Ma rientriamo nel tema.

      6) Se il cliente è il re perché non lasciar decidere al cliente/ente turistico se avvalersi di una normale agenzia pubblicitaria o rivolgersi ai blogger. Perché non lasciare al cliente/lettore decidere quali blog seguire. Però il cliente/lettore deve idealmente essere perfettamente informato per poter fare le sue scelte di qui la mia richiesta per la Trasparenza sia per i blogtour che per le sponsorizzazioni.

      7) Personalmente mi rivolgo ai Travel Blog non per le recensioni (per quelli uso molto Booking meno TripAdvisor), ma per le “Ispirazioni”: buone foto, una squisita sensibilità, una penna che sa il fatto suo possono fare la differenza, ed anche il fatto di essere stati scarrozzati angoli non coperti dalle guide.

      Poi si dovrebbe discutere faccia a faccia perché, me ne rendo conto, la mia risposta (quella di sopra) era tra l’ammirato e lo scherzoso, ma rileggendomi non so se si capisce. Quest’ultima risposta è un po’ perplessa perché non riesco a capire tono e fine ultimo dell’intervento. Limiti delle discussioni sul web.

      Amen

      Rispondi
      • giugno 19, 2015 alle 16:13
        Permalink

        Scusa, ma come tono mi sembrava più presa per il culo, questo fantomatico “irriducibile”.. non mi è piaciuto, e comunque sai qual è il punto? che questo argomento ha proprio stufato, almeno per quello che mi riguarda.
        Come ha stufato sentire domande del tipo” scusa ma a te se ti dessero tanti ma tanti soldi, non lo faresti?”.. beh io no, e non perchè sono una dura e pura o irriducibile, semplicemente perchè non mi interessa, è così difficile da capire?
        Il codice etico non penso che ci voglia tanto, basta scrivere con chiarezza sul proprio sito/blog perchè e come si scrive, e se si collabora con qualcuno o se si ha della pubblicità, come funziona, e via.. che ci vuole? bisogna solo volerlo fare. ciao
        PS: se volte fare un blogtour fatelo, mica c’era bisogno di scrivere tutta questa pappardella per sentirvi giustificati!!

        Rispondi
        • giugno 24, 2015 alle 10:04
          Permalink

          Hai ragione piena Mafalda, ecco continuo a chiamarti “Mafalda” e ad immaginarti più cartoon che Claudia e di qui forse il tono un po’ troppo confidenziale e ironico, di questo ti chiedo scusa. Irriducibile non era inteso in un’accezione negativa, ma come sinonimo di incoercibile, per il modo forte in cui esprimi le tue idee. Quanto a me posso difendere un’idea anche se non è la mia. Non abbiamo mai partecipato ad un blog tour, non ne vedo nel nostro orizzonte, ma non riesco a condannarli come fai tu. E ripeto a 20 anni mi sarei buttata a piene braccia nell’avventura, e dubito che non avrei imparato niente. Tutto qui.

          Rispondi
  • giugno 17, 2015 alle 11:26
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    Ciao,
    trovo molto stimolanti le discussioni intorno all’argomento “viaggi e marchette”, passatemi il termine, mi fa troppo ridere!
    Personalmente ho partecipato a un blog tour un anno fa e recentemente accompagnato un’amica impegnata in un’occasione simile, ma non come blogger, e pagandomi alloggio, escursioni e giri vari. Va da sé che non conosco le dinamiche di questo tipo di collaborazioni e francamente non me ne curo. La sola cosa che mi piacerebbe fosse più evidente è la chiarezza, ovvero scrivere sempre in ogni post se si tratta di un blog tour o roba simile, oppure di un viaggio pagato di tasca nostra. Anche a distanza di tempo, bisognerebbe avere la grazia di non far passare queste esperienze come viaggi indipendenti, la gente ricorda. Infine accettare solo quelle collaborazioni che davvero rispecchiano uno stile di viaggio per me fa la differenza.
    Sul mio blog mi piace recensire gli alberghi che frequentiamo e in generale raccontare gli aspetti del viaggio che ci hanno colpito di più. Non ho molti lettori o follower o come vi pare, ma quando ricevo quella mail di una mamma che mi chiede consigli e magari di farle un po’ di coraggio prima di un viaggio, beh, sono già a posto.

    Rispondi
    • giugno 24, 2015 alle 10:07
      Permalink

      Credo come te che la trasparenza sia alla base di tutto… poi per il resto si può discutere. Che bello il tuo blog. Ci rivedremo 🙂

      Rispondi
  • giugno 23, 2015 alle 13:28
    Permalink

    L’argomento è interessante anzi, direi, cruciale, anche se è molto difficile discuterne perché spesso si gira intorno al nocciolo e chi è toccato più da vicino non interviene e le opinioni più forti vengono da chi non fa blog tour.
    Io per scelta e per necessità non faccio blog tour normalmente, ma per destinazioni che mi interessano veramente e per un progetto chiaro e che sento adatto a me ci penserei, così come non escludo di ricorrere a sponsorizzazioni o agevolazioni per viaggi molto particolari (cosa che fanno anche molti scrittori di viaggio, fotografi e giornalisti senza che questo infici il loro giudizio).

    Per il resto vado per punti e parole chiave così evito di andare troppo fuori tema

    1) PROMOZIONE – Che il blog tour sia una forma di collaborazione per la promozione di una destinazione non è una cosa che si adatta al mio spirito di viaggiatore e al mio modo di vedere il viaggio. Da lettore ritengo però interessante quando un blogger bravo e con uno stile riconoscibile va in un posto e il suo racconto appare sincero e non ‘forzato’. Ci sono blogger bravissimi che leggo volentieri anche quando raccontano blog tour. Credo che i committenti e gli organizzatori dovrebbero avere la capacità di lasciare la giusta libertà – l’ideale sarebbe “vi invito qui e scrivete quello che volete” – ma è chiaro che quando c’è qualcuno che paga desidera che vengano mostrati alcuni posti e non altri e voglia il controllo (anche più di quanto sarebbe utile e necessario, questo succede anche nella pubblicità fra l’altro).
    Penso – a differenza di Claudia – anche che sia un ottimo modo di promuovere una destinazione quando viene fatto con saggezza. Purtroppo se ne abusa un po’ e spesso i blogger invitati non sono quelli giusti.
    2) CHIAREZZA – credo che la chiarezza sia necessaria, ma vedo che comunque moltissimi blogger siano abbastanza chiari nell’indicare quali post vengono da un blogtour. L’hashtag è in genere molto eloquente e molti blogger postano su instagram o sui social i doni o i biglietti aerei ricevuti.
    Non si vedono più – per fortuna – i post di qualche anno fa incentrati SUL blog tour e le belle persone che si erano conosciute. Post che chiaramente non potevano interessare il lettore e che erano diretti solo al ristretto circolo degli altri blogger.
    3) EQUILIBRIO – la lista di punti di Finding the universe è abbastanza condivisibile. Soprattutto il punto in cui suggerisce di mantenere un equilibrio fra post sponsorizzati o provenienti da blog tour e quelli indipendenti. Purtroppo c’è chi per necessità o per l’ossessione di postare moltissimo ne fa tanti, troppi: l’effetto è disturbante per il lettore. Non è una critica a questi blogger, alcuni miei amici, ma alcuni farebbero fatica a raggiungere il 20% di post su viaggi fatti in autonomia. Secondo me è un errore.
    4) LINK PLACEMENT – questa è la cosa che mi disturba un po’ di più. I link piazzati a pagamento nei post: sono spesso sostanzialmente innocui e l’occhio esperto li riconosce, ma sono la forma un po’ più subdola di pubblicità perché magari messi in un post che magari racconta un viaggio indipendente. E’ un modo veloce per incassare qualcosa e posso capire i perché di chi accetta. Personalmente sul mio blog non ne vedrete.

    p.s. Condivido molto il punto di vista di Liz

    Rispondi
    • giugno 24, 2015 alle 10:25
      Permalink

      Credo che ad aggiungere alla complessità della questione, sia il fatto che la categoria dei “BlogTour” comprenda una gran varietà di situazioni. Una cosa è un blogtour organizzato da un Tour Operator, un’altra quello di un ente di turismo, un’altra ancora quello organizzato da alberghi e consorzi di albergatori. Per ciascun attore individuale poi le regole del gioco possono essere totalmente diverse. é per questo che pur riconoscendo molte verità in quel che dice Mafalda, non riesco ad esprimere un unico giudizio. Dipende, banale quanto vuoi, ma davvero dipende…

      In un post che continuo a rimandare vorrei presentare l’esperienza, secondo me intelligentissima, di un Blog Tour organizzato dall’APT Basilicata (Digital Diary) in cui 7 blogger (video maker) sono stati selezionati per girare per 7 giorni e poi raccontare la Basilicata. Il prodotto che ne è venuto fuori mostra quanto le frontiere della promozione turistica siano aperte a nuove esperienze. Adoro i video prodotti, e non mi si venga a dire che la sensibilità degli autori non è venuta fuori, che 7 giorni non bastano per suscitare impressioni forti, o che i partecipanti pagano marchette al territorio. é più bello di un qualsiasi spot si potesse mai chiedere ad un’agenzia pubblicitaria, certamente non è un viaggio, ma un racconto, denso, dal ritmo narrativo coinvolgente ed emozionante. Adoro questi nuovi linguaggi. Non mi sento di barrargli le porte dietro un’etichetta.

      Sono così nuova al settore che non conoscevo i Link Placement… Mi paiono scorretti quanto i messaggi pubblicitari non dichiaratamente tali. Insomma sono con te che trasparenza ed equilibrio rendono giustizia ai lettori ed alla qualità dei blog. Buona giornata 🙂

      Rispondi

Quattro chiacchiere ed una tazza di... te!

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